Il Muro di Berlino, la fine della Guerra Fredda, e la verità su Reagan

di Mauro Gilli

Oggi è il ventesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino, evento epocale che anticipò di due anni il tanto più inaspettato crollo dell’Unione Sovietica. Sicuri che sui giornali italiani leggeremo fantastiche ricostruzioni relativamente al ruolo giocato da Ronald Reagan, l’inquilino della Casa Bianca dal 1981 al 1988, illustriamo qui di seguito le contraddizioni di quella che negli anni si è venuta rafforzando come una delle più diffuse interpretazioni della fine della Guerra Fredda.

Secondo questa interpretazione, la Guerra Fredda sarebbe finita infatti proprio grazie a Reagan. Secondo la vulgata l’ex attore di Hollywood, una volta arrivato alla Casa Bianca, avrebbe capito che l’URSS era in declino, e che stava fronteggiando grandi difficoltà economiche. Proprio per questo motivo, Reagan avrebbe dunque deciso di lanciare la corsa agli armamenti (le cosiddette “guerre stellari”, tra cui rientrava la Strategic Defense Initiative, il piano di difesa antimissilistico), per portare l’URSS in bancarotta. Costringendo Mosca ad aumentare l’allocazione di risorse al settore militare, Reagan avrebbe dunque sferrato il colpo definitivo alla già fiacca economia sovietica, che sarebbe poi crollata alcuni anni dopo.

Ci sono numerosi problemi con questa interpretazione. Problemi ai quali i sostenitori di questa tesi non solo non sanno rispondere, ma dei quali non si sono neanche mai resi conto. Innanzitutto, come faceva Reagan a sapere che l’URSS fosse in declino? I dati a disposizione della CIA e delle altre agenzie di intelligence sull’economia sovietica e sul potere dell’URSS, come gli stessi analisti avrebbero scoperto con grande sorpresa negli anni ’90 erano straordinariamente esagerati rispetto a quella che era la realtà dei fatti (si veda anche questo articolo su Time magazine). Secondo alcuni resoconti, il Pil dell’URSS durante la Guerra Fredda era infatti solo una frazione di quanto veniva stimato a Langley. Dunque, da dove derivava l’intuizione di Reagan? Questo non ci è dato sapere, la vulgata vuole infatti che Reagan avesse capito, period.

Anche assumendo che Reagan fosse a conoscenza dei problemi dell’economia sovietica, come faceva Reagan a conoscere la portata di questi problemi? Per capirsi, l’economia americana è attualmente in crisi, ma non verrebbe tramortita da un’eventuale corsa agli armamenti ispirata da Mosca o da Pechino. Come faceva Reagan ad essere sicuro del contrario, per quanto riguarda l’URSS? Questo non si sa. Certamente, le affermazioni pubbliche dello stesso presidente non danno credibilità alla tesi secondo cui “Reagan aveva capito”.

Se l’URSS era in declino, come mai Reagan giustificò il lancio della Strategic Defense Initiative proprio sulla base della temibile minaccia rappresentata dall’”Impero del Male”? Evidentemente, se l’URSS era un tale pericolo per la sicurezza nazionale americana, non poteva allo stesso tempo anche essere prossima al tracollo. Delle due l’una: o Reagan mentiva ai cittadini americani sapendo di mentire; oppure, più ragionevolmente, era sinceramente convinto che l’URSS fosse una minaccia, e quindi non era assolutamente a conoscenza dei problemi dell’URSS (versione confermata dai resoconti storici).

A suffragio di questa tesi possono essere prese in considerazione le politiche implementate dallo stesso Reagan. Se l’URSS era in declino e prossima al crollo definitivo, e il presidente americano ne era consapevole, per quale motivo, ad un certo punto, nella metà degli anni ’80, in modo del tutto improvviso decise di promuovere la cooperazione con Mosca, e più precisamente di lanciare una nuova era di Détente attraverso gli accordi sul disarmo nucleare (quelli stessi accordi promossi da Kissinger negli anni ’70)? Se Reagan era convinto dell’avvicinarsi del crollo dell’URSS, perché fermare la corsa agli armamenti e promuovere addirittura il disarmo, proprio quando il risultato era ormai raggiunto? Perché non premere l’acceleratore fino in fondo, per finire la corsa in volata? Perché dare a Mosca la possibilità di prendere il respiro proprio quando il risultato stava per essere raggiunto? (a proposito, si guardi questo video sulla reazione dell’estrema destra americana all’”appeasement” cercato da Reagan).

