Ridurre le tasse è un miraggio

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La promessa di Silvio Berlusconi di restituire l’Imu sulla prima casa utilizzando di fatto i soldi del risparmio postale degli italiani contenuti nella Cassa Depositi e Prestiti, è solo l’ultima di una serie di miraggi elettorali che tendono a perdere completamente di vista sia lo stato della congiuntura che soprattutto il “vincolo esterno” per il paese, cioè gli impegni europei a rispettare quel “risanamento” di matrice ideologica tedesca che finora ci ha regalato qualcosa di molto simile ad una depressione economica.

Pressoché ozioso evidenziare le assurdità della proposta berlusconiana, come l’uso improprio (cioè fuori statuto) della Cassa Depositi e Prestiti, l’aumento immediato del debito pubblico che tale uso determinerebbe, oppure il fatto che Berlusconi, grande tagliatore immaginario di spesa pubblica, pensi ad aumentare le accise per finanziare il rimborso Imu. Ma il punto vero è un altro: a giorni la Ue comunicherà i dati aggiornati sul rapporto deficit-Pil, da cui emergerà che il percorso di consolidamento fiscale è miseramente fallito in tutta l’Eurozona, Francia inclusa. A quel punto saremo in uno snodo fondamentale per il nostro futuro: solo negoziando un allungamento del percorso verso il pareggio di bilancio sarà possibile evitare un avvitamento che rischia di portarci al dissesto.

Con il sistema bancario ancora in credit crunch a causa dell’esplosione di sofferenze su crediti causata dalla profondità della crisi e dall’esigenza delle banche di ridurre il rapporto tra impieghi e depositi, la recessione domestica si autoalimenta, scavando sempre nuovi buchi di bilancio. A breve servirà trovare fondi per finanziare la cassa integrazione in deroga, e non sarà per nulla semplice. Anche ipotizzando di ottenere dalla Ue un allungamento del percorso verso il pareggio di bilancio senza condizionalità aggiuntive (cioè senza nuove manovre), il quadro congiunturale resterà estremamente precario. L’ipotizzata “ripresa” europea del secondo semestre di quest’anno, almeno per come ad oggi emerge dai modelli econometrici, non sarà di entità tale da consentire di produrre nuove risorse da destinare a significative riduzioni d’imposta.

Questa dissonanza tra una realtà assai grama, e comunque destinata ad evolvere in “meglio” solo con lentezza esasperante, ed alcune impostazioni di campagna elettorale che altro non sono che crudeli fiabe ad uso di una popolazione angosciata, è il segno dei tempi sconvolti che viviamo. Tempi che lasceranno cicatrici profonde.

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