<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Epistemes.org &#187; Andrea Gilli</title>
	<atom:link href="http://epistemes.org/category/ir/andrea-gilli/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://epistemes.org</link>
	<description>Studi economici e politici</description>
	<lastBuildDate>Mon, 15 Mar 2010 09:05:10 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=abc</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
		<atom:link rel='hub' href='http://epistemes.org/?pushpress=hub'/>
<cloud domain='epistemes.org' port='80' path='/?rsscloud=notify' registerProcedure='' protocol='http-post' />
		<item>
		<title>Cooperazione in armamenti, lettera al FT</title>
		<link>http://epistemes.org/2010/03/11/cooperazione-in-armamenti-lettera-al-ft/</link>
		<comments>http://epistemes.org/2010/03/11/cooperazione-in-armamenti-lettera-al-ft/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 07:15:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Andrea Gilli]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Internazionali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://epistemes.org/?p=2235</guid>
		<description><![CDATA[di Andrea Gilli
Su Financial Times di alcuni giorni fa, c&#8217;era un editoriale abbastanza discutibile sulla cooperazione in armamenti tra Francia e Inghilterra. Ho spedito una lettera al FT che però non è stata pubblicata. Dopo aver letto il loro editoriale, vale la pena leggere la mia risposta.
From Mr. Andrea Gilli
Sir,
in your editorial Hard-up Entente (7th [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Andrea Gilli</strong></p>
<p>Su <a href="http://www.ft.com/cms/s/ebd9bb6c-2a1b-11df-b940-00144feabdc0,Authorised=false.html?_i_location=http%3A%2F%2Fwww.ft.com%2Fcms%2Fs%2F0%2Febd9bb6c-2a1b-11df-b940-00144feabdc0.html&amp;_i_referer=http%3A%2F%2Fwww.ft.com%2Fintl%2Fcomment"><em>Financial Times</em></a> di alcuni giorni fa, c&#8217;era un editoriale abbastanza discutibile sulla cooperazione in armamenti tra Francia e Inghilterra. Ho spedito una lettera al FT che però non è stata pubblicata. Dopo aver letto il loro editoriale, vale la pena leggere la mia risposta.</p>
<p><span id="more-2235"></span><em>From Mr. Andrea Gilli</em></p>
<p><em>Sir,</em></p>
<p><em>in your editorial </em><em></em>Hard-up Entente <em>(7th March 2010), you suggest that Britain and France strengthen their cooperation in weapons production. I agree. However, your descriptions of the situation is quite questionable. And the implications of your reasoning quite devastating. First, you say that so far the biggest political obstacle to closer armaments cooperation was France&#8217;s peculiar position inside NATO (that was out of the Military Command). This is simply not true. The two countries cooperated well in the past (Lynx, Puma, Gazelle, Milan, HOT, Roland, just to name a few programs). They cooperate quite well now (Galileo, A400M, PAAMS, BRVAAM Meteor), and when their attempts to cooperate failed, their stances towards NATO had no role. Indeed, the cause was the protectionist tendencies of their respective governments (France in the case of the EFA, Britain in the Horizon CFNF). Second, you suggest in any case to keep this cooperation modest. This means to avoid grand projects à la Eurofighter, for focusing on niche areas (like UAVs). Beside that this already contradicts the reality (the aforementioned Galileo, A400M etc. are all huge programs), there are three main problems with your reasoning. First, such a choice would have dramatic effects on the European Defense Industrial Base. Second, it would render Europe more dependent on American military capabilities. Finally, it would have egregious effects on the EU capacity to act alone and effectively. Although you may not like it, in a globalized world, with skyrocketing weapons&#8217; costs, medium powers like France and Britain have no possibility to keep total autonomous defense capabilities. The only way they have to maintain some independence is by controlling their dependence on foreign sources. And this can occur only by cooperating more, not less, in arms production.</em></p>
<p><em>Best regards,</em></p>
<p><em>Andrea Gilli<br />
European University Institute<br />
San Domenico di Fiesole (FI)<br />
Italy, 50014</em></p>
<p class="fbconnect_share"><fb:share-button class="url" href="http://epistemes.org/2010/03/11/cooperazione-in-armamenti-lettera-al-ft/" /></p><hr/>
<p>© <a href="http://epistemes.org">Epistemes.org</a>, 2006 - 2010. |
<a href="http://epistemes.org/2010/03/11/cooperazione-in-armamenti-lettera-al-ft/">Permalink</a>
<br/>
Categorie: <a href="http://epistemes.org/category/ir/andrea-gilli/" title="View all posts in Andrea Gilli" rel="category tag">Andrea Gilli</a>,  <a href="http://epistemes.org/category/ir/" title="View all posts in Relazioni Internazionali" rel="category tag">Relazioni Internazionali</a><br/>
</p>
<hr />
<strong>Leggete anche</strong>:
<ul>
	<li><a href="http://phastidio.net">Phastidio.net</a> - "Speak Softly And Carry A Big Stick";</li>
	<li><a href="http://macromonitor.net">Macromonitor.net</a> - Macroeconomia e mercati finanziari</li>
</ul>
<hr />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://epistemes.org/2010/03/11/cooperazione-in-armamenti-lettera-al-ft/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Perché Bush non ci aveva visto giusto</title>
		<link>http://epistemes.org/2010/03/10/perche-bush-non-ci-aveva-visto-giusto/</link>
		<comments>http://epistemes.org/2010/03/10/perche-bush-non-ci-aveva-visto-giusto/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 06:58:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Andrea Gilli]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Internazionali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://epistemes.org/?p=2233</guid>
		<description><![CDATA[di Andrea Gilli
Domenica si sono tenute in Iraq le elezioni politiche. Al di là della precaria situazione che ancora caratterizza il Paese, questo passo non solo è fondamentale ma rappresenta anche un importante traguardo. Ciò non significa, però, che tutti i problemi dell&#8217;Iraq siano risolti. Tanto meno, ciò significa che Bush ci avesse visto giusto.
Taluni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Andrea Gilli</strong></p>
<p><strong>Domenica si sono tenute in Iraq le elezioni politiche</strong>. Al di là della precaria situazione che ancora caratterizza il Paese, questo passo non solo è fondamentale ma rappresenta anche <strong>un importante traguardo</strong>. Ciò non significa, però, che tutti i problemi dell&#8217;Iraq siano risolti. <strong>Tanto meno, ciò significa che Bush ci avesse visto giusto</strong>.</p>
<p><span id="more-2233"></span>Taluni infatti si sono lasciati andare a commenti che ci paiono fuori luogo. Commenti che vanno nella direzione di dire che Bush ci aveva visto giusto. Purtroppo non è così. Spieghiamo perchè.</p>
<p><strong>Alla vigilia della guerra in Iraq (marzo 2003), l&#8217;allora amministrazione americana giustificò l&#8217;intervento armato sulla base di alcune previsioni pragmatiche</strong>. In particolare, <strong>gli iracheni avrebbero accolto gli americani a braccia aperte, la guerra si sarebbe finanziata da sola</strong> (con la riapertura dei pozzi potroliferi) <strong>e la democrazia si sarebbe espansa naturalmente nel resto del Medio Oriente</strong>. Tutti questi, ricordiamo, erano traguardi da raggiungersi nel brevissimo tempo.</p>
<p><strong>Sette anni dopo, nessuno di questi traguardi è stato raggiunto</strong>. Anzi: gli iracheni hanno combattuto sia gli americani che gli altri iracheni (curdi contro sunniti, sunniti contro sciiti, e così via). La guerra civile sembra alla sua fine. L&#8217;insorgenza non ancora. Ricordiamo però che il prezzo della pace politica interna è stato l&#8217;allargamento dell&#8217;influenza sciita e iraniana nel Paese.</p>
<p><strong>Ovviamente la guerra non si è auto-finanziata</strong>. Piuttosto è vero il contrario: gli iracheni non sono così sprovveduti da vendere petrolio a basso prezzo quando i prezzi internazionali sono più alti. E soprattutto, lo sforzo finanziario e umano, pagato dagli Stati Uniti, per questa guerra è stato enorme. Fare stime è difficile, ma alcuni studi parlano di 3 trillioni di dollari. Un trillione equivale a mille billioni, i billioni sono i miliardi. Quindi, per capirci, il costo totale è di 3 mila miliardi di dollari, <em>cent</em> più <em>cent</em> meno.</p>
<p>Infine, <strong>la democrazia non si è espansa in Medio Oriente. Su questo punto non ci sono dubbi</strong>.</p>
<p>In definitiva, l<strong>&#8216;Iraq domenica ha compiuto un passo importante. Che il suo futuro sia brillante e prospero o che, presto, il Paese cada in mano all&#8217;Iran non lo si può dire. Ciò che si può dire è che un traguardo minimo è stato tagliato con sette anni di ritardo. A questi ritmi, forse le previsioni di Bush, da realizzarsi in pochi mesi, si realizzeranno nel giro di due decenni</strong>. Sempre che, nel frattempo, il mondo non cambi drammaticamente e dei progressi dell&#8217;Iraq non ci potremo più preoccupare&#8230;</p>
<p class="fbconnect_share"><fb:share-button class="url" href="http://epistemes.org/2010/03/10/perche-bush-non-ci-aveva-visto-giusto/" /></p><hr/>
<p>© <a href="http://epistemes.org">Epistemes.org</a>, 2006 - 2010. |
<a href="http://epistemes.org/2010/03/10/perche-bush-non-ci-aveva-visto-giusto/">Permalink</a>
<br/>
Categorie: <a href="http://epistemes.org/category/ir/andrea-gilli/" title="View all posts in Andrea Gilli" rel="category tag">Andrea Gilli</a>,  <a href="http://epistemes.org/category/ir/" title="View all posts in Relazioni Internazionali" rel="category tag">Relazioni Internazionali</a><br/>
</p>
<hr />
<strong>Leggete anche</strong>:
<ul>
	<li><a href="http://phastidio.net">Phastidio.net</a> - "Speak Softly And Carry A Big Stick";</li>
	<li><a href="http://macromonitor.net">Macromonitor.net</a> - Macroeconomia e mercati finanziari</li>
</ul>
<hr />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://epistemes.org/2010/03/10/perche-bush-non-ci-aveva-visto-giusto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il Nobel per la Pace a internet (?)</title>
		<link>http://epistemes.org/2010/03/05/il-nobel-per-la-pace-a-internet/</link>
		<comments>http://epistemes.org/2010/03/05/il-nobel-per-la-pace-a-internet/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 06:20:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Andrea Gilli]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Internazionali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://epistemes.org/?p=2222</guid>
		<description><![CDATA[di Andrea Gilli
Si parla da più parti (inclusa una raccolta di firme nel Parlamento italiano) di dare il nobel per la pace ad internet.

