La fine dell’Europa

2 pensieri su “La fine dell’Europa”

  1. questo post, interessante, mi sembra non privo di idealismi che purtroppo hanno l’indesideratoo effetto di mettere in discussione l’oggettivita’ di un’altresi lucida analisi.

    in particolare non condivido un punto chiave dell’articolo in cui gli autori scrivono:
    “Non c’e’ dunque ne’ egoismo ne’ altruismo, ne’ slancio ideale, ne’ meschino parrochialismo. C’e’ semplicemente la ricerca della massimizzazione della propria utilita’ marginale”.

    personalmente credo che spiegare il comportamento degli Stati sotto questa ottica sia alquanto utile (analisi positiva), ma giustificarlo no (analisi normativa).

    ammesso che gli stati massimizzino la utilita’ (piuttosoto che il pil, variabile certamente piu’ oggettivamente definibile, o il benessere sociale) dovremmo forse dedurre che la ventata “anti-europeista” (perdonate il termine, ma semplifica) massimizzi necessariamente l’utilita’ degli Stati? questa e’ una pura banalizzazione che va contro i piu’ basici principi dell’economia. basti pensare ad un dilemma del prigioniero, dove gli Stati, pur di massimizzare il proprio interesse individuale, finiscono nel peggiore degli outcome possibili; invece che massimizzata, l’utilita’ individuale (e quella aggregata) e’ la minore realizzabile. il fatto che gli Stati seguino i propri interessi non significa affatto che li perseguino. in questa prospettiva mi sembra che la mancanza, ad esempio, di una politica europea internazionale chiara e unica, vada a scapito di tutti quanti. l’Europa presenta chiari coordination costs, e forse, proprio per questo, rinunciare a parte di quella acclamata sovranita’ nazionale potrebbe nel lungo periodo portare a risultati migliori e difficilmente perseguibili qualora gli Stati cotinueranno a ragionare con logiche non in grado di valicare i propri confini
    un saluto
    Stefano

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  2. Politica estera europea: va a favore di tutti? Puo’ essere. Vediamo un esempio concreto, pero’. Quale posizione tenere verso la Russia.

    La Polonia e gli altri dell’Est temono la Russia, quindi propongono la linea dura – forti anche del sostegno USA. Italia, Germania, Francia sostengono la linea morbida: piu’ gas e petrolio a prezzi bassi, piu’ investimenti in Russia, e soprattutto buoni rapporti con la Russia significano non necessita’ di costruire un esercito forte: perche’ l’unica minaccia militare credibile all’Europa, attualmente, viene dalla Russia.

    Tutti ci guadagnano? Dipende. Mettiamo che nel giro di vent’anni, come e’ verosimile, Germania, Francia e Italia siano economicamente a pezzi: pensioni, deficit, bassa natalita’. La possibilita’ che questi possano in breve accumulare potere militare e’ veramente ridotta. Allora la Russia fa il grande passo: si riprende cosa le e’ stato tolto. Attacca Polonia e soci, e il resto dell’Europa non puo’ che stare a guardare, perche’ non ha i mezzi per opporsi.

    Questa e’ la politica estera comune. A me sembra che qualcuno non ci ha guadagnato.

    saluti, aa.

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