Queste sono le domande alle quali i giornali italiani non daranno risposta. Oggi leggeremo analisi emotivamente coinvolte, che vogliono un Reagan con informazioni più precise di quelle della CIA. Un Reagan che aveva capito tutto. La verità, ovviamente, è un’altra. Reagan giocò un ruolo centrale nella Guerra Fredda. E sarebbe sbagliato ignorare questo fatto. E’ però altrettanto sbagliato attribuire a Reagan meriti che vanno ben al di là di quanto potesse fare. E’ bene ricordarselo: il Muro di Berlino crollò perché il sistema comunista era più inefficiente di quello capitalista. Con o senza Reagan, questo risultato sarebbe stato ottenuto ugualmente.

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Ci permettiamo di suggerire ai lettori il nuovo numero  de L’Arengo del Viaggiatore, dedicato proprio al crollo del Muro di Berlino.

22 Responses to Il Muro di Berlino, la fine della Guerra Fredda, e la verità su Reagan
  1. Lorenzo
    November 9, 2009 | 9:46

    Interessantissimo!
    Per completare l'argomento invito a dare un'occhiata al mio blog, dove alla pagina "RDT "Germania Est)" c'è una ricca galleria di foto ad alta definizione, raffiguranti i confini berlinesi anche nel periodo "pre-muro" 1950-1961.
    Saluti cordiali!

  2. @jcfalkenberg
    November 9, 2009 | 13:35

    Non vedo la contraddizione. Reagan era convinto (con Hayek e Seldon) che l'URSS fosse destinata al declino e che il regime capitalista liberale fosse oggettivamente superiore , sia per capacità di produrre benessere che ricchezza da destinare alla difesa. DI conseguenza, spostò la competizione sul piano dove credeva che il mondo libero avesse maggiori speranze. Questo non implica che credesse che l'URSS fosse già decotta, come in realtà era. Affrontò il proprio nemico credendo di trovarsi di fronte ad un avversario più forte di quello che era realmente; per questo cercò lo stesso un accordo sulle armi nucleari, pur spingendo l'acceleratore sulla competizione spaziale. Non credo pensasse di vedere il proprio nemico sconfitto tanto rapidamente, ma ci riuscì

    • Mauro Gilli
      November 9, 2009 | 15:31

      John, le contraddizioni che io ho sottolineato sono due. In primo luogo, se Reagan era convinto del declino dell’URSS, per quale motivo in pubblico denunciava la minaccia rappresentata dall’”Impero del Male”, e decise di proporre il lancio del piano di difesa antimissilistico? Secondo: se Reagan era convinto del declino dell’URSS, perchè fermarsi proprio quando il risultato stava per essere raggiunto?

      Tu poni una problema corretto. Se interpreto bene le tue parole, cosa tu ritieni importante e che Reagan fosse convinto che il sistema capitalistico fosse superiore a quello comunista. CIò che segue, però, è discutibile.

      Dire che “di conseguenza, [Reagan] sponsò la competizione sul piano dove credeva che il mondo libero avesse maggiori speranze” è un’argomentazione debole. Primo, perchè non possiamo assumere che queste fossero le motivazioni dietro alla strategia di Reagan. Dobbiamo avere le conferma che ci fosse questa razionalizzazione. E questa conferma, fino a questo momento, manca. Usando questa logica, cadiamo in una fallacia, quella tipica del funzionalismo: poichè il comportamento di un attore è stato seguito da un determinato risultato, allora il suo comportamento era dettato dalla volontà di ottenere quello stesso risultato.

      In secondo luogo, il campo militare non è certamente quello in cui le democrazie liberali aveano un vantaggio. E in quel periodo non c’era proprio nessuna sicurezza a proposito. Semmai, dopo l’esperienza del Vietnam, e la dottrina Weinberger, possiamo essere sicuri del contrario. Pertanto, se fosse vero che Reagan decise di spostare volontariamente la competizione su questo campo, oggi dovremmo ridiscutere la sua figura. E non in positivo. La superiorità occidentale era evidente nel benessere da esso creato. Per quale motivo dirottare risorse pubbliche (e quindi “crowd out” investimento privato) per ottenere un risultato che, come tu dici, sarebbe stato raggiunto comunque? Se il sistema ad economia pianificata era destinato a fallire per via della sua inefficienza, perchè non lasciarlo affogare nel suo brodo, invece di rischiare un’era di confronto militare e corsa agli armamenti?

