Da BEADS al Boom

di Andrea Gilli

Ieri, EADS e BAe Systems, le due più grosse aziende europee nel comparto aerospazio e difesa hanno annunciato che il loro progetto di fusione è irrimediabilmente messo da parte.

La scorsa settimana ho pubblicato un breve paper sulla questione. Terminavo sottolineando che:

[n]on è possibile al momento dire se, quando e come BAeS e EADS si uniranno o meno. [...] Se solo uno dei governi coinvolti non dovesse accettare la fusione o una delle sue conseguenze, il tavolo delle trattative potrebbe ribaltarsi facilmente.

Richard Aboulafia (dal quale ho preso il termine BEADS), dava le chance di una fusione al 60%. Alla fine è stato troppo ottimista. Gli ostacoli che nel paper sottolineavo sono venuti a galla. In particolare, le divergenze tra i governi coinvolti sono emerse in tre aree

* le quote azionarie facenti capo ad ogni Paese;

* l’assetto post-fusione e le sue implicazioni industriali (la Germania voleva una sede a Monaco di Baviera);

* le implicazioni sul business americano di BAeS, sottolineate a inizio settimana da uno dei principali azionisti dell’azienda.

E come ipotizzavo, alla fine uno dei governi coinvolti non ha accettato la fusione (quello tedesco) e il tavolo delle trattative si è ribaltato.

Peccato. O forse no. Immagino che nei prossimi giorni leggeremo un profluvio di articoli che si lamenteranno dell’assenza di visione strategica in Europa. La verità è che se un matrimonio non può funzionare, è meglio non celebrarlo, piuttosto che divorziare dopo 3 mesi.

BEADS era un bel sogno. Come il Paris Saint-Germain pieno di campioni. Però per far funzionare un’azienda, come una squadra di calcio, non basta mettere tutti i gioielli di famiglia. Serve anche una strategia chiara. Con Londra che un giorno sì e l’altro pure pensa di uscire dall’Europa, la Germania che riflette se uscire dall’Euro, e la Francia che non sa bene quale sia la sua posizione nel mondo, questa strategia non esiste al momento. E quindi non può neppure esistere un produttore unico di armamenti in Europa.

Ora c’è da capire cosa succederà. Sempre nel paper, ancora nel finale, notavo i fattori che potrebbero intervenire nel consolidamento dell’industria della difesa europea. A questo punto vale tenerli a mente:

* i fondi sovrani arabi;

* la politica estera americana e il consolidamento dell’industria USA;

* la crisi di bilancio soprattutto in Italia, Spagna e Francia.

Riguardo al futuro di BAeS ricordavo infatti nel paper che, negli anni passati, più volte se si era parlato di una fusione transatlantica tra la compagnia e un prime contractor americano (come Northrop Grumman). L’ipotesi è stata rilanciata ieri dal NYT. Vedremo. Una cosa è certa: con l’austerity che detta i tempi dei bilanci della difesa di tutti i Paesi NATO, un consolidamento dell’industria è necessario.

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