<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Epistemes.org &#187; Senza Categoria</title>
	<atom:link href="http://epistemes.org/category/senza-categoria/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://epistemes.org</link>
	<description>Studi economici e politici</description>
	<lastBuildDate>Mon, 15 Mar 2010 09:05:10 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=abc</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
		<atom:link rel='hub' href='http://epistemes.org/?pushpress=hub'/>
<cloud domain='epistemes.org' port='80' path='/?rsscloud=notify' registerProcedure='' protocol='http-post' />
		<item>
		<title>Perché il terrorismo continua a colpire l’America, che continua a colpire il terrorismo</title>
		<link>http://epistemes.org/2010/01/13/perche-il-terrorismo-continua-a-colpire-l%e2%80%99america-che-continua-a-colpire-il-terrorismo/</link>
		<comments>http://epistemes.org/2010/01/13/perche-il-terrorismo-continua-a-colpire-l%e2%80%99america-che-continua-a-colpire-il-terrorismo/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 11:48:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Gilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza Categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://epistemes.org/?p=2131</guid>
		<description><![CDATA[di Andrea Gilli
Con la fine della presidenza Bush si era diffusa, tanto in Europa che in America, la speranza che l’America fosse diventata più sicura. Tanti, vedendo nell’arroganza (presunta o reale) degli otto anni di George Bush la causa dell’odio contro gli Stati Uniti, si erano così illusi che il mondo fosse diventato di colpo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Andrea Gilli</strong></p>
<p>Con la fine della presidenza Bush si era diffusa, tanto in Europa che in America, la speranza che l’America fosse diventata più sicura. Tanti, vedendo nell’arroganza (presunta o reale) degli otto anni di George Bush la causa dell’odio contro gli Stati Uniti, si erano così illusi che il mondo fosse diventato di colpo più sereno e pacifico. Non solo la recrudescenza degli attacchi in Afghanistan, ma anche la diffusione della minaccia terrorista in Yemen, dimostra quanto quelle speranze fossero vane, e malposte.</p>
<p>[Continua a leggere su <a href="http://www.libertiamo.it/2010/01/13/perche-il-terrorismo-continua-a-colpire-lamerica-che-continua-a-colpire-il-terrorismo/"><em>Libertiamo</em></a>].</p>
<p class="fbconnect_share"><fb:share-button class="url" href="http://epistemes.org/2010/01/13/perche-il-terrorismo-continua-a-colpire-l%e2%80%99america-che-continua-a-colpire-il-terrorismo/" /></p><hr/>
<p>© <a href="http://epistemes.org">Epistemes.org</a>, 2006 - 2010. |
<a href="http://epistemes.org/2010/01/13/perche-il-terrorismo-continua-a-colpire-l%e2%80%99america-che-continua-a-colpire-il-terrorismo/">Permalink</a>
<br/>
Categorie: <a href="http://epistemes.org/category/senza-categoria/" title="View all posts in Senza Categoria" rel="category tag">Senza Categoria</a><br/>
</p>
<hr />
<strong>Leggete anche</strong>:
<ul>
	<li><a href="http://phastidio.net">Phastidio.net</a> - "Speak Softly And Carry A Big Stick";</li>
	<li><a href="http://macromonitor.net">Macromonitor.net</a> - Macroeconomia e mercati finanziari</li>
</ul>
<hr />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://epistemes.org/2010/01/13/perche-il-terrorismo-continua-a-colpire-l%e2%80%99america-che-continua-a-colpire-il-terrorismo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La serietà che manca al Ministro della Difesa</title>
		<link>http://epistemes.org/2009/11/20/la-serieta-che-manca-al-ministro-della-difesa/</link>
		<comments>http://epistemes.org/2009/11/20/la-serieta-che-manca-al-ministro-della-difesa/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 10:36:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza Categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://epistemes.org/?p=2020</guid>
		<description><![CDATA[di Mauro Gilli
Non c&#8217;è bisogno di commentare i seguenti estratti di giornale, uno da Tutto Sport e uno dalla sezione sportiva di Republica:
In Italia tutto è normale&#8220;, risponde con un diplomatico sorriso a chi gli chiede conto anche delle frasi di Ignazio La Russa, che si iscrive alla schiera dei critici, intervenendo sulle sue scelte. Ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Mauro Gilli</strong></p>
<p>Non c&#8217;è bisogno di commentare i seguenti estratti di giornale, uno da <a href="http://www.tuttosport.com/calcio/azzurri/2009/11/18-45971/Chiellini+e+l%27Italia+2+prendono+gli+applausi.+Lippi+i+fischi">Tutto Sport</a> e uno dalla <a href="http://sport.repubblica.it/news/sport/calcio-italia-la-russa-no-di-lippi-a-cassano-grida-vendetta/3735112">sezione sportiva di Republica</a>:</p>
<blockquote><p><em style="font-style: italic; font-weight: normal;">In Italia tutto è normale</em>&#8220;, risponde con un diplomatico sorriso a chi gli chiede conto anche delle frasi di Ignazio La Russa, che si iscrive alla schiera dei critici, intervenendo sulle sue scelte. Ed in particolare su quella di lasciar fuori Cassano, una mancata convocazione che per il ministro della difesa &#8220;grida vendetta.</p>
<p>Non capisco le scelte di Lippi. Non convocherà Cassano per i Mondiali, ma è una cosa che grida vendetta&#8221;. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa, tifoso interista, discute le scelte azzurre di Marcello Lippi in un&#8217;intervista a Dahlia Sport. &#8220;Amauri che di italiano non ha nulla, sì, Thiago Motta no, Zarate neanche. A me &#8211; prosegue La Russa &#8211; sembra che più oriundi a Lippi i giocatori piacciano juventini. Questo sta allontanando i giovani dalla squadra nazionale. Lippi, che pure è uno dei migliori tecnici, e con il quale ho un ottimo rapporto personale, deve riflettere, perchè immagina di essere non il selezionatore, ma quello che può decidere tutto sulla nazionale, anche in base a motivi di simpatia. Ad esempio non portò Panucci ai mondiali, bensì uno che fece l&#8217;autogol; per poco non ci escludevano&#8221;. Poi su Cassano il ministro spiega: &#8220;Cassano? Non lo convocherà, lo metto per iscritto, ma è una cosa che grida vendetta. Amauri sì, Cassano no. Perchè? Non c&#8217;è più una logica: forse è più logico che non convochi nemmeno Balotelli, perchè è stato discusso anche dal suo allenatore. Comunque fosse per me convocherei anche Balotelli, lo coccolerei perchè è come i tifosi della curva.  Balotelli non è titolare fisso è giovane, bene non lo metti; ma come mai non convochi Cassano?.</p></blockquote>
<p>Molti, in italia si lanciano spesso in paragoni improbabili con gli Stati Uniti, un paese che secondo chi scrive ha tanti pregi ma anche tanti difetti. Tra i pregi, ne spicca uno in particolare: la serietà di chi ricopre cariche di governo. Il Segretario alla Difesa non si sognerebbe mai di rilasciare delle interviste sulle scelte di un allenatore di basket o football. Specialmente in un momento in cui sono in corso operazioni militari difficili e pericolose.</p>
<p>Non ci sono parole per commentare quanto sia pietosa questa faccenda. Mentre i nostri soldati sono impegnati in missione  la cui natura e il cui scopo appaiono sempre più dubbi, risulta davvero desolante notare che il Ministro alla Difesa mostri una totale mancanza di stile, sensibilità e serietà.</p>
<p class="fbconnect_share"><fb:share-button class="url" href="http://epistemes.org/2009/11/20/la-serieta-che-manca-al-ministro-della-difesa/" /></p><hr/>
<p>© <a href="http://epistemes.org">Epistemes.org</a>, 2006 - 2009. |
<a href="http://epistemes.org/2009/11/20/la-serieta-che-manca-al-ministro-della-difesa/">Permalink</a>
<br/>
Categorie: <a href="http://epistemes.org/category/senza-categoria/" title="View all posts in Senza Categoria" rel="category tag">Senza Categoria</a><br/>
</p>
<hr />
<strong>Leggete anche</strong>:
<ul>
	<li><a href="http://phastidio.net">Phastidio.net</a> - "Speak Softly And Carry A Big Stick";</li>
	<li><a href="http://macromonitor.net">Macromonitor.net</a> - Macroeconomia e mercati finanziari</li>
</ul>
<hr />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://epistemes.org/2009/11/20/la-serieta-che-manca-al-ministro-della-difesa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sull&#8217;inutilità delle organizzazioni internazionali/2</title>
		<link>http://epistemes.org/2009/09/30/sullinutilita-delle-organizzazioni-internazionali2/</link>
		<comments>http://epistemes.org/2009/09/30/sullinutilita-delle-organizzazioni-internazionali2/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 12:28:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Andrea Gilli]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Senza Categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://epistemes.org/?p=1842</guid>
		<description><![CDATA[di Andrea Gilli
Ieri c&#8217;è stato un nuovo terremoto nel Pacifico. Questo ha causato uno Tsunami. Ovviamente l&#8217;early warning non è venuto da un&#8217;organizzazione internazionale preposta (o supposta) a questo compito. E&#8217; arrivato da un ente nazionale. Avevamo già detto tutto un mese fa.
