Signoraggio, tra mito e realta’

8 pensieri su “Signoraggio, tra mito e realta’”

  1. Articolo molto chiaro e ben scritto, ma rimango convinto che la “genuina argomentazione libertaria” e soprattutto austriaca (Rothbard, de Soto) rimanga valida, e trovo che il tema del signoraggio perda abbastanza significato in un sistema di fiat money cartacea completamente slegato da un bene reale come l’oro.

    Detto questo, non saprei come tornare a un sistema simile, né quali sarebbero esattamente le conseguenze, probabilmente disastrose nel breve periodo.

    GC

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  2. L’argomentazione libertaria resta certamente valida, a patto di non cercare di calarla in un contesto operativo. In quel caso le conseguenze sarebbero certamente devastanti, come lei correttamente ipotizza. Ciò premesso, ribadisco quanto scritto nell’articolo: il signoraggio esiste, ma comporta una (oggi) limitata perdita di benessere per la collettività, anche grazie al divorzio tra Tesoro e banche centrali, più che compensata dai benefici dell’espansione del credito. Ma non bisogna abbassare la guardia, perché inondare i mercati di moneta finisce coll’impoverire tutti noi, e minare dalle fondamenta il concetto stesso di fiat money, che nel bene e nel male ci ha dato (in concorso con altre forze di mercato, quali la globalizzazione) la più importante crescita economica della storia, in alternativa al gold standard, che poggiava sulla restrizione fisiologica al credito e sulla deflazione come dolorosa correzione del ciclo economico.

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  3. Articolo interessante, che però trascura alcuni particolari.

    In un sistema monetario fiduciario, le banconote emesse dalla B.C. sono iscritte al passivo, quindi rappresentano un debito della banca stessa. Ma tale “debito” è di fatto inesigibile, in quanto, per legge, le banconote devono essere accettate come mezzi di pagamento.

    E’ come se un’azienda pagasse i fornitori con assegni (di dubbia copertura) e li costringesse, con la forza, ad utilizzarli per i pagamenti tra loro, senza mai portarli all’incasso.

    Inoltre, ritornando alle banconote emesse dalla BC, spesso sfugge il fatto che il valore dei titoli a copertura è “misurato” nella stessa unità monetaria emessa e fronte di essi: tale valore non è infatti assoluto, ma è direttamente influenzato dal processo stesso di creazione della moneta.

    Tutti questi “problemi” scompaiono in un sistema monetario “serio” come il gold-standard: l’attivo a fronte del quale viene emessa moneta è l’oro, che si misura in once, ed ogni assegno portato all’incasso viene pagato con l’equivalente in metallo giallo.

    Ricordiamo che fino al 1971 il sistema monetario internazionale (Bretton Woods) era di fatto aureo-convertibile; in quegli anni fu ricostruita l’Europa dopo la guerra e gli USA sono diventati la prima potenza industriale del pianeta.

    Ricordiamo anche come e perché tale sistema fu abbandonato: verso la fine degli anni 60 la guerra in Vietnam stava diventando sempre più impopolare, e per finanziarne gli ingenti costi gli USA si trovarono costretti a ricorrere all’emissione di dollari senza copertura. Nel 1971 il generale De Gaulle, vista la situazione, decise di portare all’incasso i dollari a riserva della Banque de France, ma dal momento che a Ft. Knox di lingotti ne erano rimasti ben pochi, Nixon non poté onorare il debito.

    Quindi l’attuale sistema monetario non è stato scelto affatto per i suoi presunti (e falsi) meriti, ma fu imposto dall’insolvenza degli USA.

    E veniamo al discorso sugli interessi: tutta la moneta in circolazione (a parte quella metallica) è emessa a debito, ovvero per entrare in circolazione deve essere presa in prestito da qualcuno. Ed tale prestito è gravato di interesse. Ma i soldi per pagare gli interessi ovviamente non esistono, e quindi dovranno essere presi a prestito anche quelli, con nuovo aggravio di ulteriori interessi. Gli interessi sulla moneta emessa non potranno quindi mai essere completamente ripagati, per definizione.