Credo siano necessarie pochissime parole a riguardo di un&#8217;iniziativa quanto meno inusuale.
Al di là di capire a chi andrebbe materialmente il premio, chi lo ritirerebbe e soprattutto chi si intascherebbe il suo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Andrea Gilli</strong></p>
<p>Si parla da più parti (inclusa una raccolta di firme nel Parlamento italiano) di dare <strong>il nobel per la pace ad internet</strong>.</p>
<p><span id="more-2222"></span></p>
<p>Credo siano necessarie pochissime parole a riguardo di un&#8217;iniziativa quanto meno inusuale.</p>
<p>Al di là di capire<strong> a chi andrebbe materialmente il premio</strong>, chi lo ritirerebbe e soprattutto chi si intascherebbe il suo premio monetario, credo che due questioni meritino una certa attenzione.</p>
<p>In primo luogo, vale la pena ricordare, che<strong> internet è frutto di uno spin-off militare</strong>. Il progetto nacque dentro al Pentagono con l&#8217;obiettivo di collegare le varie basi militari americane in suolo USA e all&#8217;estero. Il fine era quello di aumentare il C4 americano: <em>Command, Control, Communication and Computerization</em>. Il nobel per la pace, dunque, ad un iniziale progetto militare. Noi siamo assolutamente d&#8217;accordo con questa filosofia: lo sono anche i membri del comitato per il Nobel?</p>
<p>Internet favorirebbe le comunicazioni, e dunque la pace &#8211; questa è la logica alla base del Nobel. L&#8217;idea non è male, se solo fosse vera. <strong><a href="http://www.cnas.org/node/4012">Il cyberspazio è oramai un campo strategico, nel quale atti criminali, violenti e di guerra sono assolutamente comuni</a></strong>. A tal punto, che anche lo US Army ha sviluppato la <a href="http://www.fas.org/irp/doddir/army/pam525-7-8.pdf">sua dottrina per combattere e agire in questo teatro</a>.</p>
<p>In definitiva, <strong>internet è una grandissima invenzione. Come in tutta la storia umana, però, le grandi invenzioni sono quasi sempre di provenienza militare, e in campo militare esse vengono poi impiegate</strong>.</p>
<p>Magari chi propone questa iniziativa dovrebbe riflettere su questi elementi.</p>
<p>P.S.: sull&#8217;inutilità del nobel per la pace, si veda l&#8217;articolo di Ronald R. Krebs sull&#8217;ultimo numero del <a href="http://www.psqonline.org/99_article.php3?byear=2009&amp;bmonth=winter&amp;a=01free"><em>Political Science Quarterly</em></a>.</p>
<p class="fbconnect_share"><fb:share-button class="url" href="http://epistemes.org/2010/03/05/il-nobel-per-la-pace-a-internet/" /></p><hr/>
<p>© <a href="http://epistemes.org">Epistemes.org</a>, 2006 - 2010. |
<a href="http://epistemes.org/2010/03/05/il-nobel-per-la-pace-a-internet/">Permalink</a>
<br/>
Categorie: <a href="http://epistemes.org/category/ir/andrea-gilli/" title="View all posts in Andrea Gilli" rel="category tag">Andrea Gilli</a>,  <a href="http://epistemes.org/category/ir/" title="View all posts in Relazioni Internazionali" rel="category tag">Relazioni Internazionali</a><br/>
</p>
<hr />
<strong>Leggete anche</strong>:
<ul>
	<li><a href="http://phastidio.net">Phastidio.net</a> - "Speak Softly And Carry A Big Stick";</li>
	<li><a href="http://macromonitor.net">Macromonitor.net</a> - Macroeconomia e mercati finanziari</li>
</ul>
<hr />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://epistemes.org/2010/03/05/il-nobel-per-la-pace-a-internet/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Perché le ragioni di Antonio Martino lasciano seri dubbi</title>
		<link>http://epistemes.org/2010/02/02/perche-le-ragioni-di-antonio-martino-lasciano-seri-dubbi/</link>
		<comments>http://epistemes.org/2010/02/02/perche-le-ragioni-di-antonio-martino-lasciano-seri-dubbi/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 06:01:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Gilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Andrea Gilli]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Internazionali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://epistemes.org/?p=2173</guid>
		<description><![CDATA[di Andrea Gilli
Su Il Foglio del 31 gennaio, l&#8217;ex-ministro della Difesa Antonio Martino ricostruisce le ragioni che lo portarono, nel lontano 2001, ad uscire dal programma militare A400M. Il suo intervento vuole mettere una parola definitiva a tutto il dibattito che ne è seguito sia in Italia, per via di quella scelta, che in Europa, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Andrea Gilli</strong></p>
<p>Su <a href="http://www.ilfoglio.it/soloqui/4330"><em>Il Foglio</em></a> del 31 gennaio, l&#8217;ex-ministro della Difesa <strong>Antonio Martino</strong> ricostruisce le ragioni che lo portarono, nel lontano 2001, ad uscire dal <strong>programma militare A400M</strong>. Il suo intervento vuole mettere una parola definitiva a tutto il dibattito che ne è seguito sia in Italia, per via di quella scelta, che in Europa, per colpa delle alterne sorti toccate successivamente al programma medesimo.</p>
<p>[<a href="http://www.noisefromamerika.org/index.php/articles/Perch%C3%A8_le_ragioni_di_Antonio_Martino_lasciano_seri_dubbi#body">Continua a leggere su noiseFromAmeriKa</a>]</p>
<p class="fbconnect_share"><fb:share-button class="url" href="http://epistemes.org/2010/02/02/perche-le-ragioni-di-antonio-martino-lasciano-seri-dubbi/" /></p><hr/>
<p>© <a href="http://epistemes.org">Epistemes.org</a>, 2006 - 2010. |
<a href="http://epistemes.org/2010/02/02/perche-le-ragioni-di-antonio-martino-lasciano-seri-dubbi/">Permalink</a>
<br/>
Categorie: <a href="http://epistemes.org/category/ir/andrea-gilli/" title="View all posts in Andrea Gilli" rel="category tag">Andrea Gilli</a>,  <a href="http://epistemes.org/category/ir/" title="View all posts in Relazioni Internazionali" rel="category tag">Relazioni Internazionali</a><br/>
</p>
<hr />
<strong>Leggete anche</strong>:
<ul>
	<li><a href="http://phastidio.net">Phastidio.net</a> - "Speak Softly And Carry A Big Stick";</li>
	<li><a href="http://macromonitor.net">Macromonitor.net</a> - Macroeconomia e mercati finanziari</li>
</ul>
<hr />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://epistemes.org/2010/02/02/perche-le-ragioni-di-antonio-martino-lasciano-seri-dubbi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il JSF&#8230;e i paragoni con l&#8217;A400M</title>
		<link>http://epistemes.org/2010/01/25/il-jsf-e-i-paragoni-con-la400m/</link>
		<comments>http://epistemes.org/2010/01/25/il-jsf-e-i-paragoni-con-la400m/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 07:28:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Andrea Gilli]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Internazionali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://epistemes.org/?p=2157</guid>
		<description><![CDATA[di Andrea Gilli
Quando lo scorso dicembre l&#8217;A400M ha fatto il suo primo volo di prova, si sono levate molte voci volte a stigmatizzare il fallimento dell&#8217;intero programma. Le ragioni: i ritardi e i costi che l&#8217;A400M ha oramai accumulato. Servono 5 miliardi di €, che nessuno vuole mettere sul piatto e l&#8217;aereo sarà disponibile non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Andrea Gilli</strong></p>