Morale della storia: le organizzazioni internazionali sono burocrazie. Le burocrazie hanno un solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Andrea Gilli</strong></p>
<p><a href="http://www.corriere.it/esteri/09_settembre_29/terremoto-pacifico-allarme_51e472da-ad2b-11de-a07d-00144f02aabc.shtml">Ieri c&#8217;è stato un nuovo terremoto nel Pacifico</a>. Questo ha causato uno Tsunami. Ovviamente l&#8217;<em>early warning</em> non è venuto da un&#8217;organizzazione internazionale preposta (o supposta) a questo compito. <a href="http://www.prh.noaa.gov/ptwc/messages/pacific/2009/pacific.2009.09.29.185430.txt">E&#8217; arrivato da un ente nazionale</a>. <a href="http://epistemes.org/2009/08/20/sullinutilita-delle-organizzazioni-internazionali">Avevamo già detto tutto un mese fa</a>.</p>
<p>Morale della storia: le organizzazioni internazionali sono burocrazie. Le burocrazie hanno un solo interesse: espandere le loro competenze così da aumentare il loro potere e le loro risorse. Vedere nell&#8217;ONU e nelle altre organizzazioni internazionali enti illuminati devoti al bene comune è più ridicolo che ingenuo.</p>
<p class="fbconnect_share"><fb:share-button class="url" href="http://epistemes.org/2009/09/30/sullinutilita-delle-organizzazioni-internazionali2/" /></p><hr/>
<p>© <a href="http://epistemes.org">Epistemes.org</a>, 2006 - 2009. |
<a href="http://epistemes.org/2009/09/30/sullinutilita-delle-organizzazioni-internazionali2/">Permalink</a>
<br/>
Categorie: <a href="http://epistemes.org/category/ir/andrea-gilli/" title="View all posts in Andrea Gilli" rel="category tag">Andrea Gilli</a>,  <a href="http://epistemes.org/category/ir/" title="View all posts in Relazioni Internazionali" rel="category tag">Relazioni Internazionali</a>,  <a href="http://epistemes.org/category/senza-categoria/" title="View all posts in Senza Categoria" rel="category tag">Senza Categoria</a><br/>
</p>
<hr />
<strong>Leggete anche</strong>:
<ul>
	<li><a href="http://phastidio.net">Phastidio.net</a> - "Speak Softly And Carry A Big Stick";</li>
	<li><a href="http://macromonitor.net">Macromonitor.net</a> - Macroeconomia e mercati finanziari</li>
</ul>
<hr />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://epistemes.org/2009/09/30/sullinutilita-delle-organizzazioni-internazionali2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Novità al sistema dei commenti di Epistemes</title>
		<link>http://epistemes.org/2009/08/18/novita-al-sistema-dei-commenti-di-epistemes/</link>
		<comments>http://epistemes.org/2009/08/18/novita-al-sistema-dei-commenti-di-epistemes/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2009 15:27:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza Categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://epistemes.org/?p=1732</guid>
		<description><![CDATA[Cari lettori,
come potete vedere dalla barra laterale, abbiamo implementato su Epistemes il sistema Facebook Connect, che permette di commentare su questo sito utilizzando il proprio account FB, senza procedure di registrazione. Se avete un account Facebook, tutto quello che dovete fare è cliccare sull&#8217;icona Facebook Connect che vedete nella barra laterale, e concedere l&#8217;autorizzazione all&#8217;applicativo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari lettori,</p>
<p>come potete vedere dalla barra laterale, abbiamo implementato su Epistemes il sistema <strong>Facebook Connect</strong>, che permette di commentare su questo sito utilizzando il proprio account FB, senza procedure di registrazione. Se avete un account Facebook, tutto quello che dovete fare è cliccare sull&#8217;icona <em>Facebook Connect</em> che vedete nella barra laterale, e concedere l&#8217;autorizzazione all&#8217;applicativo. I commentatori attraverso <em>FB Connect</em> non saranno soggetti alla coda di moderazione ed il loro commento sarà quindi immediatamente visibile. Abbiamo poi deciso che i commenti ai post resteranno aperti per 14 giorni dopo la pubblicazione, anziché per gli attuali sette. Buona lettura e buoni commenti a tutti.</p>
<p class="fbconnect_share"><fb:share-button class="url" href="http://epistemes.org/2009/08/18/novita-al-sistema-dei-commenti-di-epistemes/" /></p><hr/>
<p>© <a href="http://epistemes.org">Epistemes.org</a>, 2006 - 2009. |
<a href="http://epistemes.org/2009/08/18/novita-al-sistema-dei-commenti-di-epistemes/">Permalink</a>
<br/>
Categorie: <a href="http://epistemes.org/category/senza-categoria/" title="View all posts in Senza Categoria" rel="category tag">Senza Categoria</a><br/>
</p>
<hr />
<strong>Leggete anche</strong>:
<ul>
	<li><a href="http://phastidio.net">Phastidio.net</a> - "Speak Softly And Carry A Big Stick";</li>
	<li><a href="http://macromonitor.net">Macromonitor.net</a> - Macroeconomia e mercati finanziari</li>
</ul>
<hr />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://epistemes.org/2009/08/18/novita-al-sistema-dei-commenti-di-epistemes/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le possibilità di uno Stato mondiale &#8211; Parte II</title>
		<link>http://epistemes.org/2009/07/14/le-possibilita-di-uno-stato-mondiale-parte-ii/</link>
		<comments>http://epistemes.org/2009/07/14/le-possibilita-di-uno-stato-mondiale-parte-ii/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2009 06:54:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Andrea Gilli]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Senza Categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://epistemes.org/?p=1566</guid>
		<description><![CDATA[di Andrea Gilli
L&#8217;idea di una struttura sovrana internazionale, sia esso uno Stato mondiale, un&#8217;organizzazione federale globale, o un impero universale, ha un lungo passato che data almeno dal 1300 con la formulazione iniziale di Dante, ma che può essere rintracciata anche nei secoli e millenni precedenti, anche al di là della filosofia occidentale.
A dispetto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Andrea Gilli</strong></p>
<p>L&#8217;<strong>idea di una struttura sovrana internazionale</strong>, sia esso uno Stato mondiale, un&#8217;organizzazione federale globale, o un impero universale, ha un lungo passato che data almeno dal 1300 con la formulazione iniziale di Dante, ma che può essere rintracciata anche nei secoli e millenni precedenti, anche al di là della filosofia occidentale.</p>
<p>A dispetto di questo glorioso passato intellettuale, quest&#8217;idea<strong> si scontra con una deludente applicazione pratica</strong>. In questo articolo, proviamo brevemente a capirne le ragioni.</p>
<p><span id="more-1566"></span>Come abbiamo visto nel <a href="http://epistemes.org/2009/07/10/le-possibilita-di-uno-stato-mondiale-parte-i/">precedente articolo</a>, la concettualizzazione dell&#8217;idea di Stato mondiale soffre <strong>una forte tensione interna. Da una parte, si vede l&#8217;aggregazione come una soluzione alle divisioni che portano alle guerre (centralismo), dall&#8217;altra, si riconosce come solo la divisione, riducendo il potere centrale, possa portare alla pace (federalismo)</strong>.</p>
<p>Se il centralismo porta quindi all&#8217;assenza di guerre, esso porterebbe anche all&#8217;accentramento di potere: <strong>da una situazione di guerra permanente tra Stati (massima libertà, ma minima sicurezza) si rischierebbe dunque di passare ad uno stato di dittatura permanente (massima sicurezza, ma nessuna libertà)</strong>. Affinché tutti ci possano capire, questo è proprio l&#8217;epilogo a cui si oppongono i protagonisti de <a href="http://www.mises.org/article.aspx?Id=899"><em>Il Signore degli Anelli</em></a>. I vari regni che si uniscono contro Sauron hanno alle spalle secoli di conflitti: preferiscono però di gran lunga questa situazione di incertezza al più cupo futuro proposto dal nascente tiranno, fatto fondamentalmente di assenza di libertà. Perché nell&#8217;insicurezza, si è comunque liberi di combattere per difendersi. Nell&#8217;assenza di libertà, invece, non si è in ogni caso sicuri: visto che qualcun altro è libero di decidere dell&#8217;altrui futuro.</p>
<p><strong>Proprio in questa antica tensione tra libertà e sicurezza si trova, a nostro modo di vedere, la ragione principale per cui uno Stato mondiale non è ancora stato creato e, per chi scrive, non nascerà neppure in futuro</strong>. Gli individui non vogliono l&#8217;insicurezza, ma neppure l&#8217;assenza di libertà in quanto essa finisce per eliminare anche la sicurezza &#8211; proprio come l&#8217;assenza di sicurezza più assoluta di fatto preclude anche la libertà. Stalin ha portato &#8220;sicurezza&#8221;, nel senso che ha eliminato i secoli di guerre tra gli Stati dell&#8217;Est Europa. Il prezzo è stato però anche una drammatica retrocessione nel campo della libertà.</p>
<p>Lo Stato mondiale è costretto a soffrire esattamente questi dilemmi. Prima di procedere, chiariamo analiticamente cosa intendiamo per libertà e sicurezza. <strong>Per uno Stato, la libertà è semplicemente la possibilità di decidere autonomamente del proprio futuro. La sicurezza è invece la condizione nella quale esso non rischia l&#8217;invasione esterna</strong>.</p>