  3. costa
    November 9, 2009 | 16:38

    Gli Stati Uniti fornivano grano all'URSS ricevendone oro. Non potevano andare avanti a scavare oro per darlo agli Stati Uniti e allo stesso tempo incrementare gli armamenti. Il popolo URSS non ci stava più. Gorbaciov fu obbligato!

  4. Mauro Gilli
    November 9, 2009 | 18:29

    John, le contraddizioni che io ho sottolineato sono due. In primo luogo, se Reagan era convinto del declino dell'URSS, per quale motivo in pubblico denunciava la minaccia rappresentata dall'"Impero del Male", e decise di proporre il lancio del piano di difesa antimissilistico? Secondo: se Reagan era convinto del declino dell'URSS, perchè fermarsi proprio quando il risultato stava per essere raggiunto?

    Tu poni una problema corretto. Se interpreto bene le tue parole, cosa tu ritieni importante e che Reagan fosse convinto che il sistema capitalistico fosse superiore a quello comunista. CIò che segue, però, è discutibile.

    Dire che "di conseguenza, [Reagan] sponsò la competizione sul piano dove credeva che il mondo libero avesse maggiori speranze" è un'argomentazione debole. Primo, perchè non possiamo assumere che queste fossero le motivazioni dietro alla strategia di Reagan. Dobbiamo avere le conferma che ci fosse questa razionalizzazione. E questa conferma, fino a questo momento, manca. Usando questa logica, cadiamo in una fallacia, quella tipica del funzionalismo: poichè il comportamento di un attore è stato seguito da un determinato risultato, allora il suo comportamento era dettato dalla volontà di ottenere quello stesso risultato.

    In secondo luogo, il campo militare non è certamente quello in cui le democrazie liberali aveano un vantaggio. E in quel periodo non c'era proprio nessuna sicurezza a proposito. Semmai, dopo l'esperienza del Vietnam, e la dottrina Weinberger, possiamo essere sicuri del contrario. Pertanto, se fosse vero che Reagan decise di spostare volontariamente la competizione su questo campo, oggi dovremmo ridiscutere la sua figura. E non in positivo. La superiorità occidentale era evidente nel benessere da esso creato. Per quale motivo dirottare risorse pubbliche (e quindi "crowd out" investimento privato) per ottenere un risultato che, come tu dici, sarebbe stato raggiunto comunque? Se il sistema ad economia pianificata era destinato a fallire per via della sua inefficienza, perchè non lasciarlo affogare nel suo brodo, invece di rischiare un'era di confronto militare e corsa agli armamenti?

  5. Michele Boldrin
    November 9, 2009 | 22:31

    Anche io non vedo il problema. Non so chi sostenga che RR era onniscente, chiaramente non lo era e comunque e' irrilevante.

    L'uomo voleva solo "fargliela vedere ai comunisti" convinto, in modo molto fideistico ed aprioristico, che gli USA ed il capitalismo erano piu' forti ed avrebbero "vinto" contro URSS e comunismo. Gli ando' bene, fine. Non e' necessario assumere sapesse tutto. Basta assumere che ebbe l'istinto giusto ed un po' di fortuna (Woytila, Afghanistan …). Una volta arrivato al potere Gorbachov, poi, e viste le sue prime mosse, tutto divenne abbastanza piu' chiaro a tutti.

    Non e' necessario essere dei geni per giocare un ruolo storico, a volte succede per caso. Anzi molto spesso succede per caso, e va bene cosi'.

    It fits the theory (as in Hayek and all that "self-organized chosmos stuff) moreover: nelle societa' aperte anche gli imbecilli hanno una chance d'essere utili.

  6. Mauro Gilli
    November 10, 2009 | 2:47

    Michele, lasciami precisare dove si trova il problema, visto che evidentemnte non sono stato chiaro. Se in italia il governo dice che il nostro paese è uscito dalla crisi per via del suo sistema economico più solido e avanzato rispetto a quello degli altri paesi, tu alzi giustamente il ditino per fare notare non solo che questa interpretazione è sbagliata, ma anche che giustificare l'assenza di riforme economiche sulla base di tale interpretazione è demenziale.

