Agenti CIA, soffiate e condanne

di Andrea Gilli

La scorsa settimana, John Kiriakou, ex-agente CIA, è stato condannato a trenta mesi di prigione. La sua colpa? Aver svelato il nome di un agente sotto copertura ad un giornalista. Per la cronaca, il nome non è mai uscito sui giornali. Come reagire alla notizia? C’è da rallegrarsene, in quanto contribuirebbe a contrastare il dilagante fenomeno della rottura della segretezza in ambito di sicurezza nazionale, oppure dovremmo avere qualche preoccupazione in più, in quanto la condanna rappresenterebbe una riduzione della libertà di informazione?
Federico Rampini, su Repubblica, sposa la seconda interpretazione:

“La condanna di Kiriakou mette a nudo un aspetto sconcertante dell’amministrazione Obama: il suo accanimento contro i funzionari federali che passano informazioni ai media.”

Onestamente, questa interpretazione non mi convince neanche un po’, per tre ragioni.

In primo luogo, le leggi ci sono per essere rispettate. Se le leggi sono sbagliate, si cambino, ma non si può parlare di “accanimento”, addirittura sconcertante, quando ciò che stiamo vedendo è la semplice applicazione della legge.

In secondo luogo, la legge è assolutamente condivisibile: punisce chi svela il nome di informatori o agenti CIA sotto copertura. Poiché si tratta di persone che corrono notevoli rischi, e in ogni caso la cui efficacia lavorativa dipende dal poter agire nell’ombra, l’unica cosa sconcertante è pensare di poter intervenire con più clemenza quando queste norme vengono infrante. Si pensi: quale agente accetterebbe di andare sotto copertura sapendo di poter essere esposto pubblicamente con estrema facilità?

Infine, a chi si preoccupa della libertà di informazione, conviene ricordare due semplici elementi. Da una parte, un solo nome, una sola informazione non rappresentano la libertà di informazione ma solo spaccati di una storia molto più ampia che possono essere usati ad arte per fare rafforzare certe narrazioni contro altre. Dall’altra parte, per quanto riguarda i servizi segreti, la libertà di informazione viene indirettamente garantita attraverso il loro controllo parlamentare. Come in precedenza, se questo non è adeguato o sufficiente, si cambino le leggi.

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