La retorica europeista colpisce anche la tassazione del risparmio

di Piercamillo Falasca

Se la consueta retorica europeista dell’attuale maggioranza risulta spesso eccessiva, sul tema della tassazione del risparmio (passaggio dal 12,5% al 20%) essa è addirittura priva di qualsiasi logica economica.

Quale è il vantaggio di un allineamento del livello di tassazione alle più elevate aliquote europee? Perché elogiare l’Irlanda per la sua tassazione agevolata sui redditi d’impresa e considerare l’Italia “poco europea” se la tassazione delle attività finanziarie è da noi più conveniente che nel resto del continente?

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Il dopo-Midterm: scenari per l’economia americana

di Mario Seminerio 

Una vittoria dei Democratici nelle elezioni di Midterm può contribuire a ridurre il deficit federale? Secondo alcuni osservatori ciò potrebbe effettivamente accadere. Per William Niskanen, presidente del Cato Institute ed ex presidente del Council of Economic Advisers durante la presidenza Reagan, il “governo diviso” servirebbe a bilanciare gli eccessi, soprattutto quelli di prodigalità fiscale. Quale evidenza storica, Niskanen cita gli unici due periodi di restrizione fiscale vissuti dagli Stati Uniti nel secondo Dopoguerra: gli ultimi sei anni della presidenza Eisenhower e gli altrettanti della presidenza Clinton, due casi di Congresso controllato dall’opposizione.

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L’Afghanistan, l’Italia e le relazioni transatlantiche

di Andrea Gilli

Mentre i nostri servizi segreti lavoravano per liberare l’ennesimo ostaggio italiano, questa volta catturato in Afghanistan, nel nostro Paese si è parlato del deterioramento della situazione nel Paese ex-dominio dei talebani.

Per primo è intervenuto il Ministro degli Esteri D’Alema, oramai due settimane fa, confermando sostanzialmente questa dato di fatto. Poi è intervenuto il suo sottosegretario Gianni Vernetti, che sabato scorso ha chiesto una Conferenza di Pace per l’Afghanistan, sulla scia del “successo” di quella organizzata per il Libano alla fine di luglio.

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La condanna di Saddam e il giudizio di Sergio Romano

di Mauro Gilli

Dopo la condanna a morte inflitta a Saddam Hussein da un tribunale iracheno si sono alzate molte voci polemiche. La sentenza, d’altronde, rappresenta un punto centrale di uno degli eventi internazionali più controversi degli ultimi anni, la guerra in Iraq, e tanta attenzione sembra dunque naturale. Sergio Romano, sul Corriere della Sera (5 novembre), ha espresso dei giudizi molto critici sul processo in sè. Ci permettiamo di rispondere alle sue tesi.

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