<p><strong>Quando lo scorso dicembre l&#8217;<a href="http://epistemes.org/2009/12/15/la400m-spicca-il-primo-volo-una-valutazione/">A400M</a> ha fatto il suo primo volo di prova, si sono levate molte voci volte a stigmatizzare il fallimento dell&#8217;intero programma</strong>. Le ragioni: i ritardi e i costi che l&#8217;A400M ha oramai accumulato. <a href="http://www.jameshasik.com/weblog/2010/01/should-eadss-threats-about-the-a400m-program-be-taken-seriously.html">Servono 5 miliardi di €, che nessuno vuole mettere sul piatto e l&#8217;aereo sarà disponibile non prima di due o tre anni</a>, quando invece doveva entrare a far parte della flotta francese già quest&#8217;anno.</p>
<p><strong>Avevamo sottolineato, allora, come le critiche fossero, in gran parte, immotivate</strong>. Proprio in questi giorni emerge dell&#8217;evidenza, per certi versi controfattuale, al nostro ragionamento: e <strong>riguarda il programma F-35/Lightning II Joint Strike Fighter</strong>.</p>
<p><span id="more-2157"></span>Riepiloghiamo brevemente. <strong>L&#8217;A400M è un programma di cooperazione militare multinazionale per lo sviluppo di un aereo da trasporto strategico di medio-raggio</strong>. Il principale operatore privato è <strong>EADS</strong>, il colosso franco-tedesco, insieme a <strong>BAE Systems</strong> (UK), mentre i Paesi coinvolti sono Gran Bretagna, Germania, Francia, Belgio, Spagna e Turchia. Il Sud Africa si è ritirato recentemente, mentre l&#8217;Italia uscì nel 2001.</p>
<p><strong>Il <a href="http://epistemes.org/2009/04/28/la-partecipazione-italiana-al-programma-jsf/">Joint Strike Fighter</a> è invece un programma americano con il quale si vuole equipaggiare tutto l&#8217;apparato militare americano (Esercito, Aviazione, Marina e Marines)</strong>. In questo senso, il JSF è il primo programma congiunto per tutte le Armi. Inoltre, questo è anche un programma particolarmente complesso visto che mira a sviluppare un aereo dalle capacità tecniche, tattiche e operative eccezionali. <strong>Dotato di un&#8217;enorme quantità di sensori, il JSF non svolgerà solo la classica funzione di attacco al suolo ma potrà anche fornire informazioni sia agli altri velivoli che ai comandi centrali (<em>net-centric warfare</em>). Parallelamente, le sue capacità <em>stealth</em> e di avionica mirano a renderlo invisibile ai radar e non rintracciabile sia dalle batterie anti-aeree che agli aerei intercettori</strong>. Questo programma ha anche una componente multinazionale, però: Gran Bretagna, Olanda, Norvegia, Italia e Turchia hanno deciso di comprare alcuni aerei. In cambio, ognuno avrà una quota di produzione, sviluppo o manutenzione.</p>
<p>Quale sarebbe il punto, dopo tutta questa introduzione? Bene, <strong>ripetiamo cose che avevamo già detto in passato, tenendo a mente la recente vicenda dell&#8217;A400M</strong>.</p>
<p><strong><a href="http://epistemes.org/2009/08/24/la-partecipazione-italiana-al-programma-jsf-ii/">Il JSF era nato come aereo &#8220;economico&#8221;</a>. Doveva costare tra i 30 e i 40 milioni di dollari</strong>. Obiettivamente, non mi sento di dire quale sarà il prezzo finale. <strong>Alcuni documenti (e alcune comunicazioni private) mi hanno suggerito prezzi dell&#8217;ordine degli 80 milioni di dollari. Su giornali quali <em>Jane&#8217;s</em> ho letto recentemente di un prezzo vicino a 130 milioni di dollari</strong>. Due considerazioni, come minimo: anche se il prezzo finale fosse il primo, osserveremmo comunque un raddoppio del prezzo stimato inizialmente. Il dramma è che il prezzo del JSF sarà più verosimilmente vicino a 130 milioni che non a 80. Il secondo dato è che <strong>una delle ragioni iniziali di questo programma era l&#8217;eccessivo costo dell&#8217;F-22/Raptor, il cui prezzo varia dai 140 ai 180 milioni di dollari. Come si vede, questo beneficio si è annullato: nel marasma di corruzione, lobby, interessi particolaristici e politica di difesa questo drammatico avvicinamento dei due prezzi è una sorta di equilibrio di mercato. Dove il mercato è quello delle vacche da mungere della politica</strong>.</p>
<p>Un altro aspetto, però, ci preme. Come avevamo già ricordato in passato, <strong>molti dei possibili meriti del JSF erano solo sulla carta. Basandosi su tecnologie ancora da scoprire o comunque da integrare insieme per la prima volta, le capacità tecnico-tattiche del JSF non possono essere date per certe</strong>. Oltretutto, il sistema di sviluppo adottato per il programma, volto a minimizzarne i tempi, non sembra il più adeguato quando si ha a che fare con problemi tecnologici complessi. Difatti, nei mesi scorsi, <a href="http://epistemes.org/2009/09/14/ancora-sul-jsf/">i problemi registrati dal programma sul lato tecnico sono stati enormi</a>.</p>
<p><strong>Pochi giorni fa, il <a href="http://www.dodbuzz.com/wp-content/uploads/2010/01/DOTE-F-35-JSF-2009-Annual-Report.pdf">rapporto</a> stilato dal direttore dell&#8217;OTE del JSF (Operational Test and Evaluation) ha sollevato nuovi <a href="http://www.dodbuzz.com/2010/01/20/ote-says-jsf-faces-substantial-risk/">dubbi</a> su tutto il programma.</strong> Verosimilmente, <strong>il JSF sarà disponibile nel 2016</strong> (quindi per i Paesi quali Italia o Gran Bretagna, se va bene, arriverà nel 2017/18). <strong>Con costi che non sono ancora quantificabili</strong>. Inoltre, i problemi tecnici continuano a crescere.</p>
<p><strong>Il dato interessante è che, finora, non abbiamo visto levarsi tutte queste critiche al JSF e neppure abbiamo visto alzarsi delle voci contro l&#8217;inefficienza e la corruzione dilagante dell&#8217;apparato militare-industriale americano</strong> &#8211; che noi, comprando il JSF, andiamo direttamente a finanziare. Eppure i ritardi e gli aumenti di costi registrati da quest&#8217;ultimo programma non sono minori di quelli dell&#8217;A400M.</p>
<p class="fbconnect_share"><fb:share-button class="url" href="http://epistemes.org/2010/01/25/il-jsf-e-i-paragoni-con-la400m/" /></p><hr/>
<p>© <a href="http://epistemes.org">Epistemes.org</a>, 2006 - 2010. |
<a href="http://epistemes.org/2010/01/25/il-jsf-e-i-paragoni-con-la400m/">Permalink</a>
<br/>
Categorie: <a href="http://epistemes.org/category/ir/andrea-gilli/" title="View all posts in Andrea Gilli" rel="category tag">Andrea Gilli</a>,  <a href="http://epistemes.org/category/ir/" title="View all posts in Relazioni Internazionali" rel="category tag">Relazioni Internazionali</a><br/>
</p>
<hr />
<strong>Leggete anche</strong>:
<ul>
	<li><a href="http://phastidio.net">Phastidio.net</a> - "Speak Softly And Carry A Big Stick";</li>
	<li><a href="http://macromonitor.net">Macromonitor.net</a> - Macroeconomia e mercati finanziari</li>
</ul>
<hr />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://epistemes.org/2010/01/25/il-jsf-e-i-paragoni-con-la400m/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>A cosa servono i servizi segreti?</title>
		<link>http://epistemes.org/2010/01/10/a-cosa-servono-i-servizi-segreti/</link>
		<comments>http://epistemes.org/2010/01/10/a-cosa-servono-i-servizi-segreti/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 21:48:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Andrea Gilli]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Internazionali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://epistemes.org/?p=2118</guid>
		<description><![CDATA[di Andrea Gilli
L&#8217;amico, e collega, Philippe Bracke, mi ha posto alcune domande sul ruolo e l&#8217;utilità dei servizi segreti. I suoi dubbi, e le mie risposte, sono apparse sul suo blog. Qui di seguito riporto la nostra conversazione.