    Non si infatti perché lo Stato, per finanziare le proprie spese, debba emettere dei titoli ed ottenere in cambio un prestito, anziché emettere direttamente la moneta. L’argomento che così facendo si creerebbe inflazione è totalmente falso, in quanto la storia economica dimostra che l’unico e solo sistema per evitare inflazione è la convertibilità.

    Dopo il 2000-2001 si è avuta la più colossale espansione creditizia che la storia recente ricordi, con aggregati in crescita a 2 cifre per anni, e tutto questo causato dalla manipolazione al ribasso dei tassi fatta proprio dalle banche centrali.

    Questa lunga premessa consente di cogliere il senso dell’affermazione di Maurice Allais, grande scienziato e Premio Nobel per l’Economia nel 1988:

    “In essence, the present creation of money, out of nothing by the banking system, is similar – I do not hesitate to say it in order to make people clearly realize what is at stake here – to the creation of money by counterfeiters, so rightly condemned by law.”

    Concordo comunque con l’autore che il reddito prodotto in senso stretto dal signoraggio non è di grande rilevanza, mentre è argomento molto più importante una seria discussione sugli “effetti collaterali” che l’attuale sistema monetario produce, primo fra tutti il “moral hazard”.

    Grazie alla valuta non convertibile ed al monopolio dell’emissione delle BC, queste agiscono di fatto come prestatori di ultima istanza e possono, se necessario, salvare con operazioni più o meno trasparenti istituti bancari in difficoltà. Questo sta accadendo praticamente ogni giorno in questo periodo.

    Questo rende le banche delle imprese di fatto immuni dal rischio di fallimento, in quanto in caso di problemi hanno sempre una linea di credito virtualmente illimitata dalla quale possono attingere. Ed un’impresa che non può fallire, di fatto si assume rischi impropri che se si “traducono” in profitti vengono privatizzati, e se provocano perdite, queste vengono invece socializzate.

    Questo ha provocato un indebito vantaggio per il sistema bancario a discapito degli altri settori industriali (basta vedere la crescita del peso dei financials sullo S&P negli ultimi decenni), causando la finanziarizzazione dell’economia e lo strapotere della speculazione.

    Altra fonte di pericolosa instabilità del sistema bancario è il mismatch temporale tra i depositi (a vista) e gli impieghi (a medio lungo), fatto che ha causato la crisi alla Northern Rock Bank.

    Pertanto l’attuale sistema monetario e finanziario necessita di riforme importanti e strutturali. Riporto alcune idee di Maurice Allais e James Tobin (anch’egli Premio Nobel per l’Economia, nel 1981):

    – la creazione della moneta dovrebbe essere fatta unicamente dallo stato

    – nessuna moneta dovrebbe essere emessa al di fuori della base monetaria, cosicché nessuno si avvantaggi dei “benefits that attach to the creation of bank money”.

    – separazione netta tra banche depositarie (custodia dei depositi ed investimento in titoli di stato a breve) e banche di investimento, che si finanziano ed impiegano su orizzonti temporali simili

    Qui i dettagli: http://ideas.repec.org/p/lev/wrkpap/77.html

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  4. Grazie della risposta.
    Concordo sull’insufficienza strategico/operativa della proposta libertaria, e sul signoraggio.
    Ritengo però, da un lato, che l’autonomia di una banca centrale dal Tesoro (cioè dallo stato) sia al massimo una pia illusione e, dall’altro, che la deflazione sia l’unica soluzione possibile e necessaria al ciclo, che è appunto messo in atto dalla creazione ex nihilo di cartamoneta scoperta (inflazione). Temo che tentare di governare lo strumento inflazionistico non possa che aggravare la crisi e la sua correzione, ammesso che quest’ultima sia possibile. Né l’economia in generale, né soprattutto la moneta, che ne costituisce il cuore, possono venir controllare da interventi artificiali e dirigistici.