<p><strong>Le due sfere stanno su due punti opposti di una retta. Tutto a sinistra si trova la sicurezza. Tutto a destra la libertà. Come detto, massima sicurezza significa nessuna libertà</strong>. Sotto l&#8217;URSS, la Polonia era &#8220;sicura&#8221;. Non rischiava di essere invasa. Allo stesso tempo, ciò però significava zero libertà. Israele è &#8220;libero&#8221;, nel senso che non avendo rigide alleanze internazionali o regionali, è uno dei Paesi al mondo maggiormente in grado di plasmare autonomamente il proprio futuro. <strong>Massima libertà viene però al costo di uno stato di perenne insicurezza</strong>. La Corea del Nord è un Paese che gode di una simile &#8220;libertà&#8221;: e difatti la possibilità di decidere qualunque opzione per il proprio futuro costa al Paese il continuo rischio di invasione esterna. Ovviamente, il termine libertà si riferisce all&#8217;azione esterna, non alla situazione interna che come è ovvio differisce sostanzialmente da Gerusalemme a Pyongyang.</p>
<p><strong>L&#8217;anarchia internazionale del 1600 e del 1700 si trova, sulla nostra retta, sul lato destro. Le continue guerre dimostrano quanto la libertà assoluta di cui godevano gli Stati europei del periodo abbia portato anche ad una drammatica spirale di insicurezza. Insicurezza che, alla fine, ha intaccato la stessa libertà</strong>: perché un Paese costretto ad armarsi e combattere continuamente, non è poi neppure così libero come si può inizialmente pensare. <strong>Lo Stato mondiale, dall&#8217;altra parte, si collocherebbe tutto a sinistra</strong>.</p>
<p>Accentrando la libertà per risolvere la sicurezza, esso finirebbe però anche per eliminare la sicurezza delle sue varie parti costituenti. In quanto esse verrebbero a dipendere unicamente dalle scelte del centro. Scelte che, come le carestie in Ucraina o i disastri ambientali nel Caucaso dimostrano, sono intrinsecamente condannate a penalizzare qualcuno: ovvero a renderlo insicuro.</p>
<p>Logicamente, l&#8217;unica ragione per cui uno Stato mondiale possa essere costruito è dunque quella proposta da <strong>Wendt</strong>: l&#8217;arrivo degli alieni. <strong>Il fatto che la scienza politica abbia dovuto chiamare E.T. per giustificare una sua formulazione teorica la dice lunga sul passo che bisogna compiere per creare uno Stato mondiale</strong>.</p>
<p>Se l&#8217;idea di un&#8217;organizzazione sovrana mondiale vedrebbe la reazione contraria degli Stati, non dobbiamo in fine dimenticarci <strong>la reazione dei popoli. Identità, culture, tradizioni verrebbero messe immediatamente sotto pressione</strong>. Proprio come l&#8217;Unione Europea, e il suo progetto di integrazione regionale, ha scatenato l&#8217;emergere delle piccole patrie e delle piccole identità nazionali, così lo Stato mondiale scatenerebbe reazioni schizofreniche tra le varie culture della terra. <strong>Questioni neutre quali la lingua ufficiale, il modello istituzionale, il tipo di diritto e di diritti avrebbero immediatamente ripercussioni sulle tradizioni dei vari popoli. Neutre, tali questioni, apparirebbero solo chi vedesse vincente il proprio modello</strong>: per gli altri, si tratterebbe di imperialismo culturale e istituzionale. L&#8217;alternativa, uno Stato mondiale non invasivo, sarebbe una non alternativa: se esso lascia troppa libertà ai singoli Stati, allora non è più in grado di risolvere l&#8217;insicurezza caratterizzante le loro relazioni. E dunque il progetto sarebbe privo di senso.</p>
<p>Wendt, anche in questo caso, è quello che probabilmente ha avuto la vista più lunga. La scoperta degli alieni porterebbe il genere umano a vedersi per quello che è: un solo popolo che ha più cose in comune di quante lo dividano. Nel frattempo, in attesa degli alieni, però, senza una ragione per vedere le similitudini, le differenze continueranno a palesarsi drammaticamente e a contrastare il movimento accentratore.</p>
<p><strong>Questa tensione filosofica tra libertà e sicurezza ha dominato le relazioni tra e dentro tutti i tipi di comunità politiche fin da quando l&#8217;uomo vive sulla Terra</strong>. <strong>Lo Stato mondiale è stata una delle tante proposte concettuali sviluppate per risolvere questo dilemma &#8211; dal lato della sicurezza. L&#8217;anarchia totale, incorporata nel concetto di sovranità nazionale, è stata la soluzione proposta per risolvere la questione della libertà</strong>. Il genere umano ha sempre rifiutato gli estremi. L&#8217;anarchia internazionale è stata temperata attraverso lo sviluppo di organizzazioni e istituzioni internazionali (dal concerto delle potenze al diritto internazionale, dalle alleanze internazionali all&#8217;ONU).</p>
<p>Allo stesso modo, la prospettiva di uno Stato mondiale verrà evitata ricorrendo allo sviluppo o rafforzamento di istituzioni o organizzazioni internazionali già esistenti. Pensare che il genere umano, per la priva volta nella sua storia, possa risolvere in maniera così netta la dicotomia tra libertà e sicurezza è non solo ingenuo, ma anche sorprendente. <strong>In futuro, di fronte alla possibilità di realizzare davvero uno Stato mondiale, la preoccupazione per la libertà emergerà vigorosamente: affossando così, per l&#8217;ennesima volta, le speranze di creare un organismo sovrano mondiale</strong>.</p>
<p class="fbconnect_share"><fb:share-button class="url" href="http://epistemes.org/2009/07/14/le-possibilita-di-uno-stato-mondiale-parte-ii/" /></p><hr/>
<p>© <a href="http://epistemes.org">Epistemes.org</a>, 2006 - 2009. |
<a href="http://epistemes.org/2009/07/14/le-possibilita-di-uno-stato-mondiale-parte-ii/">Permalink</a>
<br/>
Categorie: <a href="http://epistemes.org/category/ir/andrea-gilli/" title="View all posts in Andrea Gilli" rel="category tag">Andrea Gilli</a>,  <a href="http://epistemes.org/category/ir/" title="View all posts in Relazioni Internazionali" rel="category tag">Relazioni Internazionali</a>,  <a href="http://epistemes.org/category/senza-categoria/" title="View all posts in Senza Categoria" rel="category tag">Senza Categoria</a><br/>
</p>
<hr />
<strong>Leggete anche</strong>:
<ul>
	<li><a href="http://phastidio.net">Phastidio.net</a> - "Speak Softly And Carry A Big Stick";</li>
	<li><a href="http://macromonitor.net">Macromonitor.net</a> - Macroeconomia e mercati finanziari</li>
</ul>
<hr />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://epistemes.org/2009/07/14/le-possibilita-di-uno-stato-mondiale-parte-ii/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le possibilità di uno Stato mondiale &#8211; Parte I</title>
		<link>http://epistemes.org/2009/07/10/le-possibilita-di-uno-stato-mondiale-parte-i/</link>
		<comments>http://epistemes.org/2009/07/10/le-possibilita-di-uno-stato-mondiale-parte-i/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2009 09:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Andrea Gilli]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Senza Categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://epistemes.org/?p=1545</guid>
		<description><![CDATA[di Andrea Gilli
Con la nuova enciclica papale Caritas in Veritate, Benedetto XVI ha suggerito di trovare una soluzione ai vari problemi che affliggono attualmente l&#8217;umanità in un&#8217;Autorità politica mondiale. Lo Stato mondiale. Di questo progetto si è parlato per secoli. L&#8217;idea era particolarmente in auge fino a qualche anno fa, ed è poi temporaneamente scomparsa. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Andrea Gilli</strong></p>
<p>Con la nuova enciclica papale <em>Caritas in Veritate</em>, <strong>Benedetto XVI ha suggerito di trovare una soluzione ai vari problemi che affliggono attualmente l&#8217;umanità in un&#8217;Autorità politica mondiale. Lo Stato mondiale</strong>. Di questo progetto si è parlato per secoli. L&#8217;idea era particolarmente in auge fino a qualche anno fa, ed è poi temporaneamente scomparsa. Ora sembra risorta con la sopracitata enciclica. In questo articolo proviamo a <strong>tracciare una breve e non completa storia intellettuale del concetto di stato mondiale e poi, in un secondo, a stabilirne le effettive possibilità di realizzazione</strong>.</p>
<p><span id="more-1545"></span></p>
<p>Una delle prime formulazioni concettuali di Stato mondiale appartiene a <strong>Dante Alighieri</strong> che, nel suo <em>De Monarchia</em>, identifica <strong>nella ricostruzione del Sacro Romano Impero la soluzione alla conflittualità tra popoli</strong> e, soprattutto, tra papato e potere temporale. L&#8217;idea di Dante non ebbe troppo successo: il testo (composto di tre volumi) venne scritto in pieno Medio Evo, quando l&#8217;autorità politica riusciva a stento ad estendersi efficacemente oltre le mura delle città-stato.</p>
<p>Ciononostante, con il regno di <strong>Carlo V</strong>, la formulazione ricevette nuova attenzione. Carlo V era riuscito a costruire <strong>un impero sul quale non tramontava mai il Sole e per molti, soprattutto i suoi sostenitori, il suo operato andava proprio nella direzione di attuare l&#8217;impresa immaginata da Dante</strong>. Purtroppo per Carlo V, la dura realtà dell&#8217;equilibrio di potenza lo mise fuori gioco, il suo progetto di unificare l&#8217;Europa fallì, e il suo impero finì diviso tra il figlio e il fratello. La crescita dell&#8217;Olanda (la Repubblica delle Province Unite) e dell&#8217;Inghilterra avrebbe poi messo definitivamente la parola fine sui sogni spagnoli.</p>
<p><strong>Proprio nei Paesi Bassi, in quel periodo, l&#8217;idea di Stato mondiale veniva in parte riformulata</strong>. <strong>Althusius</strong>, gettando le basi del federalismo, identificava infatti <strong>nella soluzione federale la soluzione alla conflittualità tra individui e tra autorità</strong>. Di fatto, anche se non del tutto direttamente, l&#8217;idea poteva essere proiettata su larga scala, appunto lo Stato mondiale, anche se la formulazione iniziale era di più breve respiro.</p>
