Archive for the 'Mauro Gilli' Category

Le implicazioni per la politica estera americana del voto in Massachusetts

di Mauro Gilli

I risultati delle elezioni in Massachusetts per il seggio di Ted Kennedy hanno portato ad un imprevedibile e largamente inaspettato risultato: la vittoria del candidato repubblicano Scott Brown. Un destino baro per Kennedy. Alfiere della riforma sanitaria per tutta la sua carriera politica, proprio la sua morte, avvenuta alcuni mesi fa, potrebbe aver impedito a questa riforma epocale di venire portata avanti così come i democratici la vorrebbero.

Perdendo in Massachusetts, come tutti i mezzi di informazione stanno ribadendo, i Democratici hanno infatti perso la maggioranza a prova di “filibustering” che li proteggeva dall’opposizione repubblicana al Senato. Non vogliamo però concentrarci su questi dettagli, quanto piuttosto allargare la discussione a quali potrebbero essere le implicazioni di questa elezione per la politica estera americana.

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Il Muro di Berlino, la fine della Guerra Fredda, e la verità su Reagan

di Mauro Gilli

Oggi è il ventesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino, evento epocale che anticipò di due anni il tanto più inaspettato crollo dell’Unione Sovietica. Sicuri che sui giornali italiani leggeremo fantastiche ricostruzioni relativamente al ruolo giocato da Ronald Reagan, l’inquilino della Casa Bianca dal 1981 al 1988, illustriamo qui di seguito le contraddizioni di quella che negli anni si è venuta rafforzando come una delle più diffuse interpretazioni della fine della Guerra Fredda.

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Guinea: I paradossi dell’empatia cosmopolita

di Mauro Gilli

La scorsa settimana, l’Amministrazione americana ha inviato un diplomatico di alto grado in Guinea per protestare contro l’uccisione di 150 esponenti dell’opposizione durante una manifestazione di piazza (oltre a questa strage, i militari intervenuti si sono resi colpevoli anche di numerosi stupri a cielo aperto). Nessuno di noi vorrebbe mai sentire notizie come queste. Purtroppo, però, in politica internazionale non sono le prime, e non saranno neanche le ultime.

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L’Europa è troppo importante per essere lasciata a Tony Blair

di Mauro Gilli

C’è molto fermento dietro ai nomi dei possibili candidati per la presidenza dell’Unione Europea. Con la ratifica da parte dell’Irlanda del trattato di Lisbona, non si tratta più solamente di ragionamenti in linea teorica. Si tratta di pensare concretamente a chi possa ricoprire questo ruolo. Tra questi, vi è Tony Blair. Per l’Europa, però, Blair rappresenterebbe la scelta peggiore in questo momento.

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La Georgia e la guerra del 2008: responsabilità e conseguenze

di Mauro Gilli

Qualcuno si ricorda la guerra tra la Georgia e la Russia dell’agosto 2008? Era quella che vide la Russia invadere la Georgia per via della controversia delle regioni indipendentiste dell’Ossezia e della Sud Abhkazia.

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Sui disordini in Cina: l’inevitabilità di maggiore apertura politica?

di Andrea e Mauro Gilli

“Il forte non è mai abbastanza forte da poter comandare a meno che non trasformi la sua forza in diritto, e l’obbedienza in dovere” – J.J. Rousseau

“Dal momento che l’amore e la paura possono difficilmente coesistere, se dobbiamo scegliere fra uno dei due, è molto più sicuro essere temuti che essere amati” – N. Machiavelli

A proposito della dicotomia tra imposizione dell’ordine con la forza e il suo raggiungimento tramite il consenso (che permette a sua volta a chi comanda di godere di un concetto tanto astratto quanto importante, la legittimità), così si esprimevano rispettivamente due dei più importanti filosofi e studiosi di problemi sociali occidentali, Jean-Jacques Rousseau e Nicolò Machiavelli. Questa dicotomia oggi sembra quanto mai evidente relativamente ai recenti disordini in Cina. Oggi è la rivolta degli uighuri nella regione dello Xinjiang. Lo scorso anno erano i tibetani. Alcuni anni fa erano i contadini che si opponevano allo sfollamento voluto dal governo per costruire la diga delle Tre Gole.

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Iran: Purtroppo non li possiamo aiutare. Risposta a Henry-Levy

di Mauro Gilli

Con le elezioni in Iran, si è tornato a parlare di un dilemma a cui l’Occidente si trova spesso di fronte: aiutare i popoli oppressi a liberarsi dai loro oppressori, oppure rimanere impassibili di fronte alla tragedia? Secondo Bernard Henry-Levy, l’Occidente avrebbe l’obbligo di prestare soccorso (Corriere della Sera, 16 giugno). Simili considerazioni sono state espresse nelle scorse settimane relativamente al popolo cinese, in concomitanza con il ventesimo anniversario della strage di Tienanmen. La questione, anche se è stata sollevata relativamente all’Iran o alla Cina, si presta a generalizzazioni e ad una discussione più ampia.

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Truppe aggiuntive in Afghanistan? No, grazie.

di Mauro Gilli

Secondo alcune indiscrezioni del Corriere della Sera, il Presidente del Consiglio si appresterebbe a raccogliere la richiesta americana rivolta agli alleati europei di aumentare le truppe in Afghanistan. Purtroppo, tale scelta sembra ripercorrere una tradizione tutta italiana che va sin dal nostro risorgimento, quando con la missione in Crimea guidata da Lamarmora, Cavour tentò di raccogliere il sostegno degli alleati europei per la causa italiana.

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Perché non si possono accettare le critiche dell’ONU

di Andrea Gilli e Mauro Gilli

Nei giorni scorsi, l’alto commissariato per i rifugiati dell’ONU (UNHCR) ha accusato duramente il nostro paese per le sue azioni volte a contrastare l’immigrazione clandestina, e più precisamente i respingimenti in mare dei barconi provenienti dalle coste africane. il ministro della Difesa La Russa ha replicato affermando che l’agenzia in questione non conterebbe nulla. Mentre questo pseudo scontro diplomatico sembra affievolirsi, con il presente articolo, pur stigmatizzando le parole del ministro. vogliamo sottolineare come, in fondo, pur sbagliando nella forma, nella sostanza il Ministro ha centrato il punto.

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La politica estera di Obama

di Mauro Gilli

Le recenti scelte in politica estera dell’Amministrazione Obama hanno suscitato una certa sorpresa – e in molti casi sgomento – tra gli osservatori. A fronte delle grandi aspettative sulla capacità del presidente in persona di restituire all’America un’immagine positiva a livello internazionale, Obama si è trovato a dover prendere delle decisioni in palese contrasto con due dei pilastri fondanti della società americana: la convinzione che sia dovere degli Stati Uniti trasformare le altre società, promuovendo diritti umani, democrazia e libero mercato; e, dall’altra parte, l’idea che l’America sia un paese che non si arrende di fronte ai nemici, e che è disposta a pagare ogni prezzo per raggiungere i suoi obiettivi.

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