    Ora andiamo a Reagan. Negli Stati Uniti, con la fine della guerra fredda si è diffusa la convinzione che l'uso della forza e più in generale le politiche aggressive siano giustificate in ragione dei successi che queste garantirebbero. Tale convinzione si basa proprio sull'interpretazione che io ho criticato nel mio articolo (se leggi non solo i vari Max Boot, Robert Kagan e Bill Kristoll, ma anche gente che teoricamente dovrebbe essere più seria come Eliot Cohen, VD Hanson, etc. troverai proprio questa prospettiva).

    Il problema non è solo che tale interpretazione è sbagliata, come ho sottolineato qui sopra, ma anche che essa è stata usata per giustificare le politiche degli ultimi 8 anni e più recentemente per criticare ogni cosa che Obama tenta di fare in senso contrario. Abbiamo vinto la guerra fredda perchè abbiamo costretto l'URSS ad arrendersi – the story goes – quindi mostrare i muscoli funzionerà anche in futuro.

    E quindi, ecco che con regimi come l'Iran e il Venezuela, che si stanno mangiando gli organi interni per sopravvivere, i conservatori americani (e quelli che li scimmiottano in italia) gridano alla prova di forza. Invece di dare tempo al tempo e attendere che questi cadano, vengono invocate politiche "supermache" perchè avrebbero funzionato in passato.

    Ecco, qui sta il problema. Quelle politiche furono giustificate perchè un gigante dai piedi di argilla veniva ritenuto una minaccia esistenziale. Quella minaccia esistenziale non è mai esistita. Non è mai esistito il missile gap degli anni '60 e non è mai esistito window of vulnerability degli anni '70. Analogamente, non esisteva la minaccia che Reagan demonizzava. In modo del tutto speculare, non esisteva la minaccia irachena, come oggi non esiste la minaccia venezuelana nè quella iraniana (almeno così come viene dipinta: http://www.opinionjournal.com/federation/feature/

    Su questo, John Mueller ha scritto analisi interessanti:
    http://books.simonandschuster.com/Overblown/John-
    http://www.oup.com/us/catalog/general/subject/Pol
    riassunto breve: http://www.foreignpolicy.com/articles/2009/10/23/

    Quale è "the bottom line"? COme ho scritto in un articolo dove ho sbugiardato un signore che proprio in italia ha venduto queste tesi strampalate, the bottom line è che durante la guerra fredda avevano alla fine ragione quelli che invocavano la prudenza (i realisti come Kennan, Morgenthau, Kissinger – nonostante tutto cosa circonda il personaggio -, Waltz, etc.) Quelli che criticavano gli allarmismi inutili e che dicevano che alla fine, l'occidente avrebbe prevalso. Quelli che si opponevano all'uso della forza in Vietnam, così come in Iraq nel 2003, non perchè "la guerra è cattiva", ma perchè sanno che il potere è una risorsa scarsa e non va sperperata.

    Leggere le parole di Kennan (ma lo stesso vale per tutti gli altri) lascia increduli, soprattutto se si pensa a come la guerra fredda sia degenerata: Dal suo "X article":

    "But the possibility remains (and in the opinion of this writer it is a strong one) that Soviet power, like the capitalist world of its conception, bears within it the seeds of its own decay, and that the sprouting of these seeds is well advanced… If, consequently, anything were ever to occur to disrupt the unity and efficacy of the Party as a political instrument, Soviet Russia might be changed overnight from one of the strongest to one of the weakest and most pitiable of national societies."

    Questo era il problema più grande che il mio articolo voleva illustrare.

  7. Michele Boldrin
    November 12, 2009 | 0:27

    FLAMES!

    Scusate, ma ho cercato di rispondere pero' il software lo rende impossibile, o almeno frustrante. limita la lunghezza dei commenti, cade la connessione, rifiuta uploading, come on … amen.

  8. Stefano Magni
    November 13, 2009 | 0:21

    Cosa è successo dopo l'83? Con la crisi degli euromissili i sovietici hanno pensato seriamente di lanciare una guerra preventiva e i servizi segreti americani se ne sono accorti in ritardo (come testimonia Robert Gates nelle sue memorie) e credo che da quel momento Reagan si sia preso un po' uno spavento, che lo ha indotto a moderare parecchio la sua politica. Con l'occasione del ricambio di leadership in Urss, Reagan ha avviato apertamente la distensione, che comunque era già visibile nell'84.