Caro Andrea,
Il tuo ultimo articolo sui fallimenti dell’intelligence americana ha scatenato in me una serie di ragionamenti:
- tutti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Andrea Gilli</strong></p>
<p>L&#8217;amico, e collega, Philippe Bracke, mi ha posto alcune domande sul <strong>ruolo e l&#8217;utilità dei servizi segreti.</strong> I suoi dubbi, e le mie risposte, sono apparse sul suo <a href="http://lapul.blogspot.com/2010/01/il-settore-dei-servizi.html">blog</a>. Qui di seguito riporto la nostra conversazione.</p>
<p><span id="more-2118"></span>Caro Andrea,<br />
<strong><a href="../2010/01/04/sul-fallito-attentato-di-natale/">Il tuo ultimo articolo</a> sui fallimenti dell’<em>intelligence</em> americana ha scatenato in me una serie di ragionamenti</strong>:<br />
- tutti gli stati hanno i loro servizi segreti;<br />
- i servizi sono dotati di “super poteri” (come i personaggi dei fumetti) che li pongono al di sopra della legge comune;<br />
- i super poteri non rendono immuni dagli errori e l’incompentenza;<br />
- i super poteri incoraggiano comportamenti contrari all’interesse comune (spionaggio degli avversari politici, depistaggi, eccetera).<br />
<strong>Non sarebbe meglio eliminare del tutto i servizi segreti e affidare i loro compiti a polizia ed esercito?</strong><br />
Con stima,<br />
Philippe (La Pulce nell’Orecchio &#8211; <a href="http://lapul.blogspot.com/">http://lapul.blogspot.com</a>)</p>
<p><em>Caro Philippe,<br />
per rispondere alla tua domanda, bisogna prima fare un&#8217;introduzione. <strong>Le relazioni politico-militari, per la loro delicatezza, sono rette da una logica zero-sum. La ragione è che la cooperazione richiede fiducia. Ma la ragione per cui ogni stato ha un apparato di sicurezza è proprio che non ha fiducia negli altri</strong>. L&#8217;Iran può promettere di non usare armi atomiche contro di noi, ma chi vorrebbe vivere con la sola possibilità che la promessa non sia mantenuta?<br />
Dunque, se in economia, la logica che funziona è quella dell&#8217;efficienza, nel campo della sicurezza, la logica dominante è quella dell&#8217;indipendenza. Ecco perchè, spesso, per la logica dell&#8217;indipendenza, molti Paesi fanno scelte economicamente inefficienti. Ma non c&#8217;è da stupirsi, lo stesso Adam Smith ammoniva che prima dell&#8217;opulenza, la politica doveva pensare alla sicurezza.<br />
Ora veniamo alle tue osservazioni. Questa prima introduzione serve per rispondere alla tua terza asserzione.<br />
</em></p>
<p><em>3)</em><em> i super poteri incoraggiano comportamenti contrari all’interesse comune (spionaggio degli avversari politici, depistaggi, eccetera).<br />
</em></p>
<p><em>Non mi è chiaro come e cosa tu definisca per &#8220;interesse comune&#8221;. Se l&#8217;interesse comune, per te, è la cooperazione internazionale, hai torto e hai ragione. Certo, la presenza stessa dei servizi segnala l&#8217;assenza di fiducia, e quindi una certa volontà di usare strumentalmente e cinicamente la predisposizione degli altri a cooperare, così da servire i propri fini. <strong>Il punto è che, se in economia la scarsità dei beni rende gli individui egoisti, in questo campo, l&#8217;insicurezza e l&#8217;incertezza rendono gli Stati avversi alla dipendenza. In altri termini, l&#8217;esistenza dei servizi segreti non è causa, ma consequenza, di un mondo (quello internazionale), dove i Paesi si temono a vicenda</strong>. Non sorprende che in questo mondo, come diceva Hobbes, dove la vita è bruta, corta e orrenda, gli Stati si lascino andare a comportamenti altrettanto bruti e orrendi.<br />
</em><em></em></p>
<p><em>1) I servizi segreti sono dotati di super poteri che li pongono sopra la legge comune.<br />
</em></p>
<p><em>Anche in questo caso, a mio modo di vedere, hai solo parzialmente ragione. Nel senso che <strong>i servizi sono comunque regolati da leggi e regolamenti e così il loro comportamento. La differeza è che sull&#8217;attività dei servizi vige il segreto di Stato</strong>. Dunque, un agente dei servizi può compiere, se necessario, delle attività anche illegali (comunque circoscritte dalla legge) per cui non sarà processato e su cui nessuno, tranne gli organi di garanzia, ha accesso (in Italia, il COPASIR). Senza pensare all&#8217;omicidio, basti ricordare le intercettazioni o lo spionaggio. Ma se ragioniamo, anche la magistratura può svolgere, nella legge, queste attività altrimenti fuori dalla legge. A mio modo di vedere, ciò che differenzia i servizi è la sensibilità della materia che trattano, da cui deriva il segreto di Stato. Ma ragionando, non è, poi, una caratteristica così anormale: la Magistratura rispetta il segreto istruttorio. I servizi il segreto di Stato. La ragione è quella di non compromettere le loro attività.<br />
</em></p>
<p><em>Trovare, però, nelle attivittà straordinarie dei servizi la causa di alcuni mali del mondo mi pare analogo a dire che il potere della magistratura è la causa della criminalità.<br />
</em> <em></em></p>
<p><em>2) I super poteri non rendono immuni dagli errori e dall&#8217;incopentenza.<br />
</em></p>
<p><em>Assolutamente. <strong>I servizi sono burocrazie e come tali sono anch&#8217;essi soggetti alle dinamiche burocratiche. Se prendiamo le principali riviste sull&#8217;intelligence, per esempio <a href="http://www.tandf.co.uk/journals/titles/02684527.asp">INS</a> e <a href="http://www.tandf.co.uk/journals/ujic">IJICI</a>, vediamo come molti dei fallimenti di intelligence siano dovuti esattamente ai problemi che affliggono le burocrazie: routine, self-serving policies, etc. La domanda da farsi, però, è ceteris paribus: senza servizi, avremmo meno errori e meno incompenteza? Io non credo. Gli agenti dei servizi operano in situazione di pericolo e di incertezza per le quali non solo è necessaria una particolare cornice giuridica, ma anche particolare sensibilità</strong>. Sensibilità che richiede addestramento e professionalizzazione.</em></p>
<p><em>A fine della tua lettera, chiedi dunque se non sia meglio abolire i servizi e affidare i loro compiti a polizia ed esercito. Proprio quanto dicevo sopra, a mio modo di vedere, contraddice questa logica. Perchè <strong>i servizi richiedono un personale preparato a determinate attività per le quali nè esercito nè polizia sono pronti. A meno di non creare squadre di elite al loro interno. Squadre per cui si creano poi particolari cornici giuridiche. A cui poi si pone il Segreto di Stato. Questo è esattamente il modo con cui si sono sviluppati i nostri servizi segreti</strong>.</em></p>
<p><em>Le banche centrali, specie la Fed, con le loro politiche monetarie espansive hanno fortemente contribuito alla crisi attuale. Non hanno previsto. E dove hanno previsto hanno sbagliato. Ma questa è una ragione per abolirle? Non penso. Lo stesso credo valga per i servizi.<br />
Con stima,</em></p>
<p><em> Andrea</em></p>
<p class="fbconnect_share"><fb:share-button class="url" href="http://epistemes.org/2010/01/10/a-cosa-servono-i-servizi-segreti/" /></p><hr/>
<p>© <a href="http://epistemes.org">Epistemes.org</a>, 2006 - 2010. |
<a href="http://epistemes.org/2010/01/10/a-cosa-servono-i-servizi-segreti/">Permalink</a>
<br/>
Categorie: <a href="http://epistemes.org/category/ir/andrea-gilli/" title="View all posts in Andrea Gilli" rel="category tag">Andrea Gilli</a>,  <a href="http://epistemes.org/category/ir/" title="View all posts in Relazioni Internazionali" rel="category tag">Relazioni Internazionali</a><br/>
</p>
<hr />
<strong>Leggete anche</strong>:
<ul>
	<li><a href="http://phastidio.net">Phastidio.net</a> - "Speak Softly And Carry A Big Stick";</li>
	<li><a href="http://macromonitor.net">Macromonitor.net</a> - Macroeconomia e mercati finanziari</li>
</ul>
<hr />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://epistemes.org/2010/01/10/a-cosa-servono-i-servizi-segreti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sul fallito attentato di Natale</title>
		<link>http://epistemes.org/2010/01/04/sul-fallito-attentato-di-natale/</link>
		<comments>http://epistemes.org/2010/01/04/sul-fallito-attentato-di-natale/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 22:13:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Andrea Gilli]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Internazionali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://epistemes.org/?p=2101</guid>
		<description><![CDATA[di Andrea Gilli
A quasi due settimane dal fallito attentato sul volo Northwest Amsterdam-Detroit del 24 dicembre, le analisi si sprecano. Usiamo poche righe per fare brevissime considerazioni, per lo più tratte da altre fonti.

