La guerra in Iraq e gli effetti sul terrorismo

6 pensieri su “La guerra in Iraq e gli effetti sul terrorismo”

  1. Mi trovo abbastanza d’accordo con la tua analisi, caro M.

    Però sono molto tentato dal ribaltare la frittata.

    una delle ragioni che ha portato gli US ad invadere l’Iraq è stata proprio quella della lotta al terrorismo.

    Quanto il regime di Saddam poteva effettivamente essere considerato come causa (fonte) o concausa del terrorismo?

    Forse veramente la guerra all’Iraq non c’entra con il terrorismo. non c’entrano

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  2. L’hai detto tu stesso: “E’ innegabile che la questione irachena sia diventata un facile strumento di propaganda in molti Paesi islamici”. In questo senso essa è andata a costituire uno delle miriadi di fattori che contribuiscono a far di uomo un terrorista. Concedo: probabilmente si tratta di pretesti che poco incidono su una volontà omicida.

    Mi collego però a quanto diceva Kerub. Si è andati in Iraq avanzando ragioni che già in un primo momento sembravano tutt’altro che certe… però a quel punto si è scoperchiato il vaso di Pandora.

    L’Iraq poco c’entrava col terrorismo internazionale al tempo di Saddam e poco c’entra ancora, probabilmente. Ma se pensi all’incremento del terrorismo interno nell’Iraq stesso, con decine di attentati ogni settimana…

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  3. L’equiparazione terrorismo – guerra in Iraq è permeata di un flusso ideologico e alimentata dal “mercato delle informazioni”, come sottolineava m . REALISTICAMENTE parlando la guerra in Iraq può aver prodotto risentimenti e odio nel mondo musulmano. La tesi però è limitata dal fatto che l’Iraq, come sappiamo non è uno stato Islamico nel senso alto del termine, e che quindi una reazione spropositata in Medio Oriente può essere solo dovuta alle parole,mai nascoste purtroppo, dei “predicatori d’odio”. Di quelli però siamo pieni qui,in Iraq e in tutto il resto del mondo.

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  4. Dubito fortemente che il NIE, in sostanza, dica quanto riportato dal New York Times.
    A parte ciò pensare che l’Iraq abbia aumentato il pericolo e la minaccia terroristica (perchè dire che è “aumentato il terrorismo” non ha senso) è totalmente errato e privo di qualunque aggangio con la realtà storica del fondamentalismo islamico. Anzi, mi spingo anche oltre. La vicenda iraqena, per inciso gestista malissimo dall’intera Amministrazione USA, ha assestato un notevole colpo ad Al Qaeda, soprattutto alla fazione “internazionalista” di questa organizzazione, la quale non è riuscita ad inserirsi mai veramente nella dinamica politica iraqena, ha perso presto (se mai l’ha avuto) il supporto della popolazione (la fine di Zarqawi ne è un ottimo indicatore) ed ha visto l’eliminazione a decine dei suoi migliori operativi.

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  5. Nella parte declassificata del NIE si legge la condivisibile osservazione che:
    “Should jihadists leaving Iraq perceive themselves, and be perceived, to have failed, we judge fewer fighters will be inspired to carry on the fight.”
    E ciò – per usare un modo di dire molto poco animalista – mi pare tagli la testa al toro.
    Giuste o sbagliate che siano state la decisione di intervenire in Iraq e la gestione del conflitto, il fronte iracheno non può essere lasciato sguarnito e deve anzi essere rafforzato.
    Il ritiro auspicato dall’intelligentsia di entrambe le sponde dell’Atlantico consentirebbe al jihadismo di vantare una significativa vittoria contro il “grande Satana” e di accrescere, conseguentemente, le sue capacità di reclutamento.
    Il recente trionfalismo di Hezbollah e quello di Hamas in occasione del ritiro israeliano da Gaza dimostrano che le organizzazioni terroristiche eccellono nel marketing.

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  6. Non so se questo e’ il posto per commentare il video di Ronald Steele che avete messo sulla colonna sinistra. Devo dire che non mi ha impresso molto. Con fare pacato e supponente ha espresso vari giudizi storici di parte che mi sembra potrebbero benissimo essere contraddetti (es: il concetto di ‘self-determination’ come concetto che contraddice il multiculturalismo USA. Ma dove mettiamo la rivoluzione del 1776, non era forse anche quello un esempio di self-determination). L’impressione poi e’ che critica critica critica ma proposte poche, a parte che bisogna discutere di piu’ (sembra di sentire Prodi). Infine, le previsioni che fa (intervista del Marzo 2004) lasciano alquanto perplessi: 1. Bush si ritirera’ dal’Iraq prima di Novembre, 2. I fanatici islamici non attaccherebbero mai la Danimarca e i danesi.
    Ciao.

    Calca.

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