Una strategia contro l’evasione

7 pensieri su “Una strategia contro l’evasione”

  1. Mi sembra un ragionamento fallimentare, prima si razionalizzza la spesa e si riduce e poi si potrà fare qualsiasi riduzione fiscale, altrimenti si fanno solo debiti che qualcun altro pagherà.
    Per quello che vedo io gli evasori evitano in assoluto pagare le tasse solo per evere piu soldi in tasca, non per una presunta e inconsistente valutazione del sistema pubblico italiano, è ridicolo pensare che chi paga in realtà neanche il 10% del proprio reddito in tasse , se ci fosse anche una pressione fiscale dimezzata sarebbe contento di pagarne il 20%.
    continuerebbe ad evadere come adesso , passandola sempre liscia.

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  2. Gentile pierinolapeste,
    la riduzione della spesa e della pressione fiscale possono essere fatte contemporaneamente e non devono necessariamente avvenire in successione.
    Per quanto riguarda la sua opinione sulle motivazioni dell’evasione fiscale mi limito a riportare come le spiegazioni da me illustrate sopra siano comuni nella teoria economica (costi e benefici) e che le motivazioni da lei addotte, pur comuni, non si sono rivelate utili alla comprensione del fenomeno e alla sua sconfitta. Piuttosto sono alla base della strategia, che si rivelera’ fallimentare, perseguita dal governo attuale.

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  3. Il fatto è la strategia attuale sia fallimentare non cancella la necessità di una riduzione della spesa pubblica, che deve essere per forza fatta prima della riduzione delle imposte, non fosse altro che per il fatto che di solito le leggi di spesa hanno effetto praticamente immediato, mentre le leggi sul sistema fiscale hanno effetto sull’anno successivo.
    Ogni riduzione di imposte che sia fatta senza una precedente riduzione di spesa apparirà come insostenibile nel lungo periodo, e quindi non avrà essun effetto concreto.

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  4. Andrea Asoni la teoria economica, per quanto ne so io è dalla tua parte. Certo che spunti pratici come quelli di Pierino, non sono da buttare. Si pone un problema morale. Ogni spunto, anche se il più polemico, per me va preso sul serio. TUtto ciò prescinde dal fatto che Pierino confonde la % di reddito tassabile con la pressione fiscale che è un’altra cosa ovviamente.
    Ultimo punto. Certo che l’evasore “non si preoccupa della valutazione del sistema pubblico”. Evade inconsciamente, non di certo in base a un’analisi di trade-off efficenza-equità del nostro sistema tributario.
    Cordialmente..

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  5. Gentile pierinolapeste,
    in me trova un suo sostenitore quando parla di riduzione della spesa pubblica. In ogni caso i contenuti del post non sono esattamente dedicati a quel (pur estremamente importante) tema.

    Gentile liberalescomodo,
    l’economia in quanto scienza non è fatta di problemi morali (è un punto di forza quanto di debolezza); per quanto si può si cerca di proporre analisi razionali della realtà. Da ultimo quello che si propone non è un modello “behavioral” dell’evasione (ovvero non sono interessato a capire perchè il singolo individuo evade e se lo fa consciamente o inconsciamente. Preciso che io credo che lo faccia, ai fini della comprensione del fenomeno, consciamente quanto basta), piuttosto una teoria del fenomeno dell’evasione nell’aggregato. E’ in quell’ambito che bisogna valutare la potenza della teoria proposta.

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  6. Asoni è evidente quello che dici. Di certo il mio messaggio era riferito all’analisi di Pierino.L’economista che non valuta l’aggregato è un sociologo, ma forse neanche.
    A presto

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  7. Perfetto. Lieto che l’incomprensione sia stata chiarita allora.
    Sui sociologi direi che un limite della teoria sociologica è che non dedica abbastanza tempo al passaggio tra singolo individui e aggregati. Manca una teoria dell’aggregazione.

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