Maureen Down, sul New York Times, si chiede se non sia assurdo che l&#8217;antiterrorismo non sia riuscito a fare almeno un doppio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Andrea Gilli</strong></p>
<p>A quasi due settimane dal fallito attentato sul volo Northwest Amsterdam-Detroit del 24 dicembre, le analisi si sprecano. Usiamo poche righe per fare brevissime considerazioni, per lo più tratte da altre fonti.</p>
<p><span id="more-2101"></span></p>
<p><img title="More..." src="http://epistemes.org/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /><strong>Maureen Down</strong>, sul <em>New York Times</em>, <a href="http://phastidio.net/2009/12/30/scusi-lei-e-un-terrorista/">si chiede</a> se non sia assurdo che l&#8217;antiterrorismo non sia riuscito a fare almeno un doppio controllo su un individuo che viaggiava con un paio di mutande da donna e al cui interno era nascosta una siringa piena d&#8217;acido. Un uomo che lo stesso padre aveva segnalato all&#8217;ambasciata americana in Nigeria per via dei suoi deliri fanatico-islamisti. Un individuo che aveva pagato in contanti il proprio biglietto aereo. Che viaggiava senza bagagli, e il cui visto era stato negato dagli inglesi solo pochi mesi fa. Se non fosse abbastanza, il suo nome era su una lista anti-terrorismo e di recente aveva studiato l&#8217;arabo in Yemen, uno dei santuari di al-Qaeda.</p>
<p><strong>In definitiva, se non prendono uno così, si chiede la Dowd, chi dovrebbero prendere?</strong> In effetti è difficile rispondere: specie se, come il sottoscritto, è successo di essere sottoposti a draconiani controlli aeroportuali per via di una piega sul passaporto. Oltre all&#8217;analisi di <a href="http://www.stratfor.com/weekly/20100104_christmas_day_airliner_attack_and_intelligence_process">Stratfor</a>, vale la pena dare un&#8217;occhiata al saggio di <strong><a href="http://faculty.spa.ucla.edu/zegart/pdf/29.4zegart.pdf">Amy Zegart</a> sul fallimento dell&#8217;<em>intelligence</em> nel caso dell&#8217;11 settembre</strong>. L&#8217;impietosa analisi della Zegart mostra come <strong>il problema sia stato, principalmente, di <em>agency-coordination</em></strong>. In breve, <strong>le informazioni necessarie per poter prevenire l&#8217;attacco erano disponibili. Purtroppo però, non c&#8217;era una struttura per raccoglierle e metterle tutte quante insieme</strong>. In breve, un&#8217;agenzia governativa era a conoscenza di determinati elementi, un&#8217;altra di altri, e così via. Un dato, da solo, non fa un indizio. Mettendo insieme tutti i dati, però, si fa un quadro. Negli studi di <em>intelligence</em>, questo quadro si chiama <em>net assessment</em>. Il dramma è che la confusione burocratica aveva portato nel dimenticatoio questa funzione. Che alla fine è la più importante.</p>
<p><strong>Il dramma, nel caso dell&#8217;attentato fallito il 24 dicembre, è che la situazione è la stessa pre-11 settembre &#8211; a quanto pare. Nonostante, nel frattempo, vi sia stata una mastodontica riforma dell&#8217;intelligence USA</strong>.</p>
<p>Nel loro libro sulla politica di difesa americana, <strong>Sapolski, Gholz e Talmadge</strong> (<a href="http://www.amazon.com/US-Defense-Politics-Origins-Security/dp/0415772664/ref=tmm_pap_title_0">2008</a>), notano come <strong>dopo la Russia, gli Stati Uniti siano il Paese al mondo con il più alto numero di zar</strong>. Come la storia della Russia dimostra, però, <strong>l&#8217;accentramento di poteri, di per sé, non è condizione sufficiente per portare ammodernamento, efficienza ed efficacia</strong>. Il fallito attentato del 24 dicembre sembra proprio confermare questa intuizione.</p>
<p class="fbconnect_share"><fb:share-button class="url" href="http://epistemes.org/2010/01/04/sul-fallito-attentato-di-natale/" /></p><hr/>
<p>© <a href="http://epistemes.org">Epistemes.org</a>, 2006 - 2010. |
<a href="http://epistemes.org/2010/01/04/sul-fallito-attentato-di-natale/">Permalink</a>
<br/>
Categorie: <a href="http://epistemes.org/category/ir/andrea-gilli/" title="View all posts in Andrea Gilli" rel="category tag">Andrea Gilli</a>,  <a href="http://epistemes.org/category/ir/" title="View all posts in Relazioni Internazionali" rel="category tag">Relazioni Internazionali</a><br/>
</p>
<hr />
<strong>Leggete anche</strong>:
<ul>
	<li><a href="http://phastidio.net">Phastidio.net</a> - "Speak Softly And Carry A Big Stick";</li>
	<li><a href="http://macromonitor.net">Macromonitor.net</a> - Macroeconomia e mercati finanziari</li>
</ul>
<hr />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://epistemes.org/2010/01/04/sul-fallito-attentato-di-natale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Crisi in Iran: cosa fare? Niente.</title>
		<link>http://epistemes.org/2009/12/29/crisi-in-iran-cosa-fare-niente/</link>
		<comments>http://epistemes.org/2009/12/29/crisi-in-iran-cosa-fare-niente/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 10:43:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Andrea Gilli]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Internazionali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://epistemes.org/?p=2082</guid>
		<description><![CDATA[di Andrea Gilli
Da alcuni giorni, l&#8217;Iran è nuovamente attraversato da manifestazioni generali in quasi tutte le sue maggiori città. Il disappunto creato dal risultato delle elezioni di giugno, le ristrette condizioni economico-sociali del Paese, e la recente scomparsa dell&#8217;Ayatollah Montazeri sono alla base della nuova ondata di proteste.
