Euro, opportunità per le riforme

3 pensieri su “Euro, opportunità per le riforme”

  1. Ho letto con interesse questo articolo molto ben scritto. Tuttavia, mi pare che l’euro non possa essere considerato una opportunità per le riforme. Ritengo infatti che sia vero il contrario. E ciò in base a una constatazione e a una riflessione. La constatazione: da quando l’Italia è nell’euro il rischio di un crollo del cambio, dell’aumento del tasso di interesse, di importare inflazione e di un default sui titoli di stato si è considerevolmente ridotto. Liberati dall’azione di freno esercitata dai mercati internazionali, gli italiani hanno ripreso con i vecchi vizi, ben noti nei decenni precedenti all’introduzione della nuova moneta (ipertrofia dell’apparato pubblico, elevata spesa pubblica, elevati disavanzi, aumenti salariali non commisurati alla produttività, ecc.). Lo scudo dell’euro ci ha quindi permesso di rinviare ancora le riforme necessarie (innalzamento dell’età pensionabile, riforma del sistema sanitario e scolastico, diminuzione dei costi della pubblica amministrazione). Senza tale scudo saremmo stati obbligati dal rischio default a realizzare già negli anni passati tali riforme.
    La riflessione: senz’altro la perdita di competitività porterà al fallimento di tantissime imprese e a una riduzione del PIL italiano (il cui potenziale, anche per fattori demografici, è comunque previsto in diminuzione a partire dal 2015). Se l’Italia sarà fortunata diventerà una sorta di Florida d’Europa, o, in termini meno idilliaci, una sorta di grande ospizio dove il lavoro più comune sarà non il tecnico di computer ma il portiere d’albergo. Ma tutto ciò avverrà in un periodo di tempo relativamente lungo, senz’altro non inferiore a un decennio. Ecco allora che la pavida classe politica e l’anziana popolazione italiana tenderanno a rimandare le riforme necessarie e far riconquistare alle imprese la perduta competitività. Invece, in assenza dell’euro, i mercati decreterebbero il crollo del cambio della lira e l’aumento dei tassi di interesse: sull’Italia si staglierebbe la funesta prospettiva di uno stato non in grado di pagare gli interessi sui BOT. E tutto ciò avverrebbe non in un decennio, ma in poche settimane (se fossimo fuori dall’euro probabilmente potrebbe avvenire già entro l’anno in corso). Ecco allora che saremmo costretti a fare le riforme necessarie. E così salveremmo il nostro futuro. Purtroppo, in Italia, si prendono decisioni soltanto sull’onda dell’emergenza e l’appartenenza all’euro ci permette di rinviarle. Intanto la situazione delle imprese si aggrava.
    Non riesco quindi a capire come l’euro possa essere considerato una opportunità per le riforme.
    Spero di sbagliarmi e che nella vostra risposta potrete portare argomentazioni che mi convincano del mio errore.
    Grazie per l’attenzione,
    Steve

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  2. Salve Steve,

    sono d’accordo circa la miopia della classe politica italiana, che sta causando danni forse irreparabili alle prossime generazioni, molte delle quali non stanno ancora votando. Ma non sono d’accordo circa la sua tesi: l’euro non è una terapia palliativa, che copre i sintomi, è una costruzione viva e funzionante che si basa sull’asset più importante per i mercati finanziari: la credibilità.
    Quella stessa credibilità che, per il nostro paese, appare oggi in un trend pericolosamente declinante. E’ possibile che gli indicatori di pericolo, quali lo spread tra titoli pubblici decennali italiani e tedeschi, restino pressoché invariati anche in presenza dell’accumulazione di segnali negativi. Ma ad un certo momento, per un qualsivoglia catalizzatore esterno, l’equilibrio si rompe, ed occorre correre ai ripari, pena esiti argentini per il nostro paese.

    Ora, il punto è che misure di politica economica che non riescano a liberalizzare i mercati e le professioni, oltre al significativo aumento della pressione fiscale previsto dalla manovra finanziaria, rischiano di determinare solo un ulteriore forte rallentamento della congiuntura del paese, e da ultimo precipitarlo verso una manifesta crisi fiscale.

    Confidiamo che la ragione prevalga.

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  3. Grazie per la risposta. Sì, la nostra classe politica (tutta, purtroppo) sta causando danni a chi non ha ancora l’età per votare e forse anche a chi deve ancora nascere. Ma forse sarebbe troppo chiedere a chi si presenta oggi alle elezioni di fare gli interessi di chi nascerà tra cinquant’annni: molto, troppo più facile lasciar andare in pensione chi è nato soltanto cinquant’anni fa.
    Quanto all’euro, non ho detto che è una terapia palliativa: non penso infatti che sia una terapia. Penso che costituisca, almeno per ora, uno scudo che permette di rinviare riforme che senza l’euro non potrebbero essere rinviate. Credo anch’io che l’equilibrio si romperà all’improvviso; tuttavia penso che sarebbe meglio non permettere ai fattori negativi di accumularsi perché poi salvare questo povero paese sarà più difficile. Ciò che permette a tali fattori di accumularsi senza che mercati e opinione pubblica percepiscano la gravità della situazione è proprio l’euro.
    Steve

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