<p>Le varie guerre di indipendenza che le Province Unite dovettero affrontare contro la Spagna di Filippo II e poi di sopravvivenza contro la Francia mostrarono quanto, prima del federalismo, fosse necessario pensare innanzitutto alla propria sicurezza e alla propria sovranità. <strong>I due secoli che vanno da fine Cinquecento a fine Settencento mostrarono all&#8217;umanità quando la ricerca di sicurezza e il tentativo di instaurare la sovranità statale potessero portare ad una recrudescenza delle relazioni tra uomini</strong>. Intento a risolvere l&#8217;immane dilemma della guerra, <strong>Kant</strong> entrò a suo modo nel dibattito sullo Stato mondiale proponendo il <em>pactum foederis</em>. Anche in questo caso, <strong>la pace tra Stati sarebbe stata raggiunta attraverso il soddisfacimento di due condizioni</strong>. <strong>Uno stato federale doveva essere creato</strong>. E questo doveva essere <strong>composto di repubbliche</strong>. Altrimenti, riecheggiando i pronunciamenti di Hobbes, senza uno Stato federale il sistema internazionale sarebbe stato lasciato in uno stato di natura dominato dalla logica <em>homo homini lupus</em>.</p>
<p>Le idee di Kant ebbero effetti disarmanti sul pensiero politico dell&#8217;Ottocento, in quanto alimentarono una serie di dibattiti che possiamo trovare vivi ancor oggi. A mostro modo di vedere, tre meritano particolare attenzione.</p>
<p><strong>Il primo riguarda </strong><strong>l&#8217;effetto pacifico dei commerci</strong>. Kant non è stato uno dei più autorevoli esponenti del cosiddetto <em>commercial</em> e <em>sociological liberalism</em>, ciononostante rilevò come scambi commerciali e culturali potessero indebolire le ragioni per andare in guerra.</p>
<p><strong>In secondo luogo, Kant aprì o anticipò la strada del </strong><strong>pensiero libertario</strong>. Vedendo come la guerra sia spesso causata dalla ricerca del potere, Kant identificò <strong>nella riduzione del potere statale una soluzione ai conflitti tra Stati</strong>. In altre parole, per eliminare la guerra non è necessario eliminare gli eserciti, ma piuttosto disarmare gli Stati.</p>
<p>Infine Kant, identificando sì nella diffusione del potere, ma anche nel suo accentramento finale in una federazione mondiale, la soluzione alla guerra, si pose <strong>in contrasto ad altri illuministi (principalmente David Hume) che proponevano invece l&#8217;equilibrio di potenza</strong> come strumento più efficace per raggiungere questo obiettivo.</p>
<p>L&#8217;Ottocento, emerso dalle ceneri della furia (rivoluzionaria) napoleonica vide un lungo periodo di pace (tra Stati) grazie al Concerto delle Potenze. Quell&#8217;equilibrio era però messo continuamente a rischio dalle insurrezioni nazionalistiche che affliggevano l&#8217;Europa. Se la stabilità veniva garantita, molti percepitavano quell&#8217;ordine come profondamente ingiusto. E così, l&#8217;idea di uno Stato o una federazione mondiale rieccheggiò, a seconda delle circostanze, nei pensieri di <strong>Proudhon</strong>, <strong>Mazzini</strong> o <strong>Engels</strong>.</p>
<p>L&#8217;emergere dell&#8217;internazionale socialista e delle tensioni che poi portarono alla Prima guerra mondiale tennero nuovamente nel limbo l&#8217;idea di Stato mondiale, che prese però nuova forza subito <strong>dopo la pace di Versailles, quando un insieme variegato di studiosi (soprattutto filosofi politici e giuristi internazionali) riproposero l&#8217;idea di una sovranità mondiale come soluzione alla carneficina tra uomini</strong>. Se il fallimento della Lega delle Nazioni, l&#8217;ascesa di Hitler e poi la Seconda Guerra mondiale diedero un nuovo durissimo colpo all&#8217;idea di un ordine mondiale fondato su un&#8217;autorità unica, nel secondo dopoguerra la proposizione venne nuovamente presentata.</p>
<p>Prima toccò al <strong>movimento federalista</strong> che, vedendo nell&#8217;Unione Europa l&#8217;esempio più palese dell&#8217;abolizione della guerra attraverso la cessione della sovranità nazionale ad organismi sopra-nazionali, propose uno Stato federalista mondiale per raggiungere la pace nel globo.</p>
<p>Poi venne, sorprendentemente, <strong>Hans J. Morgenthau</strong>. L&#8217;alfiere del Realismo per antonomasia che, alla fine della sua illustre carriera accademica, riconobbe l&#8217;impossibilità di arrivare all&#8217;armonia tra nazioni, o anche solo ad una stabilità accettabile, attraverso il meccanismo dell&#8217;equilibrio di potenza. Di qui, scrisse Morgenthau, la necessità/indispensabilità dello Stato mondiale come soluzione ai conflitti tra nazioni.</p>
<p>L&#8217;ultimo, infine, è stato <strong>Alexander Wendt</strong>, celeberrimo studioso di relazioni internazionali e probabilmente il più autorevole tra i fautori dell&#8217;approccio sociologico al campo delle relazioni internazionali che, in un articolo del 2003, ha sottolineato come l&#8217;eventuale scoperta di fenomeni di vita aliena darebbe vita ad un processo costitutivo di identificazione collettiva intersoggettiva, all&#8217;interno della Terra, la cui naturale evoluzione consisterebbe nella costituzione di uno Stato mondiale.</p>
<p>Il pontefice <strong>Benedetto XVI, con la sua enciclica, va dunque ad inserirsi in questa gloriosa tradizione</strong>. Nel prossimo articolo esamineremo i problemi pratici ed operativi che hanno finora, e probabilmente continueranno in futuro, impedito la creazione di uno Stato mondiale.</p>
<p>Chiudiamo questo articolo evidenziando alcune<strong> peculiarità di questo dibattito</strong>. In primo luogo, <strong>la tendenza ad individuare nell&#8217;unificazione e nell&#8217;omologazione una soluzione alla conflittualità umana sembra ben radicata non solo nella filosofia politica Occidentale (come abbiamo mostrato) ma anche in altre culture</strong>. Gli imperi universali (cinese e romano, per esempio) avevano chiaramente mostrato che questa tendenza era anche ben radicata nella loro cosmologia. Le grandi religioni come <strong>Islam</strong> e <strong>Cristianesimo</strong> non sono da meno: anch&#8217;esse hanno, nei secoli, suggerito di trovare la pace attraverso Dio, il loro Dio. Ovvero espandendosi fino a comprendere tutto il genere umano. Le grandi ideologie secolari, dal liberalismo al comunismo, non sono da meno. Se <strong>Trotzky</strong> e <strong>Lenin</strong> avevano visto nell&#8217;espansione del comunismo internazionale la via alla pace tra uomini, il <strong>liberalismo</strong> ha più volte (per ultimo con la tesi della pace democratica) individuato nella diffusione di libertà e democrazia la chiave all&#8217;armonia internazionale.</p>
<p>Il secondo elemento, meno importante ma comunque degno di nota, riguarda <strong>il pensiero del papato che si allinea fondamentalmente con la visione secolare di Dante</strong>. La religione come guida spirituale, in un&#8217;arena politica secolare.</p>
<p>Infine questa soluzione, quasi esasperata, sembra<strong> riemergere sistematicamente in periodi di grande crisi sociale, culturale e politica</strong>. Sfortunatamente per le sue sorti, senza però mai portare ad alcun risultato concreto per il suo raggiungimento.</p>
<p class="fbconnect_share"><fb:share-button class="url" href="http://epistemes.org/2009/07/10/le-possibilita-di-uno-stato-mondiale-parte-i/" /></p><hr/>
<p>© <a href="http://epistemes.org">Epistemes.org</a>, 2006 - 2009. |
<a href="http://epistemes.org/2009/07/10/le-possibilita-di-uno-stato-mondiale-parte-i/">Permalink</a>
<br/>
Categorie: <a href="http://epistemes.org/category/ir/andrea-gilli/" title="View all posts in Andrea Gilli" rel="category tag">Andrea Gilli</a>,  <a href="http://epistemes.org/category/ir/" title="View all posts in Relazioni Internazionali" rel="category tag">Relazioni Internazionali</a>,  <a href="http://epistemes.org/category/senza-categoria/" title="View all posts in Senza Categoria" rel="category tag">Senza Categoria</a><br/>
</p>
<hr />
<strong>Leggete anche</strong>:
<ul>
	<li><a href="http://phastidio.net">Phastidio.net</a> - "Speak Softly And Carry A Big Stick";</li>
	<li><a href="http://macromonitor.net">Macromonitor.net</a> - Macroeconomia e mercati finanziari</li>
</ul>
<hr />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://epistemes.org/2009/07/10/le-possibilita-di-uno-stato-mondiale-parte-i/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ronde: l&#8217;outsourcing del monopolio della forza legittima</title>
		<link>http://epistemes.org/2009/07/07/ronde-loutsourcing-del-monopolio-della-forza-legittima/</link>
		<comments>http://epistemes.org/2009/07/07/ronde-loutsourcing-del-monopolio-della-forza-legittima/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2009 13:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Andrea Gilli]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Senza Categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://epistemes.org/?p=1522</guid>
		<description><![CDATA[di Andrea Gilli
Con il decreto sicurezza approvato la scorsa settimana, è stata approvata, inter alia, la formazione delle cosiddette ronde: gruppi di cittadini volontari eventualmente sussidiati dai governi locali (o dalla protezione civile) che avranno il diritto e il compito di pattugliare le nostre città per prevenire il crimine, nelle sue diverse manifestazioni (dagli stupri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Andrea Gilli</strong></p>