Su quotidiani e siti di informazione, torna la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Andrea Gilli</strong></p>
<p>Da alcuni giorni, <strong>l&#8217;Iran è nuovamente attraversato da manifestazioni generali in quasi tutte le sue maggiori città</strong>. Il disappunto creato dal risultato delle elezioni di giugno, le ristrette condizioni economico-sociali del Paese, e la recente scomparsa dell&#8217;Ayatollah Montazeri sono alla base della nuova ondata di proteste.</p>
<p><strong>Su quotidiani e siti di informazione, torna la domanda: cosa fare? La nostra risposta, proprio come a giugno, è la stessa: niente</strong>.</p>
<p><span id="more-2082"></span>Generalmente, le persone comuni dicono di non capire nulla di economia: disciplina troppo complessa, sistematica, astratta per chi non la ha studiata a fondo sui banchi di scuola. In realtà, a leggere i giornali di questi giorni, si vede come <strong>anche la politica sia una materia ben poco compresa</strong>. Proprio le due discipline ci offrono qualche strumento concettuale per capire la crisi in Iran.</p>
<p>Cosa sta succedendo nel Paese degli Ayatollah? E&#8217; una crisi politica. <strong>Cosa sarebbe una crisi politica? Il linguaggio neutro e anti-ideologico dell&#8217;economia risulta utile: una crisi politica non è altro che un disequilibrio prolungato tra domanda (elettori) e offerta (eletti) politica</strong>. Gli elettori vogliono certi candidati, determinate leggi e alcuni istituti. L&#8217;offerta è però strutturalmente diversa. <strong>In un sistema di libero mercato (democrazia), ci sarebbero degli imprenditori politici (come diceva Schumpeter) che soddisfano la domanda inevasa. Nel sistema iraniano, dove l&#8217;offerta politica è filtrata dal Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione, ciò non succede</strong>. La domanda, non essendo soddisfatta nei seggi, si scatena nelle piazze.</p>
<p>Ecco la descrizione di una crisi politica. A questo punto, rimane comunque la domanda: <strong>cosa fare? Da più parti, si parla di intervenire, agire, mobilitarsi</strong>. Il titolo de <a href="http://dl.dropbox.com/u/3386371/IranSinistra.png"><em>Il Giornale</em></a> di ieri è emblematico. <strong>Torniamo allora all&#8217;analogia economica.</strong></p>
<p><strong>In un Paese X, domanda e offerta di beni pubblici sono in uno stato di disequilibrio stabile.</strong> Il Paese X ha messo enormi dazi sulle importazioni, quote ai beni importabili e inoltre ha razionato il credito, in modo da concentrarlo sulla produzione di determinati beni. <strong>La domanda di molti beni, come si capisce, resterà inevasa.</strong> Le leggi del WTO impediscono, attualmente, tali evoluzioni. Tranne per i Paesi che non ne fanno parte (come l&#8217;Iran).<strong> Cosa dovremmo fare? L&#8217;economia neoclassica ci dà la risposta: niente. Quel Paese, alla lunga, esploderà da solo. Si formerà un mercato nero dei beni legalmente non importabili. Quindi si formerà un mercato nero dei cambi. Molti emigreranno. Dazi, quote e razionamento del credito creeranno inefficienze varie che porteranno il Paese al collasso.</strong></p>
<p><strong>Cosa fare, dunque, per la crisi iraniana? Niente. Qualunque nostra mossa può solo peggiorare la situazione</strong>. Lasciamo che la situazione evolva da sola. Se i manifestanti rappresentano la maggioranza del Paese, allora il regime cadrà. Se invece sono una rumorosa, e nutrita, minoranza, il regime potrà cambiare. Se sono una fazione del regime mossa dalla volontà di dividere meglio la torta, allora ci sarà una resa dei conti interna. <strong>Qualsiasi nostra iniziativa può solo peggiorare la situazione: dando una giustificazione per una repressione generale, indebolendo certe fazioni interne, o bloccando alcuni potenziali sviluppi futuri.</strong></p>
<p><strong>L&#8217;economia neoclassica è chiara: le informazioni sono preziose. Gli stessi attori privati, spesso, non ne hanno a sufficienza. Cosa è certo è che gli attori statali ne hanno ancora di meno. L&#8217;intervento (in economia come nel caso dell&#8217;Iran) presuppone una conoscenza perfetta della situazione, degli attori, delle loro intenzioni e del sistema di incentivi in atto.</strong></p>
<p>Questa conoscenza ci manca. Ecco perchè conviene stare a guardare. L&#8217;ultima volta che si intervenne in Iran, con lo scopo di difendere i diritti umani si aprì la strada a Khomeini&#8230; meglio evitare altri &#8220;successi&#8221; del genere.</p>
<p class="fbconnect_share"><fb:share-button class="url" href="http://epistemes.org/2009/12/29/crisi-in-iran-cosa-fare-niente/" /></p><hr/>
<p>© <a href="http://epistemes.org">Epistemes.org</a>, 2006 - 2009. |
<a href="http://epistemes.org/2009/12/29/crisi-in-iran-cosa-fare-niente/">Permalink</a>
<br/>
Categorie: <a href="http://epistemes.org/category/ir/andrea-gilli/" title="View all posts in Andrea Gilli" rel="category tag">Andrea Gilli</a>,  <a href="http://epistemes.org/category/ir/" title="View all posts in Relazioni Internazionali" rel="category tag">Relazioni Internazionali</a><br/>
</p>
<hr />
<strong>Leggete anche</strong>:
<ul>
	<li><a href="http://phastidio.net">Phastidio.net</a> - "Speak Softly And Carry A Big Stick";</li>
	<li><a href="http://macromonitor.net">Macromonitor.net</a> - Macroeconomia e mercati finanziari</li>
</ul>
<hr />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://epistemes.org/2009/12/29/crisi-in-iran-cosa-fare-niente/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lettera a Babbo Natale: meritocrazia e successo, il futuro dell&#8217;Italia</title>
		<link>http://epistemes.org/2009/12/24/lettera-a-babbo-natale-meritocrazia-e-successo-il-futuro-dellitalia/</link>
		<comments>http://epistemes.org/2009/12/24/lettera-a-babbo-natale-meritocrazia-e-successo-il-futuro-dellitalia/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 24 Dec 2009 06:31:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Andrea Gilli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://epistemes.org/?p=2069</guid>
		<description><![CDATA[di Andrea Gilli
Nelle ultime settimane, alcuni episodi di cronaca sociale (se il termine esiste, ma non saprei altrimenti come identificare questi fenomeni) hanno avuto una certa risonanza in Italia. Prima Pier Luigi Celli, direttore della LUISS-Guido Carli, ha scritto una lettera al figlio, suggerendogli la via estera per raggiungere i suoi obiettivi. Poi Vincenzo Novari, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Andrea Gilli</strong></p>
<p>Nelle ultime settimane, <strong>alcuni episodi di cronaca sociale</strong> (se il termine esiste, ma non saprei altrimenti come identificare questi fenomeni) hanno avuto una certa risonanza in Italia. Prima <strong><a href="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/scuola_e_universita/servizi/celli-lettera/celli-lettera/celli-lettera.html">Pier Luigi Celli</a></strong>, direttore della LUISS-Guido Carli, ha scritto <strong>una lettera al figlio, suggerendogli la via estera</strong> per raggiungere i suoi obiettivi. Poi<strong> <a href="http://www.facebook.com/note.php?note_id=257455301200">Vincenzo Novari</a></strong>, amministratore delegato di <em>3 Italia</em>, ha scritto al figlio: il consiglio non era di andare via dall&#8217;Italia, ma di i<strong>mpegnarsi al massimo e di agire sempre con responsabilità e onestà</strong>. Nel frattempo, il telegiornale <strong>Studio Aperto</strong>, ha dimostrato come <strong><a href="http://www.video.mediaset.it/mplayer.html?sito=studioaperto&amp;data=2009/12/21&amp;id=48145&amp;from=search">l&#8217;esame di Stato per diventare avvocato</a>, tenutosi di recente a Roma, fosse un imbroglio generalizzato</strong>. Quasi simultaneamente, ad un concorso pubblico nella città di Orbetello, <a href="http://www.google.it/url?sa=t&amp;source=web&amp;ct=res&amp;cd=2&amp;ved=0CAsQFjAB&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.corriere.it%2Fcronache%2F09_dicembre_22%2Forbetello-concorso-tutti-bocciati-gasperetti_71abd676-eeda-11de-82de-00144f02aabc.shtml&amp;ei=ExAyS97oCqXcsAaIoe2zBw&amp;usg=AFQjCNF8RwUAo13mpWkBBX9MR-gU2Az05w&amp;sig2=gmZbKeBHq0vr-Ds12QxnnA">nessun candidato è stato selezionato</a> per via dell&#8217;imbarazzante ignoranza che tutti gli ammessi hanno mostrato nelle prove scritte. In questo vortice di notizie, si aggiunge la proposta avanzata a fine novembre dal governo di ridurre l&#8217;accesso alle professioni legali.</p>
<p><span id="more-2069"></span>In tutti questi sviluppi, mi sembra di rilevare un filo conduttore. <strong>Il filo conduttore è dato dal binomio merito-selezione. E su questo si reggono le sorti dell&#8217;Italia</strong>.</p>
