Come funziona lo stimolo fiscale statunitense

di Mario Seminerio

Al termine del negoziato tra l’Amministrazione Bush e la Camera dei Rappresentanti, il pacchetto di stimolo fiscale a sostegno dell’economia statunitense è divenuto più inclusivo delle famiglie a reddito basso e medio-basso, ma non è stato mondato di alcune incongruenze di policy che finiranno col renderlo complessivamente meno efficace. Il pacchetto di compromesso ha ridotto a 3000 dollari la soglia di reddito tassabile (gli earnings) che farà scattare l’erogazione minima dei rebates fiscali, fissata in 300 dollari per i singles e 600 per le coppie, oltre a 300 dollari aggiuntivi per ogni figlio. Nella formulazione di Bush, ad esempio, una coppia sposata e con un figlio avrebbe iniziato a beneficiare del rimborso fiscale solo con un imponibile di 21.400 dollari. Come si può agevolmente constatare, si tratta di differenze non marginali.

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Mercato degli organi e diritti di proprietà

di Andrea Asoni

In questa nota si offre uno schema logico utile a comprendere le implicazioni economiche ed etiche del mercato degli organi. Dimostreremo come la distribuzione dei diritti di proprietà sugli organi (tema etico) e l’esistenza o meno di un mercato per tali organi ha fondamentali implicazioni sul benessere collettivo (tema economico). Inoltre discuteremo all’interno dello stesso schema anche la proposta di un sistema di donazione degli organi strutturato intorno al principio “si è dentro se non si decide di essere fuori” (opt-out), per evidenziarne i meccanismi economici ed etici che lo contraddistinguono. Una parte importante della conclusione riguarderà il fatto che, in questo caso specifico, anche analisi di efficienza economica non possono astrarre da considerazioni etiche.

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Gli slogan fiscali con le gambe corte

di Mario Seminerio © Libero Mercato

Giorni addietro Hillary Clinton, parlando delle linee-guida del proprio programma economico, ha lanciato quello che prima o poi potrebbe diventare uno degli hot topic della campagna elettorale presidenziale degli States:

“I problemi di oggi hanno meno a che fare con la dimensione della torta dell’economia che con il modo in cui tale torta è divisa”

Beati gli americani, vien fatto di dire. Noi italiani siamo direttamente passati alla fase della divisione delle briciole, avendo deciso di disinteressarci delle modalità con cui la torta potrebbe essere fatta crescere.

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Sarko? Un misto tra Bersani e Colbert

di Mario Seminerio © Libero Mercato

E’ stato finalmente reso pubblico il “rapporto Attali per la liberazione della crescita francese”. Si tratta di un documento complessivamente piuttosto modesto, che al solito incide al margine sulle rigidità sociali ed economiche transalpine, e dalla cui eventuale attuazione si produrrà scarso o nullo beneficio per una crescita che deve essere liberata perché presa in ostaggio da un modello di cultura politica ultracorporativa, peraltro largamente condiviso dalla maggioranza dei cittadini-elettori.

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Assicurazioni sanitarie, analisi economica e proposte campate per aria

di Antonio Mele

Il tema della sanità americana è al centro della campagna per le presidenziali 2008. Come tutti i temi che influiscono su un aspetto fondamentale della vita delle persone, anche questo è caratterizzato da accese discussioni e da visioni spesso diametralmente opposte. Lungi da me voler entrare in tale complicato dibattito: questo non vuole essere un lavoro di disamina del sistema assicurativo privato vigente negli Stati Uniti, né potrebbe esserlo a meno di voler scrivere un intero tomo d’enciclopedia; in questo breve articolo mi limiterò ad analizzare un aspetto del sistema assicurativo statunitense, quello del long-term care, e ad illustrare una proposta di John H. Cochrane, del 1995.
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Sull’aborto, la politica non dia i numeri

di Carmelo Palma*

Per i sostenitori della moratoria lo scandalo non è l’aborto, ma la maternità consapevole

Sono vere (nel senso empirico e non metafisico del termine) le “ragioni di fatto” che vanno sostenendo i promotori della moratoria sull’aborto, ad integrazione e complemento delle ragioni morali “non negoziabili”? Reggono al raffronto con i dati a cui chiunque può accedere via Internet, districandosi, senza alcuna pretesa di scientificità e completezza, in un oceano di stime, rilevazioni e “buchi”?

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Meno oneri alle aziende, a Singapore fanno cosi’

di Mario Seminerio © Libero Mercato

Negli Stati Uniti si sta dibattendo sull’opportunità ed efficacia di uno stimolo fiscale per sostenere un’economia considerata ormai prossima alla recessione. I problemi posti da un’espansione fiscale sono noti: ritardi di implementazione e dimensionamento dell’intervento sono tra i principali. Ma esiste anche un più generale problema di spiazzamento: da dove viene il denaro utilizzato per lo stimolo fiscale? Se il governo taglia le tasse e finanzia il deficit chiedendo alla banca centrale di stampare moneta, ci troviamo di fronte ad una politica monetaria mascherata da politica fiscale. Ma, anche senza arrivare ad estremi di monetizzazione del deficit spending, gli economisti discutono (senza conclusioni condivise) anche di un fenomeno più sottile: la banca centrale “accompagna” l’espansione fiscale con una politica monetaria più accomodante? In altri termini, che efficacia avrebbe un aumento di spesa o un taglio d’imposte se la quantità di moneta venisse mantenuta costante?