<p><strong>Con il decreto sicurezza approvato la scorsa settimana, è stata approvata, <em>inter alia</em>, la formazione delle cosiddette ronde</strong>: gruppi di cittadini volontari eventualmente sussidiati dai governi locali (o dalla protezione civile) che avranno il diritto e il compito di pattugliare le nostre città per prevenire il crimine, nelle sue diverse manifestazioni (dagli stupri ai borseggi, dalle violenze al vandalismo). La valutazione di questa soluzione proposta al problema della sicurezza richiede numerosi piani di analisi.</p>
<p><span id="more-1522"></span>In primo luogo, <strong>bisogna chiedersi se vi sia un&#8217;emergenza sicurezza in Italia che effettivamente richieda misure eccezionali</strong>. Abbiamo cercato <em>online</em> dei rapporti sul crimine in Europa. E&#8217; stato impossibile, pertanto invitiamo i lettori a segnalarci le pubblicazioni delle quali sono, eventualmente, a conoscenza. L&#8217;<a href="http://www.unicri.it/">UNICRI</a>, l&#8217;ente dell&#8217;ONU responsabile per il crimine, non ha pubblicazioni online. Discorso analogo vale per l&#8217;<a href="http://ec.europa.eu/justice_home/index_en.htm">Unione Europea</a>. <strong>Gli unici dati che ci sono pervenuti sono stati pubblicati recentemente dal <a href="http://www.dailymail.co.uk/news/article-1196941/The-violent-country-Europe-Britain-worse-South-Africa-U-S.html"><em>Daily Mail</em></a>: l&#8217;Inghilterra sarebbe al primo posto tra i Paesi più violenti in Europa, seguirebbe l&#8217;Austria, la Svezia, il Belgio. L&#8217;Italia non è nella lista</strong>.</p>
<p>Prima di affermare se effettivamente la situazione italiana sia così prospera vorremmo esaminare dei dati. L&#8217;unico commento che, finora, si può fare, è che <strong>in nessuno di questi Paesi è stata approvata una manovra che autorizzi ronde private</strong>. In attesa di dati più affidabili, conviene ora spostarsi sulla questione delle ronde in quanto tali. <strong>Esse hanno dei vantaggi, ma anche degli svantaggi. Conviene esaminarli insieme</strong>.</p>
<p>A prima vista, le ronde sembrano avere almeno <strong>tre <em>possibili</em> vantaggi</strong>. In primo luogo, <strong>possono permettere di &#8220;diffondere&#8221; la presenza dello Stato sul territorio, in maniera più agevole, snella e soprattutto meno ingombrante</strong>. Anziché avere delle pattuglie di polizia o carabinieri che perlustrano le periferie o i parchi, questo ruolo verrà svolto, in maniera meno visibile ma forse proprio per questo più efficace, da singoli individui. <strong>Ciò potrebbe avere, in secondo luogo, sia un effetto deterrente che un effetto di contrasto</strong>, permettendo dunque sia di scoraggiare l&#8217;atto criminoso che di individuarlo in tempo. Infine, tutto ciò dovrebbe avere costi nulli o modesti.</p>
<p>Questi vantaggi, ovviamente, dipendono dall&#8217;efficacia delle ronde. Efficacia che dipende dalla loro organizzazione. Organizzazione che però contrasta con la natura volontaristica e privatistica. In altre parole, <strong>se le ronde vengono organizzate e gerarchizzate, è possibile che diventino anche realmente efficaci. In questa maniera avremmo però anche una nuova forza di polizia sul nostro territorio</strong>. Forza non sottoposta ad alcun controllo pubblico e politico &#8211; almeno direttamente.</p>
<p>Anche la questione del costo deve essere cautamente analizzata. I primi gruppi che si sono proposti per la funzione di questi ruoli hanno già chiesto degli indennizzi. Alcuni hanno in passato provato l&#8217;esame elettorale. Il rischi, dunque, sono molteplici. Oltre al progressivo aumento degli stanziamenti, si potrebbe assistere ad un nuovo fenomeno clientelare oltrechè di finanziamento pubblico celato ai partiti o associazioni politiche.</p>
<p>Finora abbiamo voluto esaminare i possibili vantaggi &#8211; sottolineando, allo stesso tempo, anche le loro conseguenze. A questo punto conviene guardare agli <strong>svantaggi delle ronde</strong>. In primo luogo, esse rappresentano <em>de facto</em> <strong>un&#8217;arresa dello Stato</strong>. Esso si dichiara incapace di svolgere una delle sue funzioni essenziali (la sicurezza interna) e pertanto decide di fare <em>outsourcing</em>: esternalizzarla. Questa azione è grave per diversi ordini di motivi. Uno, in particolare, merita particolare attenzione: <strong>così si mina la stessa legittimità dello Stato</strong>. Il vincolo di fedeltà che unisce gli individui agli enti statali si fonda su uno scambio: libertà contro sicurezza. Gli individui cedono, nella versione nozickiana, parte della loro libertà, per guadagnare un po&#8217; di sicurezza. Se lo Stato non può più fornire la sicurezza, allora, perché alienare la propria libertà?</p>
<p><strong>In un momento storico nel quale la legittimità degli Stati nazionali è già posta sotto tensione da fenomeni diversi quali globalizzazione, immigrazione, americanizzazione, localizzazione, un passo simile non sembra esattamente dei più arguti</strong>. In primo luogo perché l&#8217;attuale (presunta o reale) emergenza sicurezza è proprio legata a questi fenomeni: immigrazione, integrazione, crimine, etc.</p>
<p>Le ronde, in secondo luogo, <strong>cannibalizzano il tratto distintivo degli Stati nazione</strong>. La scienza politica si è cimentata per decenni (se non per secoli) nello studio dello Stato, delle sue funzioni e dei suoi attributi. La definizione più precisa, parsimoniosa, e calzante è quella fornita da <strong>Max Weber</strong>, che identifica <strong>gli stati</strong> in quelle <strong>organizzazioni che godono del monopolio dell&#8217;uso della forza legittima</strong>. Dove per uso della forza non si intende solo la forza bruta (dalla guerra alle esecuzioni capitali), ma anche la semplice coercizione, tra la quele rientra il diritto/dovere delle forze armate di identificare, bloccare e arrestare gli individui rei di condotte criminose. Affibbiando, seppur lievemente, questa funzione ad un corpo terzo, <strong>lo Stato sta minando il principio del monopolio della forza legittima. Ciò è grave perché, oltre a creare una nuova forza armata, politicamente irresponsabile, dentro i propri confini, permette anche eventuali recrudescenze in futuro</strong>. Se nei prossimi anni la criminalità non dovesse diminuire, per quale ragione lo Stato non dovrebbe rafforzare i poteri delle ronde?</p>
<p>Vi sono, infine, numerosi <strong>problemi di ordine pratico</strong>, organizzativo e anche legale. Essi riguardano le <strong>relazioni tra ronde, le relazioni tra ronde e corpi di polizia, la responsabilità politica per le ronde</strong>. Molte nubi all&#8217;orizzonte e poche chiarezze.</p>
<p>Per il momento, le ronde sembrano pensate principalmente per saziare la fame mediatica di risposte politiche. Taluni, dunque, propendono per sminuirne il significato in virtù della loro pressoché nulla utilità ed efficacia. E&#8217; possibile che sia così. Ciò, però, oltre a non falsificare quanto è stato sinora detto, solleva un altro problema: anch&#8217;esso legato alla legittimità e all&#8217;autorità dello Stato. Che tipo di governo è quello che fa finta di dare risposte, che propone cioè atti consapevolmente inutili volti solo a rassicurare l&#8217;opinione pubblica? E che, infine, indebolisce la legittimità e l&#8217;autorità degli enti statali senza ottenere alcun beneficio pratico.</p>
<p class="fbconnect_share"><fb:share-button class="url" href="http://epistemes.org/2009/07/07/ronde-loutsourcing-del-monopolio-della-forza-legittima/" /></p><hr/>
<p>© <a href="http://epistemes.org">Epistemes.org</a>, 2006 - 2009. |
<a href="http://epistemes.org/2009/07/07/ronde-loutsourcing-del-monopolio-della-forza-legittima/">Permalink</a>
<br/>
Categorie: <a href="http://epistemes.org/category/ir/andrea-gilli/" title="View all posts in Andrea Gilli" rel="category tag">Andrea Gilli</a>,  <a href="http://epistemes.org/category/ir/" title="View all posts in Relazioni Internazionali" rel="category tag">Relazioni Internazionali</a>,  <a href="http://epistemes.org/category/senza-categoria/" title="View all posts in Senza Categoria" rel="category tag">Senza Categoria</a><br/>
</p>
<hr />
<strong>Leggete anche</strong>:
<ul>
	<li><a href="http://phastidio.net">Phastidio.net</a> - "Speak Softly And Carry A Big Stick";</li>
	<li><a href="http://macromonitor.net">Macromonitor.net</a> - Macroeconomia e mercati finanziari</li>
</ul>
<hr />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://epistemes.org/2009/07/07/ronde-loutsourcing-del-monopolio-della-forza-legittima/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>C&#8217;è una soluzione all&#8217;immigrazione?</title>
		<link>http://epistemes.org/2009/05/20/ce-una-soluzione-allimmigrazione/</link>
		<comments>http://epistemes.org/2009/05/20/ce-una-soluzione-allimmigrazione/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 20 May 2009 06:01:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Gilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza Categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://epistemes.org/?p=1344</guid>
		<description><![CDATA[di Andrea Gilli
Nelle ultime settimane, l&#8217;Italia è stata investita da una nuova ondata di immigrazione clandestina. Per la prima volta, il Governo è però riuscito a respingere queste precarie imbarcazioni che attraversano il Mediterraneo sistemando in Libia chi cercava un futuro migliore in Italia.
