Largo ai Giovani

di Alberto Bisin

La delusione per la mancanza di giovani dal Comitato dei 45 del futuro Partito Democratico. Elenco alcuni commenti. Porgo sin dal sommario le mie scuse a Marco Simoni, che non conosco e maltratto solo in quanto involontario simbolo di altrui mancanza di giudizio.

La sinistra è in subbuglio. Nessuno sotto i 30 anni ce l’ha fatta a entrare nel gruppo che conta del nuovo Partito Democratico. E non perché non ci vogliano entrare: Fausto Raciti, leader della Sinistra giovanile (dice il Corriere – ma cos’è la Sinistra giovanile? cosa e chi rappresenta?) dice:

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Alitalia, dalla data room alla camera ardente

di Mario Seminerio 

Ebbene si, per una volta siamo stati troppo ottimisti. Il cda di Alitalia non ha potuto fare a meno di svalutare la flotta, e ciò ha determinato il superamento delle perdite di bilancio di un terzo del valore del capitale sociale. Ora, gli azionisti saranno chiamati a ricapitalizzare la società. Ma non c’è fretta, questo compito ricadrà sulle spalle dell’acquirente di Alitalia, il quale si rifarà sul venditore, ottenendo un congruo sconto sul prezzo di vendita. L’ipotesi di 40 centesimi per azione (e meno) diventa quindi una sostanziale realtà.

Noi avevamo previsto alcune acrobazie contabili da parte del cda della nostra compagnia di bandiera, finalizzate a non oltrepassare la fatidica soglia di perdite che determina l’abbattimento del capitale sociale, ma c’è un limite anche alla creatività contabile. Quello che è più interessante, in questa vicenda, è il fatto che tutti (da Padoa Schioppa in giù) sapevano che la flotta Alitalia avrebbe inevitabilmente dovuto subire pesanti decurtazioni del valore contabile, viste le condizioni dei venerandi Md80. Malgrado questa trascurabile informazione, per mesi è andata avanti la manfrina della vendita “alle migliori condizioni possibili”, e con fior di paletti.

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Iran, Iraq e un puzzle irrisolvibile

di Andrea Gilli

Il Guardian di due giorni fa riportava una notizia che, se confermata, puo’ rappresentare un importante punto di svolta della presenza americana in Iraq e della stabilizzazione del Paese.

In breve, secondo il prestigioso quotidiano britannico, l’Iran starebbe preparando, in congiunzione con elementi di al-Qaeda e delle milizie sunnite presenti in Iraq, un contrattacco di vasta portata contro le forze britanniche e americane di stanza nel Paese per forzarne il ritiro.

Una tale azione, sempre che sia confermata, merita alcune riflessioni.

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Caracas, Zimbabwe

di Mario Seminerio

Hugo Chavez non perde occasione di ricordare a tutti che “Il Venezuela si sta dirigendo verso il socialismo, e niente e nessuno potrà impedirlo“. Un vero e proprio memento mori, vien fatto di pensare. E anche le ultime “riforme” economiche del compagno-presidente confermano il rapido approssimarsi del Venezuela a standard molto simili a quelli dello Zimbabwe. Ad esempio, Chavez dal 2005 ha avviato una riforma agraria che consiste nell’assegnare terre coltivabili a cooperative attraverso un sistema di prestiti che di fatto sono erogazioni a fondo perduto. La tecnica è quella classica: esproprio parziale di grandi tenute agrarie a prezzi “politici”. Anche la retorica è sempre quella: lotta di classe e raggiungimento dell’autosufficienza agricola. L’elevata incertezza ha spinto le aziende agricole, costantemente sotto la spada di Damocle dell’esproprio, a contrarre fortemente la propria produzione, spesso avvicinandola a livelli di mera sussistenza dei proprietari, ai quali è precluso l’accesso al credito delle banche statali in caso di superficie coltivata superiore ai 100 ettari.

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Le false illusioni di una diversa politica estera francese

di Andrea Gilli

Alcuni giorni orsono, su Epistemes, si era parlato dei limiti strutturali che si frappongono ad una svolta radicale nella politica estera francese – svolta radicale che in molti si sono affrettati a prevedere con l’elezione di Sarkozy a Presidente della Repubblica. In quell’analisi si diceva, in breve, che la volontà del nuovo Presidente difficilmente potrà qualcosa contro alcuni poderosi ostacoli che si collocano tra le sue aspirazioni e le sue attuali possibilità di realizzarle. Nessuna predilezione da parte nostra verso l’uno o l’altro modello: solo la semplice constatazione di quanto difficile e complicato sia il mondo, e soprattutto quanto difficile sia cambiarlo.

Pochi giorni dopo, quell’analisi sembrava smentita dalla nomina a ministro degli Esteri, in parte inaspettata, di Bernard Kouchner – già presidente di Medici Senza Frontiere e da anni impegnato in campagne a favore dei diritti umani e dell’ingerenza umanitaria.