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  5. @ OTC: Un sistema monetario si chiama fiduciario esattamente per la inconvertibilità del mezzo di pagamento, mi pare ovvio ed implicito, né è sottaciuto in alcuna parte dell’articolo.
    La descrizione dell’implosione del sistema nato dagli accordi di Bretton Woods del 1944 è sostanzialmente corretta, e va inserita nella più generale crisi di bilancia dei pagamenti statunitense. La fine della convertibilità si è ovviamente basata sui rapporti di forza geostrategica, che vedevano e vedono gli Stati Uniti come unica superpotenza globale in un sistema di mercato. Diciamo che l’alternativa alla mossa di Nixon sarebbe stato il caos e la catastrofe economica planetaria, pertanto tale mossa (necessaria e necessitata) fu l’unica possibile, ed evitò guasti ben peggiori. Io tuttavia non enfatizzerei i meriti del sistema aureo: una democrazia ben difficilmente riuscirebbe a tollerare e sopravvivere al processo di correzione deflazionistica implicito nel gold standard durante i deficit di bilancia commerciale, e che caratteristicamente colpisce i ceti più poveri. Senza contare il blocco del commercio internazionale causato da un regime di gold standard. A meno di affermare che da un ritorno all’autarchia il benessere dei consumatori ne beneficerebbe.

    La base monetaria si forma nel momento in cui la banca centrale acquista titoli del Tesoro. Il Tesoro corrisponderà interessi su tale prestito, che andranno a formare l’utile della banca centrale, successivamente trasferito allo Stato-azionista, sia tramite dividendi che attraverso la tassazione ordinaria. Non vedo la cripticità di un simile meccanismo, che e può essere concepito come parte del più generale processo di creazione di fiat money. Ribadisco: eliminare il fractional reserve banking e lasciare emettere (ed allocare nell’economia) moneta solo allo stato è una idiozia para-sovietica.

    Riguardo il tema del moral hazard nel sistema finanziario internazionale, sono assolutamente d’accordo. Oggi, il sistema creditizio globale opera in senso di privatizzare gli utili e socializzare le perdite, come assai efficacemente illustrato da questo articolo, ed è evidentemente necessaria (come ho scritto nell’articolo) una riforma del global banking tale da salvaguardare comunque competizione ed innovazione finanziaria.

    Riguardo la crescita degli aggregati monetari, essa è innegabilmente esistente, anche se alcuni suoi esiti, soprattutto recenti, sono in parte da imputare ad una marcata ricomposizione dei portafogli a favore della pura liquidità, data la forte avversione al rischio esistente in questo momento sui mercati, ed in precedenza dalla riduzione di durata finanziaria degli investimenti in titoli, per evitare minusvalenze durante le fasi di restrizione monetaria, interrotte. Il tema della specializzazione degli intermediari creditizi per scadenze, ad evitare mismatch tra raccolta ed impieghi, dovrebbe essere gestito in sede di Banca dei Regolamenti Internazionali, rafforzando la patrimonializzazione. Esigenza a cui in parte risponde Basilea2.

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  6. Ringrazio l’Autore per la risposta. Aggiungo un paio di note: il gold-standard aveva dei difetti (infatti è stato migliorato da Bretton Woods), ma associarlo allo spauracchio-deflazione ritengo sia ingeneroso.

    In primo luogo, le “correzioni deflazionistiche” dovute a squilibri della bilancia commerciale erano piuttosto modeste, e soprattutto “automatiche”.

    Forse è meglio la situazione attuale, nella quale paesi come Spagna, Portogallo e Grecia hanno un deficit commerciale superiore al 10% del PIL ? Come lo finanzieranno (forse svendendo proprio le riserve aurifere della BC, come sta facendo la Spagna) ? Questo aprirebbe un altro discorso sulla follia della moneta unica e del tasso unico per paesi così diversi, ma non divaghiamo troppo.

