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	<title>Comments on: L&#8217;Europa è troppo importante per essere lasciata a Tony Blair</title>
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	<description>Studi economici e politici</description>
	<lastBuildDate>Mon, 07 May 2012 08:34:55 +0000</lastBuildDate>
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		<title>By: Notte</title>
		<link>http://epistemes.org/2009/10/06/leuropa-e-troppo-importante-per-essere-lasciata-a-tony-blair/comment-page-1/#comment-1221</link>
		<dc:creator>Notte</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 17:32:26 +0000</pubDate>
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		<description>Guardi che in realt&#224; la maggior parte dei commentatori sottolinea come un&#039;identit&#224; italiana esistesse da secoli (questa convinzione la si vede anche espressa in questo periodo, in parte del dibattito sui 150 anni).  
La questione della lingua non mi sembra decisiva: innanzittutto &quot;l&#039;identit&#224;&quot; viene percepita almeno fino al XIX secolo come &quot;l&#039;identit&#224;&quot; delle elite, che quindi una lingua in comune l&#039;avevano, in secondo luogo anche al mio paese si parlano due dialetti diversi, uno &quot;di sopra&quot; e uno &quot;di sotto&quot;, ci&#242; non mi sembra sufficiente per sostenere che non ci sia identit&#224; comune. 
 
In ogni caso non Le vorrei far cambiare idea, ma solo osservare come esista anche l&#039;opinione opposta.  
 
Per cui per sostenere la sua tesi, che condivido, mi sembra pi&#249; utile sottolineare che non sia necessario creare artificialmente un&#039;identit&#224; europea condivisa (pi&#249; di quanto ci sia) al fine di essere pi&#249; uniti all&#039;interno e pi&#249; forti a livello internazionale, cosa che, credo, tutti si auspicano. Basta rendersi conto che conviene, a tutti noi, agire di concerto a livello politico. </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Guardi che in realt&agrave; la maggior parte dei commentatori sottolinea come un&#039;identit&agrave; italiana esistesse da secoli (questa convinzione la si vede anche espressa in questo periodo, in parte del dibattito sui 150 anni).<br />
La questione della lingua non mi sembra decisiva: innanzittutto &quot;l&#039;identit&agrave;&quot; viene percepita almeno fino al XIX secolo come &quot;l&#039;identit&agrave;&quot; delle elite, che quindi una lingua in comune l&#039;avevano, in secondo luogo anche al mio paese si parlano due dialetti diversi, uno &quot;di sopra&quot; e uno &quot;di sotto&quot;, ci&ograve; non mi sembra sufficiente per sostenere che non ci sia identit&agrave; comune. </p>
<p>In ogni caso non Le vorrei far cambiare idea, ma solo osservare come esista anche l&#039;opinione opposta.  </p>
<p>Per cui per sostenere la sua tesi, che condivido, mi sembra pi&ugrave; utile sottolineare che non sia necessario creare artificialmente un&#039;identit&agrave; europea condivisa (pi&ugrave; di quanto ci sia) al fine di essere pi&ugrave; uniti all&#039;interno e pi&ugrave; forti a livello internazionale, cosa che, credo, tutti si auspicano. Basta rendersi conto che conviene, a tutti noi, agire di concerto a livello politico. </p>
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		<title>By: Mauro Gilli</title>
		<link>http://epistemes.org/2009/10/06/leuropa-e-troppo-importante-per-essere-lasciata-a-tony-blair/comment-page-1/#comment-1220</link>
		<dc:creator>Mauro Gilli</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 18:16:01 +0000</pubDate>
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		<description>Francamente come lei abbia fatto ad inferire un mio auspicio per un&#039;Europa che si contrappone agli USA, visto che non ho scritto nulla a proposito. L&#039;argomento &#232; diverso: per ragioni demografiche, geografiche ed economiche, il peso dei singoli Stati europei continuer&#224; a diminuire negli anni futuri. Se vogliamo diventare la Republica di San Marino del XIX secolo, la strada che lei sembra invocare &#232; quella giusta.  
 
E con questo mi allaccio alle identit&#224;. Una cultura italiana esisteva da secoli? Dove, scusi? Non c&#039;era una lingua unica. Dunque come poteva esistere una cultura comune se gli abitanti dell&#039;area geografica che oggi &#232; l&#039;Italia non potevano neanche comunicare tra di loro tramite una stessa lingua? 
 
La scelta di formare uno stato nazionale andava proprio nella direzione di creare una struttura politica adeguata a quella che il sistema internazionale imponeva (su questo passaggio, Charles Tilly ed Hendrik Spruyt hanno detto tutto cosa c&#039;era da dire). Se i piccoli stati italiani fossero rimasti indipendenti, nel nostro Paese il processo di industrializzazione non sarebbe mai iniziato. Non solo: esso sarebbe rimasto in balia dell&#039;influenza estera.  
 