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Cyberstrategy

di Andrea Gilli

Nei giorni scorsi l’Estonia e’ stata colpita da un devastante attacco informatico che ha severamente limitato o danneggiato i suoi principali siti internet. Parlamento, Governo, partiti, grandi aziende hanno tutti visto i loro websites oscurati, intasati, bloccati o craccati da una serie di hacker – a quanto pare russi.

Finora, niente di male. Solo qualche invonveniente. L’evento ha pero’ mostrato quanto vulnerabile possa diventare un Paese che, di colpo, vede la sua forza (l’essere completamente digitalizzato) diventare la sua principale debolezza, il suo tallone d’Achille.

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Più alti, più sani e più longevi

di Andrea Asoni

Il Corriere ha pubblicato un interessante articolo che riporta come l’altezza media degli italiani sia notevolmente cresciuta negli ultimi anni (l’articolo non è disponibile on-line). Non è una scoperta recente. Demografi e biologi hanno mostrato come la crescita del corpo umano in altezza e dimensioni sia un fenomeno in corso da almeno 250 anni. Nella seconda metà del diciottesimo secolo un maschio adulto europeo pesava in media tra i cinquanta e i sessanta chili ed era alto circa 165 cm (più o meno le stesse dimensioni che si potevano riscontrare al tempo dei romani). Oggi un maschio adulto pesa circa 75kg e misura 175 cm di altezza.

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I 100 personaggi più influenti

di Paolo Asoni e Andrea Asoni

Il Time Magazine ha pubblicato la lista delle cento persone più influenti del pianeta. Più specificamente la rivista di lingua inglese presenta cento persone “il cui potere, talento o esempio morale sta trasformando il mondo”. Una definizione più ambigua non saremmo riusciti a trovarla. Divisi in cinque categorie il Corriere riporta coloro che sarebbero all’avanguardia del cambiamento mondiale.

L’ambiguità è spesso la chiave della partigianeria e della disonestà intellettuale. Concetti vaghi, interpretabili o ampi giustificano posizioni ideologiche e le rendono inattaccabili. Per deformazione professionale ci siamo chiesti come si possa misurare “oggettivamente” l’importanza, l’influenza o il talento di singoli individui. Ci siamo concentrati sui politici per il maggior interesse che suscitano e perché il criterio che abbiamo usato è meglio applicabile ai politici. Per portare avanti un discorso serio è necessario cercare di rendere operativi i concetti che si vogliono usare. Abbiamo fatto uno sforzo in quella direzione. Il risultato è il seguente, un po’ serioso e un po’ irriverente, esercizio. Continua a leggere “I 100 personaggi più influenti”

Tre motivi per cui Sarkozy non ci stupira’

di Andrea Gilli

La vittoria, in parte inaspettata (per i mainstream media italiani, beninteso), e in parte rivoluzionaria, di Nicolas Sarkozy alla elezioni presidenziali francesi merita di essere scrutinata attentamente, soprattutto per comprendere quali saranno le sue consequenze sulla politica francese.

In questa sede ci limitiamo ad esaminare gli effetti sulla politica estera.

In molti ambienti si e’ diffusa la convinzione secondo la quale Nicolas Sarkozy si allontanera’ dalla politica neo-gollista che ha caratterizzato il suo predecessore, Jacques Chirac.

Non neghiamo che Sarkozy, uomo giovane, brillante, e per molti versi contro-corrente, possa ribaltare la politica estera francese. Sono gli uomini, in fin dei conti, a fare il mondo. Ma non bisogna dimenticare che e’ anche il mondo a fare gli uomini.

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Cosa attende il Presidente

di Mario Seminerio

In un elegante edificio parigino del Diciottesimo secolo, 169 dipendenti del defunto ufficio governativo per la pianificazione continuano a produrre rapporti su previdenza sociale ed energia, duplicando le analisi elaborate da altre agenzie governative. Quell’ufficio, creato per elaborare sovietizzanti piani quinquennali prima dell’interruzione di quella pratica, negli anni Novanta, esemplifica gli eccessi statalisti che il neo-presidente francese dovrà tentare di rimuovere. Perché in Francia, terra di antiche ispirazioni rivoluzionarie, ogni tentativo di riformare la pubblica amministrazione suscita sollevazioni popolari e proteste di strada, costringendo il governo di turno a battere in ritirata, sia pure solennemente, come si conviene allo stile del paese. La spesa pubblica francese, al 54 per cento del prodotto interno lordo, è ai massimi di tutte le maggiori economie. Secondo l’Ocse i pubblici dipendenti francesi, ministeriali o di imprese pubbliche, nel 2004 costituivano il 23 per cento del totale degli occupati, contro la media del 14 per cento degli altri 30 paesi membri dell’Organizzazione per lo Sviluppo e la Cooperazione economica.

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