<p><strong>Celli, nella sua lettera, invitava il figlio a fare le valigie e andare all&#8217;estero: solo fuori dall&#8217;Italia, secondo il d.g. della LUISS, ci sarebbero le opportunità per realizzarsi</strong>. E&#8217; così? In parte è vero, l&#8217;esperienza di chi scrive lo dimostra. Ma la domanda da porsi è, <strong>come mai all&#8217;estero ci sono più opportunità? Celli, nella sua lettera, afferma che le maggiori opportunità che la soluzione estera offrirebbe sono da rintracciarsi nel fatto che, fuori dall&#8217;Italia, valori come lealtà, merito, onestà, e poi anche solidarietà e giustizia, sarebbero ancora presi in considerazione</strong>.</p>
<p>A mio modo di vedere, all&#8217;estero questi valori hanno ancora una certa risonanza non perché le persone comuni li hanno interiorizzati, piuttosto perché le istituzioni sociali, economiche e politiche premiano i comportamenti volti ad enfatizzarli. E ciò lo si deve ad un elemento: <strong>la selezione, fuori dall&#8217;Italia, avviene sempre di più a monte, non a valle.</strong></p>
<p>Il caso dei due esami che ho citato, e della proposta di legge sulle limitazioni che l&#8217;attuale governo vuole porre alla professione legale, offrono motivi di riflessione. <strong>In Italia, all&#8217;esame di Stato per l&#8217;avvocatura ci arrivano in tanti, tantissimi. Molti non sono preparati, ma sanno di poter contare su spalle e aiuti nel futuro</strong>. L&#8217;esame dunque diventa una farsa. La stragrande maggioranza diventa avvocato, ma chi poi può svolgere la professione è chi ha già un piede nel sistema.</p>
<p>Ciò che voglio dire è che <strong>il giovane promettente e preparato, in questa maniera, rischia di essere bruciato. La sua preparazione nulla potrà contro concorrenti che possono contare su amici e parenti</strong> ben disposti ad offrirgli un lavoro. Nella stessa direzione vanno il caso del concorso ad Orbetello: fortuna ha voluto che nessun candidato sia stato selezionato. Ma la domanda resta d&#8217;obbligo, come hanno fatto certi individui a raggiungere la laurea? La logica è quella di prima, <strong>si fanno passare tutti i cavalli, poi la selezione non si baserà su chi arriva prima, ma su chi lo stalliere vuole far passare per primo</strong>. E questa è infatti la logica della riforma &#8211; forse per fortuna abortita &#8211; che voleva penalizzare ulteriormente i giovani avvocati a tutto vantaggio dei baroni della professione (e della loro prole).</p>
<p><strong>In Inghilterra e negli Stati Uniti, Paesi che conosco direttamente, la selezione avviene in maniera diametralmente opposta</strong>. Non che elementi oligarchici e classisti non esistano (si pensi ai costi enormi dell&#8217;università americana: dai 25.000 ai 50.000 dollari l&#8217;anno, solo di tasse universitarie). Ma il sistema anglo-sassone ha un merito: <strong>il suo approccio brutale di darwinismo sociale nella selezione</strong>.</p>
<p>All&#8217;università, gli insegnanti non spiegano a fondo per poi verificare la padronanza di alcune conoscenze di base (come in Italia). Invece, gli insegnanti danno le nozioni basilari, per poi presentare esami difficilissimi, che richiedono ingegno e genialità, e soprattutto che sono imprevedibili. <strong>Chi eccelle è quindi davvero un individuo eccezionale. Della solidarietà di cui parla Celli, onestamente, non se ne ha molta traccia</strong> (i voti sono dati seguendo la logica della distribuzione normale, quindi poiché in ogni classe non ci possono essere più di un certo numero di A, gli studenti non hanno incentivo ad aiutarsi a vicenda, visto che così rischiano di minacciare la loro performance) &#8211; e ciò non è necessariamente un dato positivo.</p>
<p><strong>Il dato, però, è che la selezione avviene alla fonte. Nessuno va avanti per inerzia. Il carico di lavoro è enorme. La maggior parte degli studenti non riuscirà a capire completamente la disciplina o a studiare tutto il materiale. Gli esami si danno una volta sola. I voti sono severi e non permettono sfumature. Chi va più forte degli altri viene premiato. Così si identificano i geni</strong>. Per i mediocri non c&#8217;è spazio.</p>
<p>Arriviamo dunque alla lettera di Novari al figlio. <strong>Novari dà un semplice insegnamento: onestà con se stessi, onestà verso gli altri, e responsabilità. Queste sono le chiavi del successo</strong>. Per esperienza personale questi valori, spesso implicano dei risultati inferiori delle aspettative. I furbi ci sono dappertutto, anche all&#8217;estero, anche a Londra o a New York &#8211; con buona pace di Celli. Questi valori, però, rappresentano l&#8217;unica via per raggiungere il successo.</p>
<p><strong>Per riformare l&#8217;Italia non è necessario scappare. Basterebbe fare riforme volte a premiare merito, perseveranza e capacità, e soprattutto che selezionino a monte, non a valle</strong>. Come l&#8217;esempio della riforma dell&#8217;avvocatura dimostra, questi non sono i criteri a cui l&#8217;attuale Governo ha dato priorità. Non stupisce che Pier Luigi Celli, nella sua lettera, faccia poco riferimento a questi elementi, ma piuttosto si lasci andare al solito piagnisteo che caratterizza, nei tempi, tutte le <em>élite</em> al potere che, intente a godere dei benefici concessi loro da un sistema oligarchico, si dilettano nel criticarne i limiti &#8211; senza capire che per riformare quel sistema, sarebbe anche necessaria la loro uscita di scena.</p>
<p>Anche questo caso dimostra le conseguenze nefaste di una selezione che avviene troppo a valle.</p>
<p class="fbconnect_share"><fb:share-button class="url" href="http://epistemes.org/2009/12/24/lettera-a-babbo-natale-meritocrazia-e-successo-il-futuro-dellitalia/" /></p><hr/>
<p>© <a href="http://epistemes.org">Epistemes.org</a>, 2006 - 2009. |
<a href="http://epistemes.org/2009/12/24/lettera-a-babbo-natale-meritocrazia-e-successo-il-futuro-dellitalia/">Permalink</a>
<br/>
Categorie: <a href="http://epistemes.org/category/ir/andrea-gilli/" title="View all posts in Andrea Gilli" rel="category tag">Andrea Gilli</a><br/>
</p>
<hr />
<strong>Leggete anche</strong>:
<ul>
	<li><a href="http://phastidio.net">Phastidio.net</a> - "Speak Softly And Carry A Big Stick";</li>
	<li><a href="http://macromonitor.net">Macromonitor.net</a> - Macroeconomia e mercati finanziari</li>
</ul>
<hr />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://epistemes.org/2009/12/24/lettera-a-babbo-natale-meritocrazia-e-successo-il-futuro-dellitalia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;A400M spicca il primo volo: una valutazione</title>
		<link>http://epistemes.org/2009/12/15/la400m-spicca-il-primo-volo-una-valutazione/</link>
		<comments>http://epistemes.org/2009/12/15/la400m-spicca-il-primo-volo-una-valutazione/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 10:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Andrea Gilli]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Internazionali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://epistemes.org/?p=2055</guid>
		<description><![CDATA[di Andrea Gilli
Alla fine della scorsa settimana, l&#8217;A400M ha spiccato il primo volo di prova. Il mezzo doveva, secondo le stime iniziali, entrare in servizio inizialmente nel 2007 e poi tra il 2009 e il 2010. Come si evince, questo programma è dunque ampiamente in ritardo. La domanda da porsi è se debba essere classificato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Andrea Gilli</strong></p>
<p><strong>Alla fine della scorsa settimana, <a href="http://www.defensenews.com/story.php?i=4415616&amp;c=EUR&amp;s=AIR">l&#8217;A400M ha spiccato il primo volo di prova</a></strong>. Il mezzo doveva, secondo le stime iniziali, entrare in servizio inizialmente nel 2007 e poi tra il 2009 e il 2010. Come si evince, questo programma è dunque ampiamente in ritardo. <strong>La domanda da porsi è se debba essere classificato come un fallimento</strong>.</p>
<p><span id="more-2055"></span>Questa è l&#8217;opinione di <strong><a href="http://chicago-blog.it/2009/12/11/a400m-il-bidone-evitato-da-martino-grazie-antonio/">Oscar Giannino</a>,</strong> che<strong> celebra dunque la scelta dell&#8217;allora ministro della Difesa Antonio Martino, il quale decise di uscire dal programma A400M</strong>. In questa maniera, secondo Giannino, abbiamo evitato di rimanere invischiati in un &#8220;bidone&#8221;. E&#8217; davvero così?</p>