L&#8217;attenzione si è subito rivolta a questa nuova pratica dei respingimenti: confondendo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Andrea Gilli</strong></p>
<p><strong>Nelle ultime settimane, l&#8217;Italia è stata investita da una nuova ondata di immigrazione clandestina</strong>. Per la prima volta, il Governo è però riuscito a respingere queste precarie imbarcazioni che attraversano il Mediterraneo sistemando in Libia chi cercava un futuro migliore in Italia.</p>
<p>L&#8217;attenzione si è subito rivolta a questa nuova pratica dei respingimenti: confondendo non di rado legittimità, legalità, moralità e opportunità, il dibattito pubblico si è concentrato sulla scelta di operare questi respingimenti.</p>
<p><strong>Non essendoci una reale alternativa, i commentatori più attenti hanno sottolineato come il Governo vada al massimo criticato per una ragione terza: non favorire lo sviluppo in Africa. L&#8217;unica reale soluzione alle migrazioni che ci stanno investendo</strong>.</p>
<p><span id="more-1344"></span>Tra quelli (pochi) ad aver mosso tale rilievo vi è <strong><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=LYZ8B">Michele Boldrin</a></strong>. Pur condividendo la sua analisi, <strong>abbiamo dei dubbi su quest&#8217;ultimo punto</strong>.</p>
<p><strong>Proporre lo sviluppo economico come soluzione all&#8217;immigrazione clandestina cela due grossi problemi</strong>. <strong>Il primo è di ordine pratico: si può favorire la crescita economica, in Paesi terzi? Il secondo è di natura politica: davvero la crescita economica dei Paesi in via di sviluppo sarebbe <em>risk-free</em>?</strong></p>
<p>Ad occhio, sembra quasi tautologico dire che se l&#8217;Africa cresce economicamente, allora gli africani non saranno più costretti a venire in Europa per lavorare. In realtà l&#8217;affermazione è quanto mai problematica. <strong>Far crescere economicamente la Libia piuttosto che il Camerun, la Mauritania o lo Zambia significa, <em>in primis</em>, cambiare i rapporti di forza interni tra le varie forze politiche</strong>. Che il risultato finale sia a somma positiva ci fa sicuramente piacere. Farà meno piacere, invece, a chi da classe dominante verrà emarginato dalla contesa politica.</p>
<p>Favorire dunque la crescita economica in Africa e Medio Oriente è una lotta tutt&#8217;altro che semplice in quanto qualunque politica diretta in questa direzione verrà sistematicamente ostacolata dalle elite al momento al potere nei Paesi in oggetto &#8211; a meno che queste non vengano ampiamente ricompensate. Ma ciò, o non può succedere, o rischia di neutralizzare proprio gli effetti positivi che vogliamo favorire. Inoltre, questa politica, rischia di compromettere i nostri rapporti con questi Stati e, dunque, anche le nostre azioni volte a combattere l&#8217;immigrazione clandestina.</p>
<p>Per chi fosse poco convinto di queste asserzioni, offriamo un semplice esempio. I vari programmi volti allo sviluppo internazionale (Banca Mondiale, UNIDO, UNDP, etc.) continuano ad esistere per una semplice ragione: perchè finora non hanno prodotto alcun risultato significativo. Paesi quali Libia o Egitto, ma lo stesso vale per quasi tutta l&#8217;Africa, si basano su strutture economiche para-feudali. Ogni attività economica funziona in un sistema monopolistoco o, al massimo, oligopolistico che poi viene concesso ad alleati politici in cambio del loro sostegno al governo. Crescita economica signifa l&#8217;emergere di una nuova classe economica (e politica) o il rafforzamento di una già esistente, e quindi la rottura dei delicati rapporti politici interni. In altre parole, i primi a non volere lo sviluppo economico sono i Paesi che vorremmo far crescere.</p>
<p>Ammesso e non concesso che un barlume di sviluppo economico possa comunque realizzarsi, il nostro Paese dovrebbe poi confrontarsi con un altro problema &#8211; tutt&#8217;altro che secondario. Se le nostre politiche pro-sviluppo avessero successo, l&#8217;accresciuta forza negoziale di questi Paesi rischierebbe di danneggiarci non poco. Eliminare fame e povertà è sicuramente un obiettivo nobile. Purtroppo, quando un Paese cresce economicamente, esso cresce anche nei suoi obiettivi politici, nelle sue ambizioni e nelle sue rivendicazioni.</p>
<p>E&#8217; singolare come, se oggi il dibattito sia volto all&#8217;ostruzione dei flussi migratori, solo pochi mesi fa, si parlava di Sovereign Wealth Funds e di come ostacolare il loro ingresso nelle nostre economie. Crescita economica dei Paesi del Terzo Mondo significa maggiore forza economica, a quindi politica, da parte loro &#8211; quindi intromissioni nei nostri affari ed, eventualmente, ricatti e minacce. Senza contare, poi, un secondo riflesso: se la Libia o l&#8217;Algeria iniziassero a consumare internamente solo parte delle risorse naturali (gas e petrolio) che ci vengono, il risultato immediato sarebbe un aumento dei prezzi di questi due beni: con conseguenze tutt&#8217;altro che positive per il nostro Paese e la nostra bilancia dei pagamenti.</p>
<p>Considerazioni analoghe vanno fatte su più campi. Si pensi alle loro rivendicazioni politiche sulla geopolitica medio-orientale.</p>
<p>In definitiva, se i rispingimenti sono l&#8217;unica soluzione di breve termine all&#8217;immigrazione clandestina, bisogna rendersi conto che nel lungo periodo le alternative sono ben poco soddisfacenti. O meglio, esse pongono anche delle pesanti contro-indicazioni. Dall&#8217;essere costantemente soggetti all&#8217;invasione di disperati possiamo infatti contrapporre solo una situazione che contempli minore forza politica e quindi autonomia in campo internazionale. Non esattamente una prospettiva attraente.</p>
<p class="fbconnect_share"><fb:share-button class="url" href="http://epistemes.org/2009/05/20/ce-una-soluzione-allimmigrazione/" /></p><hr/>
<p>© <a href="http://epistemes.org">Epistemes.org</a>, 2006 - 2009. |
<a href="http://epistemes.org/2009/05/20/ce-una-soluzione-allimmigrazione/">Permalink</a>
<br/>
Categorie: <a href="http://epistemes.org/category/senza-categoria/" title="View all posts in Senza Categoria" rel="category tag">Senza Categoria</a><br/>
</p>
<hr />
<strong>Leggete anche</strong>:
<ul>
	<li><a href="http://phastidio.net">Phastidio.net</a> - "Speak Softly And Carry A Big Stick";</li>
	<li><a href="http://macromonitor.net">Macromonitor.net</a> - Macroeconomia e mercati finanziari</li>
</ul>
<hr />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://epistemes.org/2009/05/20/ce-una-soluzione-allimmigrazione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lo stato delle forze armate italiane</title>
		<link>http://epistemes.org/2009/03/17/lo-stato-delle-forze-armate-italiane/</link>
		<comments>http://epistemes.org/2009/03/17/lo-stato-delle-forze-armate-italiane/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2009 07:25:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Gilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza Categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://epistemes.org/?p=1232</guid>
		<description><![CDATA[di Andrea Gilli
Sul Corriere della Sera di domenica è apparso un articolo che descrive la desolante, ancorchè non sconosciuta, situazione delle nostre Forze Armate. La fotografia è inquietante: mancano i fondi per riparare nuovi mezzi e per comprarne di nuovi. Essendo impegnati in missioni internazionali che vanno dall&#8217;Afghanistan al Libano, i nostri mezzi sono ovviamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Andrea Gilli</p>
<p><strong>Sul <a href="http://www.corriere.it/cronache/09_marzo_15/cremonesi_esercito_soldati_22926f3a-1147-11de-a75c-00144f02aabc.shtml"><em>Corriere della Sera</em></a> di domenica è apparso un articolo che descrive la desolante, ancorchè non sconosciuta, situazione delle nostre Forze Armate</strong>. La fotografia è inquietante: mancano i fondi per riparare nuovi mezzi e per comprarne di nuovi. Essendo impegnati in missioni internazionali che vanno dall&#8217;Afghanistan al Libano, i nostri mezzi sono ovviamente soggetti ad un&#8217;usura maggiore, mancando però i fondi per ripararli, le nostre truppe si trovano di fronte ad una situazione drammatica, che mette a rischio non solo la loro operatività ma anche la loro sicurezza.</p>
<p><strong>Che la Difesa soffra di carenza di risorse è noto. Ciò che è meno noto sono le cause di questa situazione. Per curare il malato, è necessario conoscere la malattia. Questo è l&#8217;obiettivo del presente articolo</strong>.</p>
<p><span id="more-1232"></span><strong>Lo stato delle Forze Armate italiane è pessimo. L&#8217;abolizione della leva obbligatoria ha fortemente intaccato la qualità dell&#8217;organico, i continui tagli di bilancio hanno creato problemi tanto di pianificazione che di bilancio, mentre il crescere del numero delle nostre missioni internazionali ha dato una fortissima accelerazione alla voci di costo</strong>.</p>
<p>Per migliorare (risolvere è un&#8217;utopia) l&#8217;attuale situazione, è necessario affrontare la questione di petto. A nostro modo di vedere, <strong>i problemi della difesa italiana sono principalmente tre. Eccesso di spese per personale e pensioni. Tagli continui al bilancio. Eccesso di numero di missioni.</strong></p>
<p>Lo stesso articolo di Cremonesi, dopo aver descritto la miseria nella quale si trova il nostro esercito, termina affermando che si stanno già sviluppando i piani per mandare delle truppe a controllare il confine occidentale di Gaza. <em>This is nonsense</em> &#8211; direbbero gli americani.</p>
<p><em>Personale e pensioni.</em></p>
<p><strong>Alcuni studi stimano il costo per personale e pensioni tra il 60 e il 70% del nostro bilancio</strong>. E&#8217; chiaro che è troppo. E una riforma è necessaria. Se è vero che i Governi degli ultimi anni hanno solo saputo tagliare i fondi, è altrettanto vero che la Difesa non è riuscita a riorganizzarsi efficacemente. Politicamente &#8211; come ben si comprende &#8211; tagliare personale (soprattutto civile) e pensioni è tutt&#8217;altro che facile. Ma di fronte a condizioni aspre, non c&#8217;è altra strada.</p>
<p><em>Fondi</em></p>