  9. Stefano Magni
    November 13, 2009 | 0:20

    Caro Mauro Gilli, sull'Urss, almeno nei primi anni, Reagan prestava ascolto soprattutto ai consigli di Richard Pipes, il migliore storico dell'Unione Sovietica, l'unico che avesse un po' il polso della situazione. L'idea centrale di Pipes era: il sistema sovietico non è riformabile, anche se è intrinsecamente debole (e forse crollerà nel lungo periodo), è comunque pericoloso nel breve periodo. Di conseguenza non era possibile "coesistere" con l'Urss senza esporsi a rischi. Allo stesso tempo, sfidare l'Urss era conveniente, data la debolezza intrinseca dell'avversario. In sintesi: sii duro, perché il tuo nemico è debole. Ma se mostri debolezza a tua volta, il nemico ne può approfittare e farti male. Queste sono le linee-guida della sua politica sino all'83.

  10. Stefano Magni
    November 13, 2009 | 0:22

    Su una cosa mi sento di contestarti frontalmente: i giornali italiani non hanno fatto alcun cenno a Reagan. Cosa credi di vivere in America? Qui si ricorda solo Kennedy. Reagan, in Italia, è stato odiato allora ed è dimenticato oggi.

  11. Stefano Magni
    November 13, 2009 | 0:31

    Ulrimissima considerazione: il ruolo di Reagan fu comunque importante perché riuscì a contenere l'Urss. Prima di Reagan i sovietici si erano presi: Angola, Etiopia, Mozambico, Nicaragua e Afghanistan. Con Reagan non sono più riusciti ad espandersi e si sono visti contrastare anche sul "loro" suolo in Afghanistan e in Polonia. Questo è il vero merito di Reagan: il contenimento, mai così efficace come negli anni '80.

  12. Mauro Gilli
    November 14, 2009 | 21:24

    Stefano,
    quanto dici è interessante, ma ci sono alcuni problemi – storici o logici.

    Partiamo dalla fine: il fatto che l'URSS non si sia espansa sotto Reagan non significa che il containment sotto Reagan ebbe successo, e che fu invece un fallimento con Carter. Questo è un ragionamento fallace del tipo "post hoc ergo propter hoc".

    Prima di tutto, l'espansione di un paese dipende dal potere relativo di questo paese (http://www.jstor.org/pss/2539162). Poichè l'URSS era in declino sin dalla fine degli anni '70, e poichè questo fu il fattore che impedì all'URSS di espandersi, attribuire a Reagan questo merito è metodologicamente sbagliato.

    E' lo stesso tipo di errore che molti commettono quando attribuiscono la crescita economica ad un governo piuttosto che ad un altro: dimenticano i fenomeni e i cambiamenti strutturali (come la crescita globale). Il tuo ragionamento è dello stesso tipo.

    Poichè Reagan non ha alcun merito nel cambiamento del potere relativo dell'URSS (che aveva iniziato a scendere nella seconda metà degli anni '70), non possiamo attribuirgli neanche questo merito. Dunque, il successo del containment è spiegato dal declino relativo dell'URSS. Infatti, nel 1980/81, l'URSS aveva già deciso di non mandare i carriarmati in polonia in caso di sommosse perchè non avevano più la forza e la legittimità interna per questo tipo di misure (in un libro di Pons, non ricordo più quale)

    Relativamente alla politica perseguita da Regan: il fatto che Pipes sia un grande storico non è di per sè sufficiente a spiegare come potesse avere maggiori informazioni della CIA. Anzi… poichè gli storici usano dati del passato, viene da chiedersi come potesse capire che l'URSS era in declino quando i dati CIA e Dep of State indicavano l'esatto contrario. Le sue potevano essere congetture, ma non "analisi". E infatti, Reagan usò argomentazioni pubbliche esattamente opposte a quelle che tu attribuisci a Pipes: l'URSS era un nemico temibile e quindi bisognava difendersi. Ricondurre le politiche di Reagan alle analisi di Pipes mi sembra dunque coraggioso, ma non convincente.