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Restare in Iraq: dovere morale o convenienza geopolitica? Risposta all’articolo di Walzer/1

di Andrea Gilli 

L’interessante articolo di Michael Walzer che L’Occidentale ha riproposto nei giorni passati suggerisce ampie e profonde riflessioni. Walzer è un acuto filosofo, i cui spunti sono sempre interessanti e pungenti, anche se non sempre convincenti. L’articolo in discussione sembra far parte di quest’ultima categoria.

Nel suo articolo, Walzer si propone di definire la strategia che gli Stati Uniti dovrebbero seguire in Iraq a proposito dell’opportunità di ritirarsi o meno dal Paese. Purtroppo, ciò che emerge è un’analisi parziale e opinabile, tanto nei suoi assunti che nei suoi postulati.

In questo primo articolo, ci proponiamo di evidenziare la fallacità della posizione assunta da Walzer. In un secondo pezzo, elaboreremo la nostra contro-proposta.

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Libero commercio e neo-globalizzazione: scommesse del prossimo “number one”

di Mario Seminerio – © Libero Mercato
Tira una brutta aria, per il liberismo ed i liberisti: un gelido vento di recessione sta gonfiando le vele di quanti, soprattutto in Occidente, invocano interventi a vario titolo protezionistici, per “difendere” (illusoriamente, sia ben chiaro) il potere d’acquisto dei lavoratori ed i loro impieghi. Ha cominciato il presidente francese Sarkozy, lo scorso anno, quando le cose andavano ancora discretamente per l’economia europea, parlando di “protezione” dei cittadini-lavoratori dalla mondialisation, la strega cattiva che agita i sonni di stati costruiti su sistemi di welfare particolaristici, costosi ed inefficienti. Lungi dall’essere battistrada di un ripensamento critico dello stato sociale, la sortita di Sarkozy è da subito apparsa un tentativo maldestro di cambiare regole del gioco ben più grandi di un singolo stato o addirittura di un’area economica. Ma il tema del ripensamento critico della gestione degli effetti della globalizzazione è da tempo ben presente anche nel dibattito politico statunitense, in quest’anno di elezioni.

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Emergenza rifiuti e credibilità internazionale

di Andrea Gilli

Le incredibili immagini e notizie che giungono dalla Campania stanno producendo un polverone politico che lascerà di sicuro dei feriti sul campo. Oltre al solito rimbalzo delle responsabilità, abbiamo assistito ad analisi più o meno dotte sulle ragioni e sulle cause, così come sulle soluzioni, della e per l’attuale emergenza.

Ciò che ci preme sottolineare in questo articolo è un aspetto che molti (troppi) hanno taciuto – le implicazioni dell’attuale situazione sulla credibilità dell’Italia a livello internazionale.

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Dieci buone ragioni per non tassare le “rendite”

di Benedetto Della Vedova (con Piercamillo Falasca e Mario Seminerio) – Articolo apparso, in versione ridotta, su Il Giornale

“La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme” (articolo 47 della tanto lodata Costituzione italiana);

“Il risparmio non è un flusso finanziario che va al consumo, anzi è la rinuncia ad un consumo presente per ottenerne uno futuro. Il profitto sul risparmio (gli interessi) è il prezzo di questa rinuncia. Tassare gli interessi vorrebbe dire creare una discriminazione tra consumi presenti e futuri, vorrebbe dire bloccare il movimento fisiologico dell’attività economica, produttiva e di investimento.” (Luigi Einaudi)

Ecco dieci buone ragioni per opporsi alla minacciata “armonizzazione delle rendite finanziarie” che, per come si presenta, risponde al furore ideologico più che alla razionalità economica.

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Onlus e fisco

di Mario Seminerio

Prendiamo spunto da un interessante articolo di Piercamillo Falasca apparso nei giorni scorsi su Epistemes per analizzare le motivazioni economiche che dovrebbero giustificare la concessione di crediti d’imposta ai contribuenti che effettuano erogazioni liberali alle Onlus. In altri termini, tenteremo di capire quali dovrebbero essere le tipologie di organizzazioni no-profit meritevoli di essere sussidiate attraverso il fisco. Ciò risponde anche all’esigenza di evitare abusi e distorsioni nella definizione della platea di Onlus che possono beneficiare di tali sussidi fiscali. Ricordiamo che ogni tax credit rappresenta un ridimensionamento della base imponibile, e che in base al fondamentale precetto di semplificazione fiscale occorre limitare l’utilizzo dei crediti d’imposta per ampliare al massimo la base imponibile e ridurre (a parità di gettito) le aliquote nominali, stimolando la crescita economica. Per compiere tale analisi ci baseremo sull’esperienza del fisco statunitense nella gestione delle donazioni alle charities.

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