<p><strong>Il secondo problema riguarda gli stanziamenti</strong>. Nell&#8217;articolo in questione, si parla addirittura di 0,66% del Pil destinato all&#8217;Esercito. La quota che destiniamo è verosimilmente più alta (le fonti internazionali stimano uno 0,88% &#8211; che, a livello internazionale, rimane comunque troppo bassa). Il problema è però un altro. Se l&#8217;Italia vuole spendere per la propria Difesa lo 0,60% del Pil, questa è una scelta legittima, che va rispettata &#8211; purchè tutti siano a conoscenza delle sue implicazioni. Il problema è decidere quale ruolo si vuole per la nostra Difesa e quale ruolo il nostro Paese vuole avere a livello internazionale. <strong>Se vogliamo una Difesa allo 0,60%, allora dobbiamo adattarci &#8211; basta saperlo. Negli ultimi anni, invece, si è sempre parlato di incrementi. Ogni governo ha sempre promesso di aumentare gli stanziamenti, salvo poi tagliare senza pietà i fondi per la Difesa</strong> (con la sola eccezione del Governo Prodi). Di fronte a certe promesse, l&#8217;Esercito ha elaborato una certa pianificazione. Se si fosse saputo che i fondi sarebbero stati altri, allora la pianificazione sarebbe anch&#8217;essa stata diversa.</p>
<p><em>Missioni internazionali</em></p>
<p>Il paragrafo precedente tocca un punto centrale. <strong>Il ruolo internazionale dell&#8217;Italia</strong>. <strong>Ogni governo, negli ultimi 15 anni, ha voluto compiere la sua missione internazionale. Somalia, Albania, Serbia, Kossovo, Macedonia, Afghanistan, Iraq, Libano, Darfur.</strong> Ora si parla addirittura di Gaza. Questo spirito internazionale va sicuramente elogiato &#8211; certo lo si potrebbe prendere più seriamente se, di fronte a tanta attività, la classe politica volesse destinare anche maggiori fondi alle nostre Forze Armate.</p>
<p>Senza dilungarci, il problema è il seguente: <strong>mentre negli ultimi quindici anni il nostro Esercito ha visto i fondi diminuire in maniera quasi verticale, i compiti che gli sono stati assegnati sono progressivamente cresciuti</strong>. Nel campo della difesa, il problema non è solo aritmetico, ma è geometrico (almeno &#8211; se non esponenziale): <strong>i mezzi in missione si logorano facilmente e velocemente, quindi bisogna ripararli di più e più spesso, come bisogna anche sostituirli, maggiormente e con maggiore frequenza</strong>. Allo stesso modo, <strong>i soldati in missione ricevono indennità nettamente superiori a quelle che si ricevono in patria</strong>.</p>
<p>Ovviamente, <strong>a decidere di far parte di queste missioni non era l&#8217;Esercito ma era quella classe politica che, mentre con la mano destra indicava le missioni, con la sinistra tagliava i fondi</strong>.</p>
<p>Conclusioni</p>
<p>Lo abbiamo già detto più volte su questo sito. <strong>Meno personale civile, meno missioni e, potenzialmente, più fondi. Questa è la ricetta, semplicistica ma realistica, per affrontare i problemi della nostra Difesa</strong>.<br />
Ora si parla di una missione a Gaza: se questa richiesta verrà effettivamente inoltrata, negli alti piani della Difesa qualcuno potrebbe decidere di dimettersi per protestare contro la folle politica del nostro Governo. In assenza di passi simili, non a torto, continuerà a rimanere l&#8217;idea che, in fin dei conti, l&#8217;Esercito ce la possa sempre fare.</p>
<p class="fbconnect_share"><fb:share-button class="url" href="http://epistemes.org/2009/03/17/lo-stato-delle-forze-armate-italiane/" /></p><hr/>
<p>© <a href="http://epistemes.org">Epistemes.org</a>, 2006 - 2009. |
<a href="http://epistemes.org/2009/03/17/lo-stato-delle-forze-armate-italiane/">Permalink</a>
<br/>
Categorie: <a href="http://epistemes.org/category/senza-categoria/" title="View all posts in Senza Categoria" rel="category tag">Senza Categoria</a><br/>
</p>
<hr />
<strong>Leggete anche</strong>:
<ul>
	<li><a href="http://phastidio.net">Phastidio.net</a> - "Speak Softly And Carry A Big Stick";</li>
	<li><a href="http://macromonitor.net">Macromonitor.net</a> - Macroeconomia e mercati finanziari</li>
</ul>
<hr />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://epistemes.org/2009/03/17/lo-stato-delle-forze-armate-italiane/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Popper, Liberalismo e Anti-Statalismo</title>
		<link>http://epistemes.org/2009/03/16/popper-liberalismo-e-anti-statalismo/</link>
		<comments>http://epistemes.org/2009/03/16/popper-liberalismo-e-anti-statalismo/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 Mar 2009 07:48:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Gilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza Categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://epistemes.org/?p=1221</guid>
		<description><![CDATA[di Andrea Gilli
Il rapporto tra Stato e Liberalismo è sempre stato complesso. Il Liberalismo nasce come ideologia volta a depotenziare le tentazioni autoritarie dello Stato. Non stupisce dunque che, analiticamente, ancora prima che normativamente, il Liberalismo tradisca una certa diffidenza verso il ruolo dello Stato nella società e nell&#8217;economia. Di tanto in tanto, però, questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Andrea Gilli</strong></p>
<p><strong>Il rapporto tra Stato e Liberalismo è sempre stato complesso</strong>. Il Liberalismo nasce come ideologia volta a depotenziare le tentazioni autoritarie dello Stato. Non stupisce dunque che, analiticamente, ancora prima che normativamente, il Liberalismo tradisca una certa diffidenza verso il ruolo dello Stato nella società e nell&#8217;economia. Di tanto in tanto, però, <strong>questa tensione, riassumibile nella dicotomia sicurezza contro libertà, ha delle accelerazioni infelici</strong>. Piero Ostellino, in un recente editoriale sul <em>Corriere della Sera</em>, offre proprio una di queste infelici accelerazioni. Prima di analizzarla, conviene innanzitutto concentrasi sull&#8217;evoluzione storica dello Stato e del Mercato.</p>
<p><span id="more-1221"></span>Lo Stato moderno nasce in Europa, a partire dal 1500, dove si sviluppa prima in Spagna e in Francia, poi in Inghilterra e in Olanda, e infine prende forma nel resto del Continente &#8211; per ultimo in Italia e in Germania (aspetto quest&#8217;ultimo che, come vedremo in seguito, non è da sottovalutare).</p>
<p><strong>Sotto tutti i punti di vista, lo Stato Moderno è, storicamente, la più efficace forma di organizzazione politica</strong>. Esso ha infatti <strong>difeso i suoi cittadini dalle minacce esterne, garantendo allo stesso tempo la sicurezza interna</strong>. In altre parole, lo Stato Moderno è stato in grado di creare e mantenere, in maniera continuata e continuativa, un apparato di sicurezza (l&#8217;esercito) in grado di proteggere il proprio territorio e il proprio popolo dalle invasioni esterne. In questo modo, <strong>ha vanificato i tentativi di razziare produzioni e raccolti da parte di altri attori, dando così un fortissimo incentivo all&#8217;investimento produttivo</strong>. Infine, come accennato, è stato in grado di mantenere ordine all&#8217;interno dei suoi confini, assumendo il monopolio sul controllo della forza. Ciò <strong>ha permesso, tra le altre cose, la costituzione e il rispetto di un apparato legale efficace e rispettato (dal quale la proprietà privata non fa eccezione) che, a sua volta, ha gettato le basi per la crescita economica, politica e sociale dell&#8217;Europa Occidentale prima, e degli Stati Uniti poi</strong>.</p>
<p>Molti degli elementi che ancora oggi caratterizzano la nostra vita quotidiana sono una diretta conseguenza della nascita dello Stato moderno: in primo luogo <strong>la nostra ricchezza e</strong> <strong>la democrazia</strong>. La democrazia è stata possibile solo e soltanto all&#8217;interno degli Stati. Come anche la crescita economica, che si è manifestata  in maniera continuata e massiccia solo sotto l&#8217;egida della protezione statale.</p>
<p><strong>Lo Stato aveva bisogno di risorse per gestire la sua macchina amministrativa, e in particolare per poter disporre di un esercito all&#8217;altezza di quelli nemici</strong>. Queste risorse potevano derivare solo dalla tassazione. Una tassazione troppo alta avrebbe compresso gli investimenti, e quindi il gettito futuro. Una tassazione ridotta non avrebbe prodotto risorse in quantità adeguate. <strong>La soluzione trovata consistette nel <em>laissez faire &#8211; </em>lasciar fare ai privati, che in cambio della protezione ricevuta, si impegnavano a pagare un somma dei loro ricavi al sovrano</strong>. Così l&#8217;Inghilterra, prima, e poi i Paesi Bassi e la Francia gettarono le basi per il loro sviluppo economico.</p>
<p><strong>La democrazia fu la logica conseguenza di questo processo &#8211; che, in fin dei conti, non è altro che la soluzione trovata per risolvere la tensione prima ricordata tra libertà e sicurezza</strong>. Arricchendosi, le classi borghesi iniziarono a reclamare un maggiore ruolo nella sfera pubblica. Avevano bisogno dello Stato per difendere le loro proprietà tanto dagli attacchi stranieri che dai conflitti sociali interni. Allo stesso tempo, esse volevano anche la massima libertà possibile in campo economico, e una tassazione non vessatoria. Il risultato fu la nascita della democrazia constituzionale.</p>
<p><strong>Il Liberalismo, come i più attenti avranno notato, si sviluppò all&#8217;interno di questo dibattito, dal lato opposto dello Stato</strong>. Abbiamo già ricordato che non deve dunque sorprendere se la sua attenzione analitica e normativa per il ruolo dell&#8217;apparato statale sia sempre stata caratterizzata da una certa diffidenza. Compito del liberale non ideologico dovrebbe essere però quello di riconoscere, e accettare questi limiti della propria dottrina.</p>
<p>Non ci sembra che <strong>Piero Ostellino</strong>, già direttore e attuale editorialista del <em>Corriere della Sera</em>, sia andato in questa direzione. Nel suo ultimo <a href="http://www.corriere.it/editoriali/09_marzo_14/ostellino_presidenza_rai_foglia_di_fico_d136155c-10af-11de-a338-00144f02aabc.shtml">articolo</a>, infatti, <strong>la furia anti-statale non solo porta l&#8217;autore a perdere di vista quelli che sono i meriti dello Stato </strong>(oltre a quelli ricordati, sarebbe il caso di menzionare anche lo stesso Liberalismo, che non sarebbe mai esistito se lo Stato moderno non si fosse sviluppato), <strong>ma addirittura lo accompagna a degenerazioni dal vago sapore razzista che, per gentilezza, preferiamo identificare come &#8220;non-falsificabili&#8221;</strong>.</p>
<p>Secondo Ostellino, infatti, <strong>il disastrato rapporto tra Stato e Mercato, tra sicurezza e libertà, che caratterizza l&#8217;Italia sarebbe dovuto, da una parte, allo &#8220;Stato canaglia&#8221; e, dall&#8217;altra, alla cultura parassitaria che accompagna la stragrande maggioranza dei nostri cittadini</strong>.</p>