    Non ho letto le memorie di Gates, e non ero a conoscenza di questo incidente. Ciò detto:

    1) l'URSS voleva lanciare una guerra preventiva? Di che tipo? Nucleare? Convenzionale? In Europa? In America?
    2) se l'URRS aveva escluso l'uso della forza in Polonia perchè non poteva più permettersi azioni di questo tipo, come poteva contemplare una guerra preventiva?
    3) inoltre, chi aveva contemplato questa opzione? il fatto che questo fatto sia citato nelle memorie di un personaggio chiave di quel periodo non dà prova concreta di quali fossero le circostanze, e semmai solleva dubbi sulla vera rilevanza dell'evento (Sergio Romano ha scritto alcune interessanti pagine sull'uso e abuso delle "memorie").
    4) il fatto che la guerra preventiva non ci sia stata è già di per sè sufficiente per escludere tutto cosa segue, perchè se rimaniamo nel campo delle "intenzioni", allora ogni leader dovrebbe essere sempre spaventato da cosa può succedere.
    5) il fatto che Reagan si sia preso uno spavento non è un dato accertato ma una tua conclusione ("credo…"). Senza documenti che confermino questo aspetto, rimaniamo a livello di congetture, che in questo caso sa molto di fallacia post hoc ergo propter hoc…
    5) il cambio di leadership avrebbe dovuto semmai portare reagan ad essere meno spaventato, visto che anche M. Tatcher aveva detto che Gorbachev era un uomo "we can do business with". Come mai ciò non è vero?

  13. Stefano Magni
    November 16, 2009 | 15:27

    Visto che il software non mi consente risposte articolate, ti manderò in seguito 3 o 4 piccoli messaggi.

  14. Stefano Magni
    November 16, 2009 | 15:28

    Ciao Mauro, alla base del tuo ragionamento, come hai detto in precedenza, c'è l'assunto che l'Urss non fosse militarmente pericolosa in quanto economicamente in declino. Tuttavia, benché economicamente in declino, l'Urss ha mantenuto la superiorità militare sulla Nato in tutti i settori convenzionali (aviazione, esercito e anche marina se guardiamo alla enorme superiorità numerica dei sottomarini sovietici). Fino al 1989 l'Urss ha mantenuto intatta una buona capacità di proiezione di potenza, essendo in grado di rifornire suoi alleati in tutto il mondo. Quindi non mi sembra proprio che la fine dell'espansionismo sovietico sia motivata dal suo declino interno. Semmai è motivata dal mutamento dell'atteggiamento dei suoi antagonisti

  15. Stefano Magni
    November 16, 2009 | 15:28

    Secondo: Richard Pipes è uno storico, è vero, ma ciò non toglie nulla alla profondità della sua analisi sul sistema sovietico. Pipes era giunto alla conclusione che il sistema sovietico era: a) intrinsecamente debole b) non riformabile c) necessariamente aggressivo per compensare con successi all'estero la sua instabilità interna. Nessuna di queste tre conclusioni è stata smentita dagli eventi degli anni '80

  16. Stefano Magni
    November 16, 2009 | 15:29

    Terzo: Per quanto riguarda la possibilità di una guerra preventiva in Europa, essa è stata documentata da Oleg Gordievskij (ex KGB) nelle sue memorie. Gordievskij ha contribuito in prima persona a sventare la crisi. Ho citato questo episodio, non tanto per la sua rilevanza, quanto perché penso contribuisca a spiegare meglio il cambiamento di atteggiamento di Reagan, da "falco" a "pragmatico", per lo meno nella sua retorica.

  17. agilli
    November 16, 2009 | 16:18

    Stiamo cercando di risolvere il problema dei commenti.

    Ora, dimmi se questa non è una chiara contraddizione:

    "Pipes era giunto alla conclusione che il sistema sovietico era [...] necessariamente aggressivo per compensare con successi all'estero la sua instabilità interna. Nessuna di queste tre conclusioni è stata smentita dagli eventi degli anni '80."

    Scusa, quindi Gorbachev sarebbe stato aggressivo negli anni Ottanta? E gli accordi con Reagan chi li ha firmati…? Vedi che non regge questa spiegazione. Come non regge in altri periodi, la storiografia ha accertato l'ampia disponibilità di Stalin a dialogare con l'Occidente dopo Yalta.

