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Economia Piercamillo Falasca

Stretto di Messina SpA: il Ponte no, ma resta la società pubblica

di Piercamillo Falasca

Nel decreto-legge di natura fiscale collegato alla Finanziaria, vi è una norma forse poco studiata dagli analisti, presente nel comma 1 dell’articolo 14.

Il contenuto principale e politicamente più rilevante dell’intero articolo è, in realtà, l’uscita di Fintecna SpA (in soldoni, l’IRI) dalla Stretto di Messina SpA ed il conseguente trasferimento delle risorse ad un apposito capitolo di spesa del Ministero delle infrastrutture dal nome “Interventi per la realizzazione di opere infrastrutturali e di tutela dell’ambiente e difesa del suolo in Sicilia e in Calabria”.

E’ un provvedimento sicuramente discutibile ma coerente con le posizioni espresse dal centrosinistra in campagna elettorale e con la mozione votata a maggioranza pochi giorni fa dalla Camera dei Deputati, che giudica il Ponte un’opera “non prioritaria” e impegna il governo a realizzare altri interventi per il miglioramento della viabilità nel Mezzogiorno. Ma ad una lettura più attenta del comma 1, ci si trova di fronte ad una altra decisione quantomeno ambigua.

Piuttosto che sciogliere una società nata esclusivamente per la realizzazione e la gestione del Ponte, il Governo decide di tenere in vita la Stretto di Messina SpA – società a capitale prevalentemente pubblico – autorizzandola “a svolgere all’estero, quale impresa di diritto comune ed anche attraverso società partecipate, attività di individuazione, progettazione, promozione, realizzazione e gestione di infrastrutture trasportistiche e di opere connesse.”

Sulle ragioni in favore o contro il Ponte tra Scilla e Cariddi si può discutere a lungo. Ma se un Governo decide che il Ponte non s’ha da fare, dovrebbe conseguentemente sciogliere la società costituita a tal uopo.

Se del Ponte qualcuno (come il sottoscritto) ne vede l’opportunità economica e strategica, è difficile immaginare quale sia l’opportunità di questa ennesima società pubblica, nata per uno scopo ben preciso e trasformata in questi giorni in non meglio identificata holding finanziaria che investa nel settore delle infrastrutture europee ed internazionali.

Di Mario Seminerio

Nato a Milano. Laureato all'Università Bocconi. Ha venticinque di esperienza presso istituzioni finanziarie italiane ed internazionali, dove ha ricoperto ruoli di portfolio manager, analista macroeconomico e portfolio advisor. Attualmente responsabile investimenti di un'importante corporate italiana. Giornalista pubblicista, collabora o ha collaborato con Il Foglio, Il Fatto Quotidiano, il Tempo, Linkiesta.it. A ottobre 2012 ha pubblicato il libro "La cura letale" (Rcs-BUR), sulla crisi di debito sovrano in Eurozona ed il futuro dell'Italia. Ogni sabato dalle 8 alle 10 conduce, con Oscar Giannino, Carlo Alberto Carnevale Maffè e Renato Cifarelli, la trasmissione "Le Belve", su Radio Capital.

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