<p>Per Stato canaglia Ostellino intende, verosimilmente, la vorace attitudine del nostro apparato statale ad inglobare ogni tipo di attività economica, culturale, politica. Nel merito dell&#8217;articolo in questione, si parla di RAI. Per cultura parassitaria, invece, Ostellino intende l&#8217;approccio passivo degli italiani che preferirebbero uno Stato invasivo, nel quale le loro responsabilità, come anche le loro libertà, siano minori, invece di uno Stato più snello, più efficace ma nel quale il loro ruolo sociale, civile e politico sia maggiore.</p>
<p>E&#8217; singolare che Ostellino, dai più considerato uno dei maggiori rappresentanti del Liberalismo classico nel nostro Paese, si abbandoni poi in spiesgazioni che, per un liberale come Popper, sarebbero frutto di ragionamenti capziosi e viziati, se non di ambigue contorsioni mentali.</p>
<p>I problemi della spiegazioni offerta da Ostellino sono sostanzialmente due: non fansificabilità ed endogeneità. La sua trattazione della variabile cultura non è assolutamente convincente, sotto più punti di vista, senza contare che offre una spiegazione non falsificabile. In secondo luogo, egli rileva due variabili indipendenti per una sola spiegazione: lo Stato canaglia e la cultura parassitaria. Metodologicamente, questo è già un errore, in quanto non considera come esse siano correlate, e quindi come una sia il prodotto dell&#8217;altra.</p>
<p>Innanzitutto, identificando la cultura parassitaria degli italiani come causa della disastrata situazione politica e sociale del nostro Paese, Ostellino sembra trovare una ragione genetica e biologica ai problemi che affliggono la Penisola. Dette teorie andavano di moda un secolo fa &#8211; ora sono state abbandonate, anche per via del loro forte connotato razzista. Questa cultura parassitaria &#8211; dice l&#8217;editorialista del <em>Corriere</em> &#8211; caratterizza solo gli Italiani. E&#8217; logico chiedersi da quando ciò sia vero. La risposta più logica e coerente dovrebbe essere &#8220;da sempre&#8221;, perchè, altrimenti, ci dovrebbe essere qualche fattore che ha portato allo sviluppo di questa cultura. Ma su questo punto torniamo in seguito.</p>
<p>In secondo luogo, affermando che detta cultura caratterizzerebbe la grande maggioranza degli italiani, Ostellino cade nell&#8217;infalsaficabilità. La sua teoria non può essere smentita: un Del Vecchio che vince nei mercati internazionali o un ricercatore che va a specializzarsi in America sarebbero un chiaro esempio di una cultura non parassitaria. Tutti gli altri italiani, invece, sarebbero guidati da una cultura della rendita. In qualunque situazione, la teoria è sempre valida, perchè la si può sempre adattare strumentalmente a qualsiasi caso. E una teoria che è sempre valida, non è mai corretta. Popper <em>dixit</em>.</p>
<p>In terzo luogo, vi è una chiara contraddizione metodologica nel ragionamento di Ostellino. La cultura può ovviamente essere elevata a spiegazione delle azioni individuali. Nelle scienze sociali, tutto il filone riflettivista (o culturalista e costruttiviste), guarda infatti al ruolo indipendente della cultura per spiegare il comportamento degli individui. Farlo è assolutamente legittimo. Un po&#8217; meno, lo è da parte di chi dichiara di affidarsi unicamente all&#8217;invidualismo metodologico come paradigma per leggere la realtà sociale. La cultura, in quanto fattore condiviso, può essere solo esaminata da una prospettiva olistica &#8211; a meno, ovviamente, di pensare che gli italiani sviluppino endogeneamente e individuamente nel loro cervello una cultura che, verosimilmente per ragioni genetiche, tenderebbe ad essere uniforme. Che Ostellino usi dunque la cultura per spiegare il caso italiano e poi, quasi contemporaneamente, dica che, salvo l&#8217;invidualismo metodologico, tutti gli altri paradigmi avrebbero dei tratti autoritari ha un vago sapore ridicolo &#8211; oltre che contraddittorio:</p>
<p style="padding-left: 30px;"><em>Ritengo anch&#8217;io che l&#8217;individualismo metodologico sia la sola metodologia della conoscenza corretta, in quanto, per dirla con Popper, empiricamente verificabile alla prova della realtà effettuale. La divisione dell&#8217;Italia in due — l&#8217;Italia (al plurale) dei singoli individui, ciascuno dei quali pensa e agisce sulla base delle proprie personali convinzioni; e l&#8217;Italia (al singolare), come soggetto collettivo, autoreferenziale, che li (mal)governa sulla base di principi e leggi che essa stessa si è data — è, dunque, solamente un artificio retorico. (Piero Ostellino, <a href="http://www.corriere.it/cultura/09_marzo_04/piero_ostellino_stato_canaglia_72c0162a-08a4-11de-af33-00144f02aabc.shtml">Corriere della Sera</a>, 4 marzo 2009).</em></p>
<p>Il secondo problema riguarda il rapporto tra cultura parassitario e stato canaglia. Sempre per fare i puristi della metodologia, è chiaro come il sole che il problema della teoria di Ostellino è di endogeneità. La (presunta) cultura parassitaria è il prodotto di quello che Ostellino chiama Stato canaglia. Quindi Ostellino scambia per causa quella che in realtà è una conseguenza. La domanda, a questo punto, è semplice: ma questo Stato canaglia può spiegare la situazione italiana e la sua cultura parassitaria?</p>
<p>Anche in questo caso, la risposta è no. La variabile identificata (lo Stato canaglia) da Ostellino non è infatti una variabile, ma semplicemente il prodotto di un altro processo che la sua analisi non coglie. Vediamo più nel dettaglio.</p>
<p><strong>Il problema dell&#8217;Italia è di natura storica, e riguarda in particolare il parziale sviluppo dell&#8217;apparato statale</strong> &#8211; fatto che non dovrebbe sorprendere visto che, come abbiano ricordato, lo Stato unitario, in Italia, si è sviluppato con netto ritardo rispetto al resto d&#8217;Europa. L&#8217;ordinamento giuridico è stato spesso inapplicabile e inapplicato, se non inadatto, l&#8217;ordine e la legalità non mantenuti &#8211; semplicemente perchè mancava una cultura della legalità, senza contare l&#8217;assenza di personale preparato per applicare le norme varate. <strong>In Inghilterra, lo Stato e la classe produttiva hanno siglato un accordo sul livello di servizi e di tassazione. In Italia è avvenuto l&#8217;opposto: in cambio di ampia illegalità (inclusa l&#8217;evasione fiscale) sono stati concessi servizi ridotti.</strong></p>
<p>Due domande sorgono spontanee. Una riguarda la ragione di questa scelta. La seconda riguarda il caso tedesco, che dovrebbe contraddire la nostra interpretazione.</p>
<p>La ragione del ritardato sviluppo statuale è doppia. In primo luogo, la lunga dominazione straniera, unita alle forti conflittualità interne, ha prodotto debolissime strutture sociali. Non è difficile capire che laddove vi sia un più debole senso di comunità, e soprattutto un tenue legame con l&#8217;apparato statale, l&#8217;amministrazione (in Italia già debole per le ragioni già ricordate, incluse il tardo sviluppo, l&#8217;assenza di una burocrazia capace, etc.) abbia trovato ulteriori ostacoli alla sua azione. <strong>Il Sud Italia, in particolare, è stato vessato e mantenuto in una situazione parafeudale per secoli dalla Spagna</strong>. Non stupisce che i Paesi soggetti a simili dominazione (soprattutto spagnola) soffrano tutt&#8217;ora problemi analoghi ai nostri: basta guardare al Sud America per capire di cosa parliamo. Dall&#8217;altra parte, <strong>le esigenze politiche unitarie, prima, e della Guerra Fredda, dopo, hanno fatto il resto</strong>. In breve, per vincere le elezioni nazionali era necessario allearsi con chi poteva vincere nelle varie regioni italiane: ciò significava anche allearsi con chi, anzichè favorire lo sviluppo, avrebbe mantenuto lo status quo.</p>
<p><strong>Il caso tedesco, dall&#8217;altra parte, conferma proprio quanto detto sulle strtture sociali</strong>. Il livello di efficacia di un apparato statale, in guerra, nell&#8217;amminstrazione, nella raccolta dei tributi, dipende dalla coesione interna ad un Paese. <strong>Robert Putnam</strong> ha evidenziato questi elementi studiando un Paese che soffre proprio di questi problemi. Quel Paese si chiama Italia. Non è difficile comprendere che <strong>in un Paese con scarsa coesione sociale, i compiti dello Stato siano più complicati, e la sua efficacia minore</strong>. E le strutture sociali dipendono non dai geni di una data popolazione, ma semplicemente dalle evoluzioni storico, politico e culturali di un Paese. Ripetiamo: difficilmente le strutture sociali di un Paese possono essere robuste quando per secoli è stato dominato da Paesi stranieri (Austria, Francia e Spagna) e dove le rivalità interne sono state massime.</p>
<p>Criticare lo Stato, in definitiva, per le sue interferenze nella libertà dei cittadini o per quelle nell&#8217;economia di mercato (con le loro conseguenze negative in termini di efficienza economica) è assolutamente legittimo, purchè ci si ricordi sempre che senza Stato, non ci sarebbe però nè libertà nè crescita economica.</p>
<p>Il problema della situazione italiana ha ragioni strutturali e storiche, sulle quali i singoli individui, nel breve periodo, hanno ben poca influenza. Per risolvere detti problemi, in ogni caso, bisogna innanzitutto identificare le loro cause effettive. Solo affrontandole, la situazione italiana potrà migliorare. Difficilmente ciò potrà accadere lanciando strali vaghi e vani.</p>
<p class="fbconnect_share"><fb:share-button class="url" href="http://epistemes.org/2009/03/16/popper-liberalismo-e-anti-statalismo/" /></p><hr/>
<p>© <a href="http://epistemes.org">Epistemes.org</a>, 2006 - 2009. |
<a href="http://epistemes.org/2009/03/16/popper-liberalismo-e-anti-statalismo/">Permalink</a>
<br/>
Categorie: <a href="http://epistemes.org/category/senza-categoria/" title="View all posts in Senza Categoria" rel="category tag">Senza Categoria</a><br/>
</p>
<hr />
<strong>Leggete anche</strong>:
<ul>
	<li><a href="http://phastidio.net">Phastidio.net</a> - "Speak Softly And Carry A Big Stick";</li>
	<li><a href="http://macromonitor.net">Macromonitor.net</a> - Macroeconomia e mercati finanziari</li>
</ul>
<hr />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://epistemes.org/2009/03/16/popper-liberalismo-e-anti-statalismo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