    Inoltre molti “incolpano” il gold-standard ritenendolo responsabile della crisi deflazionistica avvenuta durante la Grande Depressione. Lo stesso Alan Greenspan analizza a fondo la questione e sostiene, nel suo indimenticabile “Gold and Economic Freedom” che fu proprio l’abbandono della disciplina aurifera a causare l’espansione creditizia e la conseguente bolla speculativa la quale, una volta scoppiata, provocò la grande depressione.

    http://www.321gold.com/fed/greenspan/1966.html

    Last but not least, l’esperienza giapponese, mettendo l’ultimo chiodo nella tomba della teoria monetarista, ha dimostrato che 18 anni di deflazione sono possibili anche in un sistema monetario fiduciario.

    Cercare di evitare strette deflazionistica e crisi valutarie dopo un periodo di boom creditizio (che l’attuale sistema monetario ha spesso causato), è come voler evitare il mal di testa dopo una sbornia: non è possibile; si può prolungare un po’ l’ebbrezza, ma nulla più. Sarebbe molto meglio evitare di ubriacarsi.

    Ma l’attuale sistema monetario non sembra molto adatto allo scopo: basta ricordare la crisi dell’America Latina anni 70, la crisi petrolifera, quella del Giappone, quella delle Tigri Asiatiche e quella forse definitiva, del dollaro, della quale la vicenda subprime non è che un piccolo antipasto.

    La storia ripete sempre: l’impero romano, quello spagnolo e quello britannico finirono per la medesima causa: bancarotta. Troppo forte e l’illusione umana di poter “stampare” la propria ricchezza, ed inevitabilmente la moneta fiduciaria, come diceva Voltaire, finisce per tornare al proprio valore intrinseco: zero.

    Quanto al discorso di emissione della moneta, rilancio sostenendo che se qualcosa di para-sovietico esiste nei sistemi monetari, quelle sono le banche centrali: enti inutili e pericolosi che si arrogano il diritto di decidere al posto del mercato il tasso di interesse, provocando colossali misallocazioni di capitali e ponendo le basi per crisi finanziarie di difficile soluzione.

    Un tasso di interesse di mercato, deciso dal libero incrocio fra domanda ed offerta di moneta, avrebbe consentito tutti quei miliardi di $ di prestiti ai subprime ? Con una qualche forma di convertibilità e senza la linea di credito delle BC, le banche avrebbero speculato (con i soldi dei depositanti) attraverso CDO, LBO e compagnia cantante ?

    Se qualcuno deve avantaggiarsi di quello che i Premi Nobel chiamano “benefits that attach to the process of money creation”, è meglio che sia lo stato o gli speculatori ?

    Questo nella ferma convinzione che l’allocazione dei capitali non debba essere compito né dello stato né del sistema bancario, ma semplicemente del mercato.

    Concludo con le parole di Thomas Jefferson, Padre Fondatore e Terzo Presidente degli Stati Uniti:

    “If the American people ever allow private banks to control the issuance of their currency, first by inflation and then by deflation, the banks and corporations that will grow up around them will deprive the people of all their property until their children will wake up homeless on the continent their fathers conquered.”

    Oltre che un ottimo Presidente, fu anche un ottimo profeta.

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  7. Beh, Alan Greenspan non è esattamente un modello di virtù monetarista, data la sua celeberrima doppiezza: sostenitore del gold standard in gioventù, in maturità è stato autore del più impressionante diluvio di liquidità della storia contemporanea.

    Si potrebbe argomentare che, se il gold standard fosse stato la panacea dei mali del mondo non avrebbe finito con l’essere abbandonato. La verità è che l’espansione dei commerci ha portato con sé l’esigenza di espandere il credito oltre i limiti fisici dello stock di oro esistente, e i rapporti di forza geostrategica hanno fatto il resto.

    Ma ribadisco, una riforma del sistema internazionale dei pagamenti è indifferibile, anche se non dovrebbe essere quella di eliminare le banche centrali, che ci porterebbe al caos ed all’anarchia globale.

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