Tasse e lavoro (II): fondamenti teorici

di Pierangelo De Pace

Più volte in questo sito si sono messi in evidenza gli effetti potenzialmente dannosi degli alti livelli di tassazione sulla crescita economica di un Paese. Nell’articolo intitolato “Tasse e lavoro: la differenza tra USA ed Europa” è stata trattata l’evidenza empirica che sembra confermare, indirettamente, questa tesi. Tra i tanti altri, i lavori e le ricerche del Premio Nobel Prescott e degli economisti Alesina, Glaeser e Sacerdote inducono a pensare che questo sia davvero il caso, e cioè che pressioni fiscali ragguardevoli possano essere pregiudizievoli dello sviluppo economico in quanto disincentivanti l’offerta di lavoro. In altri termini, tasse elevate sottraggono risorse fondamentali al sistema economico, scoraggiano l’impiego efficiente dei fattori produttivi distorcendone l’allocazione ottimale e spingono all’evasione fiscale ed alla “fuga” (di capitali in primo luogo, ma anche di persone ed imprese in casi estremi) verso lidi esteri più favorevoli sotto l’aspetto fiscale.

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Il negazionismo va combattuto, ma non con le leggi

di Mauro Gilli

Il Consiglio dei Ministri di ieri ha approvato la proposta di sanzionare chi neghi “in tutto o in parte, l’esistenza di genocidi e di crimini contro l’umanità per i quali vi sia stata una sentenza definitiva di condanna dell’autorità giudiziaria italiana o internazionale.” Con questa decisione, il Governo ha compiuto un grave errore.

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