<p>In primo luogo, <strong>bisogna partire dal problema: <a href="http://www.google.it/url?sa=t&amp;source=web&amp;ct=res&amp;cd=1&amp;ved=0CAoQFjAA&amp;url=http%3A%2F%2Fcsis.org%2Fpublication%2Feuropean-defense-integration-bridging-gap-between-strategy-and-capabilities&amp;ei=9UIlS5TgN4-X_QbFjY2xCg&amp;usg=AFQjCNEgs-FaGzEgVEGgr2q9hQFhxnMQ-w&amp;sig2=Zgii3gGNfBDSK3o7cbc3tQ">l&#8217;Europa non ha sufficienti mezzi per il trasporto strategico</a></strong>. Ciò riguarda sia i mezzi aerei che navali. Il dato è rilevato da tutti gli enti preposti, a tal punto che due progetti distinti (il DCI della NATO e l&#8217;ECAP dell&#8217;Unione Europea) sono stati creati proprio per colmare (anche) questo vuoto.</p>
<p>Il punto è semplice: durante la Guerra fredda, gli eserciti europei erano attrezzati per fare difesa territoriale: impedire cioè l&#8217;invasione sovietica. <strong>Con il crollo dell&#8217;URSS, è cambiato il paradigma di base dell&#8217;uso della forza. Le missioni militari cambiavano drasticamente nella loro natura. In particolare, <a href="http://www.assembly-weu.org/en/documents/sessions_ordinaires/rpt/2001/1757.pdf">è diventato sempre più necessario essere in grado di dispiegare le proprie forze in breve tempo e a lunga distanza</a></strong>. Ecco a cosa servono i mezzi di trasporto strategico.</p>
<p><strong>L&#8217;Europa aveva dunque due opzioni. La prima era costruirsi autonomamente queste capacità. La seconda era acquistarla dagli Stati Uniti</strong>. Washington ha sempre sposato la seconda opzione. L&#8217;Europa, Inghilterra inclusa, la seconda. La ragione è semplice: <strong><a href="http://www.amazon.com/Political-Economy-National-Security-Perspective/dp/0070342563/ref=sr_1_10?ie=UTF8&amp;s=books&amp;qid=1260744158&amp;sr=8-10">quando si tratta di sviluppo di sistemi d&#8217;arma, i Paesi vogliono essere indipendenti</a>. Dove per indipendenza intendiamo dire che un Paese non vuole trovarsi nella situazione in cui un altro Paese è in grado di ostruire le sue attività militari</strong>. Washington, che ha sempre guardato con una certa preoccupazione alla volontà di rendere l&#8217;Europa più autonoma politicamente e militarmente, non per coincidenza sposava la prima posizione.</p>
<p>Ovviamente alcuni distinguo vanno fatti. La produzione di armi ha enormi implicazioni industriali, economiche, e politiche (dalle lobby ai sindacati, etc.). In secondo luogo, vista la crescita esponenziale nei costi dei sistemi d&#8217;arma, gli Stati riescono sempre meno a sviluppare autonomamente i loro programmi. Ciò spiega il ricorso alle cooperazioni.</p>
<p>In ogni caso, <strong>l&#8217;Europa aveva una carenza, e decise di colmarla: era il programma A400M</strong> (che gli americani della <a href="http://www.rand.org/pubs/rgs_dissertations/RGSD219/">RAND</a> hanno valutato come l&#8217;opzione migliore per colmare i diversi gap dei Paesi europei nel trasporto aereo strategico).</p>
<p><strong>Fatta questa introduzione storica, bisogna risolvere due dubbi. Il primo è se l&#8217;A400M sia comunque un &#8220;bidone&#8221;. Il secondo se l&#8217;Italia abbia fatto bene ad uscirvi.</strong> Oscar Giannino sposa entrambe le affermazioni. <strong>La mia opinione è che l&#8217;A400M non sia un bidone, ma che l&#8217;Italia abbia fatto bene a non farvi parte.</strong>.</p>
<p>Giannino valuta l&#8217;A400M come un fallimento perché sarebbe andato f<strong>uori tempo e fuori costo</strong>. Chiaramente un programma militare che non rispetta i tempi previsti e i suoi budget pone dei problemi. Il punto è che <strong>nella storia dell&#8217;umanità di programmi militari che hanno rispettato i loro tempi e i loro costi non ce ne sono molti</strong>. La ragione è semplice: le aziende hanno un incentivo a sottostimare questi due valori in sede di firma del contratto. Senza contare che, spesso, la complessità tecnica e tecnologica costringe ad innumerevoli ritardi e aumenti dei costi. Nel suo articolo, Giannino cita altri due programmi: l&#8217;Eurofighter e il JSF. Entrambi sono andati sia fuori tempo che fuori costo. Anche questi dei bidoni?</p>
<p><strong>Rimane comunque la questione se l&#8217;Italia abbia fatto bene ad uscire dal programma. La mia posizione è che Martino abbia effettivamente fatto una scelta corretta</strong>, ma non per i motivi identificati da Giannino. Martino, infatti, nel 2001 non poteva sapere se e come l&#8217;A400M sarebbe andato. Non poteva immaginare che ci sarebbero stati dei problemi, né identificarli in anticipo. Martino fece un altro calcolo, che però rimane corretto.</p>
<p>1) in primo luogo, <strong>l&#8217;A400M si dava in servizio nel 2007/10, cioè oggi. E la situazione delle nostre forze armate non era tale da richiedere un tale acquisto per quel periodo</strong>. Le nostre forze armate erano già dotate di un adeguato mix di C27J prodotti da Alenia e di C130 Hercules prodotti dalla Lockheed Martin. Seppur di dimensioni minori, erano comunque recenti (specie i C27J), e dunque non vi era l&#8217;impellenza di sostituirli. Dunque quell&#8217;acquisto, sebbene importante per le capacità europee, era in contraddizione con le nostre necessità operative. La stessa cosa non si può dire per i francesi e i tedeschi, che dovevano sostituire i loro (vecchissimi) Transall C-160, e gli inglesi (con i loro C17 Globmaster).</p>
<p>2) <strong>la nostra situazione di bilancio non consentiva molta fantasia</strong>. L&#8217;11 settembre e ciò che venne dopo non fece altro che peggiorare la situazione.</p>
<p>3) infine, <strong>l&#8217;accordo industriale dell&#8217;A400M non era molto vantaggioso per l&#8217;Italia</strong>, sia in termini di controllo nel consorzio che di work-sharing.</p>
<p>Infine, è possibile che gli Stati Uniti abbiano fatto una certa pressione, ma non darei questa come una causa fondamentale: resta il fatto che la Guardia Costiera americana ha deciso di comprare i C27J prodotti da Alenia. Ed è ovvio che gli Stati Uniti sono certamente in grado di produrre da soli un tale prodotto. Una scelta differente si spiega solo con motivazioni politiche: che con l&#8217;economia non hanno nulla a che fare, ma che <a href="http://www.informaworld.com/smpp/ftinterface~db=all~content=a788161328~fulltext=713240930">mirano solo a mantenere l&#8217;egemonia americana in materia di difesa</a>.</p>
<p><strong>A questo punto, può comunque essere utile capire le ragioni degli aumenti dei costi e dei tempi dell&#8217;A400M</strong>.</p>
<p>In primo luogo, <strong>si era pensato di poter progettare, disegnare, costruire e consegnare un aereo totalmente nuovo in soli 7/8 anni</strong>. Era chiaramente una cosa irrealistica, visto che i tempi per un velivolo simile sono almeno pari a 12/15 anni &#8211; specie se non si hanno certe esperienze.</p>
<p>In secondo luogo, <strong>Airbus ha avuto dei problemi su alcuni dei suoi programmi civili. A quanto pare, l&#8217;azienda avrebbe tolto personale dall&#8217;A400M per metterli sugli altri programmi (civile), dove c&#8217;erano più pressanti necessità</strong>.</p>
<p>Infine, <strong>l&#8217;A400M era, come detto, un prototipo che nessuno, in Europa, sapeva costruire. Dunque richiedeva competenze e capacità non così facili da acquisire e mettere in pratica. Alcuni errori di management possono avere ulteriormente complicato la situazione</strong>.</p>
<p>In definitiva, l&#8217;A400M è un programma fondamentale per l&#8217;autonomia strategica e militare europea. Il fatto che il primo test sia stato un successo è un dato che non può che essere accolto con favore. Finora, l&#8217;A400M non ha fatto molto peggio di altri programmi. Il suo ritardo è ovviamente fonte di preoccupazione, ma certo non lo si può dipingere come un &#8220;bidone&#8221;. In questo contesto, resta il fatto che la scelta italiana di non farvi parte fu, fondamentalmente, corretta.</p>
<p class="fbconnect_share"><fb:share-button class="url" href="http://epistemes.org/2009/12/15/la400m-spicca-il-primo-volo-una-valutazione/" /></p><hr/>
<p>© <a href="http://epistemes.org">Epistemes.org</a>, 2006 - 2009. |
<a href="http://epistemes.org/2009/12/15/la400m-spicca-il-primo-volo-una-valutazione/">Permalink</a>
<br/>
Categorie: <a href="http://epistemes.org/category/ir/andrea-gilli/" title="View all posts in Andrea Gilli" rel="category tag">Andrea Gilli</a>,  <a href="http://epistemes.org/category/ir/" title="View all posts in Relazioni Internazionali" rel="category tag">Relazioni Internazionali</a><br/>
</p>
<hr />
<strong>Leggete anche</strong>:
<ul>
	<li><a href="http://phastidio.net">Phastidio.net</a> - "Speak Softly And Carry A Big Stick";</li>
	<li><a href="http://macromonitor.net">Macromonitor.net</a> - Macroeconomia e mercati finanziari</li>
</ul>
<hr />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://epistemes.org/2009/12/15/la400m-spicca-il-primo-volo-una-valutazione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