    Secondo me fai un errore di cognitive dissonance: associ al tuo modello politico favorito attributi positivi, e a quello sfavorito quelli negativi. Quindi, dalla tua interpretazione, le democrazia fanno sempre tutto bene, mentre le dittature fanno sempre tutto sbagliato. E' chiaro che questo discorso non può funzionare. Anzi, proprio per la complessità delle questioni di politica estera, spesso le democrazie sono svantaggiate e sono portate a commettere enormi errori, mentre le dittature possono agire in maniera più coerente. La prudenza cinese e la schizofrenia americana mi paiono confermare ampiamente questo dato.

  18. Stefano Magni
    November 16, 2009 | 16:37

    Gorbachev non è stato più "buono" dei suoi predecessori, tant'è che, quando ha potuto ha continuato a sostenere movimenti e guerriglie filo-comuniste in Salvador, Nicaragua, Libano, Palestina fino alla fine dell'Urss, ha continuato a fare la guerra in Afghanistan finché ha potuto, solo per fare due esempi. E' stato costretto a scendere a patti, perché si è trovato di fronte a un'amministrazione americana molto ferma. Non trovo alcun errore di cognitive dissonance nell'affermare questo, sto solo constatando fatti. Semmai mi sembra che tu parta da un forte pregiudizio nell'affermare che "le dittature possono agire in maniera più coerente": la Germania nazista e l'Italia fascista ti sembravano coerenti?

  19. Mauro Gilli
    November 16, 2009 | 22:33

    Stefano, ora dimmi se queste due frasi, che hai scritto tu, non sono in palese contraddizione:

    ” [Gorbachev] E’ stato costretto a scendere a patti, perché si è trovato di fronte a un’amministrazione americana molto ferma.”

    “credo che da quel momento [la notizia su un potenziale attacco sovietico] Reagan si sia preso un po’ uno spavento, che lo ha indotto a moderare parecchio la sua politica.”

    Se tu conti che la cooperazione tra Mosca e Washington è iniziata dopo l’incidente da te menzionato, viene da pensare l’esatto contrario di quanto dici nella prima frase.

    Come stanno le cose? Esattamente come ho scritto nell’articolo e qui sopra: la Russia fu portata a moderare la sua politica estera per via del declino economico iniziato negli anni ’70. Le politiche di Reagan hanno dato uno scossone, ma senza il declino economico dovuto all’inifficienza dell’economia sovietica le politiche di Reagan non avrebbero avuto alcun effetto.

    Relativamente al fatto che le dittature o le democrazie abbiano una politica estera più o meno coerente, ci sono interpretazioni discordanti. Caverley ha scritto dei lavori interessanti (http://faculty.wcas.northwestern.edu/jonathan-caverley/research.html)

    reiter e stam pure (http://www.amazon.com/Democracies-at-War-Dan-Reiter/dp/0691089493)

    c’è un filone di ricerca sterminato che però non ha ancora portato a risultati univoci.

  20. Stefano Magni
    November 17, 2009 | 1:19

    Nessuna contraddizione, le cose sono andate esattamente come ho scritto. Nel 1983, dopo l’incidente sventato degli Euromissili, Reagan ha moderato la sua retorica. Non ha più sfidato apertamente Mosca così come aveva fatto nei primi tre anni. Da quel momento Reagan si è anche dimostrato più disponibile al negoziato: quando le occasioni si sono presentate le ha colte. Contemporaneamente ha portato avanti la sua politica di contenimento attivo, su tutti i fronti. Ha continuato a finanziare (e dal 1985 a dotare di armi pesanti) la guerriglia in Afghanistan, ha continuato a finanziare Solidarnosc, si è accordato segretamente con l’Arabia Saudita per abbassare i prezzi del petrolio, ha sostenuto (anche illegalmente) la guerriglia in Nicaragua, ha fermato la rivoluzione nel Salvador. Credo che queste politiche siano state sufficienti a contenere l’Urss, a impedirle di espandersi altrove.
    Quanto alla caduta dell’Unione Sovietica sono sicurissimo che la causa fondamentale sia la sua autodistruzione economica. Il merito di Reagan, dunque, non è stato quello di aver provocato la caduta dell’Urss (che sarebbe avvenuta comunque), ma quello di averle impedito di rovinare altri Paesi prima della fine.

  21. cumino
    November 18, 2009 | 1:57

    Forse un’occhiata all’escalation dei prestiti chiesti dall’URSS aiuterebbe la discussione. Forse.