Quel tipo di scelta &#232; oggi la stessa che si trovano di fronte i paesi europei.  </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Francamente come lei abbia fatto ad inferire un mio auspicio per un&#039;Europa che si contrappone agli USA, visto che non ho scritto nulla a proposito. L&#039;argomento &egrave; diverso: per ragioni demografiche, geografiche ed economiche, il peso dei singoli Stati europei continuer&agrave; a diminuire negli anni futuri. Se vogliamo diventare la Republica di San Marino del XIX secolo, la strada che lei sembra invocare &egrave; quella giusta.  </p>
<p>E con questo mi allaccio alle identit&agrave;. Una cultura italiana esisteva da secoli? Dove, scusi? Non c&#039;era una lingua unica. Dunque come poteva esistere una cultura comune se gli abitanti dell&#039;area geografica che oggi &egrave; l&#039;Italia non potevano neanche comunicare tra di loro tramite una stessa lingua? </p>
<p>La scelta di formare uno stato nazionale andava proprio nella direzione di creare una struttura politica adeguata a quella che il sistema internazionale imponeva (su questo passaggio, Charles Tilly ed Hendrik Spruyt hanno detto tutto cosa c&#039;era da dire). Se i piccoli stati italiani fossero rimasti indipendenti, nel nostro Paese il processo di industrializzazione non sarebbe mai iniziato. Non solo: esso sarebbe rimasto in balia dell&#039;influenza estera.  </p>
<p>Quel tipo di scelta &egrave; oggi la stessa che si trovano di fronte i paesi europei.  </p>
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		<title>By: Luciano Pontiroli</title>
		<link>http://epistemes.org/2009/10/06/leuropa-e-troppo-importante-per-essere-lasciata-a-tony-blair/comment-page-1/#comment-1218</link>
		<dc:creator>Luciano Pontiroli</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 13:54:00 +0000</pubDate>
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		<description>Frase storica, enunciava un programma mai attuato. In realt&#224;, una cultura italiana esisteva da secoli, quello che occorreva fare era costruire uno stato decente. 
Le identit&#224; nazionali europee sono il prodotto della storia, che ne ha costruite alcune e soffocato altre; non credo che si possa soffocare quelle vincenti per inventarne una nuova,magari in pochi decenni. 
Del  resto, Lei stesso ammette che Blair non potrebbe &quot;dimenticare tutta la sua storia, la sua identit&#224;, i suoi sentimenti, solamente per l&#8217;Europa&quot;. 
Allora quello che si pu&#242; ragionevolmente cercare &#232; pur sempre un compromesso che permetta agli Stati europei di avere una voce comune, senza necessariamente contrapporsi agli USA, come Lei sembra auspicare.   </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Frase storica, enunciava un programma mai attuato. In realt&agrave;, una cultura italiana esisteva da secoli, quello che occorreva fare era costruire uno stato decente.<br />
Le identit&agrave; nazionali europee sono il prodotto della storia, che ne ha costruite alcune e soffocato altre; non credo che si possa soffocare quelle vincenti per inventarne una nuova,magari in pochi decenni.<br />
Del  resto, Lei stesso ammette che Blair non potrebbe &quot;dimenticare tutta la sua storia, la sua identit&agrave;, i suoi sentimenti, solamente per l&rsquo;Europa&quot;.<br />
Allora quello che si pu&ograve; ragionevolmente cercare &egrave; pur sempre un compromesso che permetta agli Stati europei di avere una voce comune, senza necessariamente contrapporsi agli USA, come Lei sembra auspicare.   </p>
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		<title>By: Mauro Gilli</title>
		<link>http://epistemes.org/2009/10/06/leuropa-e-troppo-importante-per-essere-lasciata-a-tony-blair/comment-page-1/#comment-1214</link>
		<dc:creator>Mauro Gilli</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 17:36:42 +0000</pubDate>
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		<description>Mah, sappiamo tutti che le identita&#039; sono state create a tavolino (&quot;Abbiamo fatto l&#039;Italia, ora dobbiamo fare gli italiani&quot;. E lo stesso si puo&#039; dire per i francesi, gli spagnoli, i tedeschi, etc.). Quindi, non vedo un problema &quot;morale&quot; nella creazione di una nuova identia&#039; (come lei sembra porre). 
 
Questo non e&#039; comunque l&#039;aspetto centrale dell&#039;articolo, che e&#039; invece il cambiamento della distribuzione del potere a livello internazionale. I paesi europei possono scegliere tra due strade: una e&#039; quella narcisista - dirsi quanto sono belli e voler rimanere tali senza guardare a cosa succede attorno a loro. Con la crescita di India, Cina, Russia, Brasile, e poi ancora Messico, e via dicendo, questa opzione li portera&#039; a scivolare lentamente verso il silenzio assoluto. La seconda e&#039; invece quella di aggregarsi, per poter discutere con le nuove potenze emergenti senza avere complessi di inferiorita&#039;.  
 
Non credo che ci siano scelte giuste o scelte sbagliate. Il rischio e&#039; pero&#039; che per difendere le diversita&#039; culturali, fra quarant&#039;anni ci troveremo a dover accettare tutto cosa questi paesi impongono. </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mah, sappiamo tutti che le identita&#039; sono state create a tavolino (&quot;Abbiamo fatto l&#039;Italia, ora dobbiamo fare gli italiani&quot;. E lo stesso si puo&#039; dire per i francesi, gli spagnoli, i tedeschi, etc.). Quindi, non vedo un problema &quot;morale&quot; nella creazione di una nuova identia&#039; (come lei sembra porre). </p>
<p>Questo non e&#039; comunque l&#039;aspetto centrale dell&#039;articolo, che e&#039; invece il cambiamento della distribuzione del potere a livello internazionale. I paesi europei possono scegliere tra due strade: una e&#039; quella narcisista &#8211; dirsi quanto sono belli e voler rimanere tali senza guardare a cosa succede attorno a loro. Con la crescita di India, Cina, Russia, Brasile, e poi ancora Messico, e via dicendo, questa opzione li portera&#039; a scivolare lentamente verso il silenzio assoluto. La seconda e&#039; invece quella di aggregarsi, per poter discutere con le nuove potenze emergenti senza avere complessi di inferiorita&#039;.  </p>
<p>Non credo che ci siano scelte giuste o scelte sbagliate. Il rischio e&#039; pero&#039; che per difendere le diversita&#039; culturali, fra quarant&#039;anni ci troveremo a dover accettare tutto cosa questi paesi impongono. </p>
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