L’Iran e la Finanziaria

di Andrea Gilli

La scorsa settimana sono occorsi due importanti avvenimenti per il nostro Paese. Il primo ha riguardato (prevalentemente) solo l’Italia, ed è consistito nella pubblicazione della Legge Finanziaria 2007. Il secondo riguarda invece la politica mondiale, e ha a che fare con la minaccia di sanzioni contro l’Iran pronunciata dalla comunità internazionale nel caso in cui Tehran continui con il suo programma nucleare.

A prima vista le due questioni sembrano separate, se però si guardano i rapporti economico-commerciali tra il nostro Paese e l’Iran, si comprende bene come la nostra economia sarebbe duramente penalizzata nel caso in cui la comunità internazionale dovesse decidere di emettere delle sanzioni contro Tehran, e quindi come, nel caso, l’impianto della finanziaria sarebbe significativamente alterato.

Ciò che ci interessa sottolineare in questa sede è un semplice elemento: in un tempo di globalizzazione e guerra al terrorismo, la nostra politica economica dipende, forse mai quanto prima, da fattori esogeni, sui quali il Governo nazionale ha poca per non dire nessuna influenza.

Il punto è però un altro. E riguarda le precauzioni che il nostro Paese intende prendere contro questi fattori esogeni. Spieghiamoci meglio: un operatore di borsa che operi sul mercato del greggio, evidentemente influenzato da fattori non solo economici, fa il cosiddetto “hedging” ovvero prende delle precauzioni contro le “sorprese”. Nel predisporre le linee della sua politica di bilancio, un Governo dovrebbe tenere in considerazione quegli elementi che verosimilmentre potrebbero influenzare i suoi piani.

Nel varare la manovra finanziaria, il Governo non sembra però aver seguito questa strada. E ciò non è tanto grave per via del mancato rispetto del principio di prudenzialità che riguarda la scrittura dei bilanci delle aziende private. Ciò è grave perchè, specie nel caso di sanzioni contro l’Iran (evento che sembra certo più che probabile), la nostra economia subirebbe un grosso danno e di sicuro i traguardi fissati in Finanziaria non potrebbero essere rispettati.

Di conseguenza ci sembra di interesse generale porre alcune domande:

1) Quanto ci costerebbero le sanzioni contro l’Iran?
2) Quanto ciò influirebbe sia sulla nostra crescita economica, sia sulla tenuta dei nostri conti pubblici (con relative stime dell’aumento del servizio sul debito, etc.)?
3) Cosa ha in mente di fare il Governo per salvaguardare i nostri interessi commerciali? Opporsi alle sanzioni? Proporre altri strumenti negoziali? Allearsi con l’Iran?
4) Quali piani il Governo ha predisposto per ridimensionare gli effetti delle sanzioni? L’Europa sarebbe disposta ad aiutarci?

La materia è di estrema importanza. Una risposta a questi interrogativi sarebbe quindi dovuta.

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1 Comment

  1. Finalmente trovo condivisibile questo approccio. Va da sé che, secondo me, l’Italia affronterebbe costi maggiori con un Iran libero di fare businness e di armarsi, visto che la sua politica non è esattamente in favore dell’Occidente e dei suoi valori. Quindi sono assolutamente convinto della necessità delle sanzioni, anche se so che i costi per noi sarebbero elevati, ora, anche se minori di quelli prodotti da una non reazione, dopo.
    Quanto a ciò che ha in mente il governo nel quadro mediorientale, dovrei usare contumelie non nel mio stile… Ancora complimenti per il sito. Devo linkarlo e segnalarlo, ma lo farò.

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