<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" > <channel><title>Comments on: Contro il monopolio intellettuale (III): interviene Michele Boldrin</title> <atom:link href="http://epistemes.org/2007/02/26/contro-il-monopolio-intellettuale-iii-interviene-michele-boldrin/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://epistemes.org/2007/02/26/contro-il-monopolio-intellettuale-iii-interviene-michele-boldrin/</link> <description>Studi economici e politici</description> <lastBuildDate>Thu, 09 Feb 2012 00:17:16 +0000</lastBuildDate> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=</generator> <item><title>By: Michele Boldrin</title><link>http://epistemes.org/2007/02/26/contro-il-monopolio-intellettuale-iii-interviene-michele-boldrin/comment-page-1/#comment-546</link> <dc:creator>Michele Boldrin</dc:creator> <pubDate>Wed, 07 Mar 2007 16:31:08 +0000</pubDate> <guid isPermaLink="false">http://epistemes.org/2007/02/26/contro-il-monopolio-intellettuale-iii-interviene-michele-boldrin/#comment-546</guid> <description>Quesito (3), Non so darla. Non ho idea di quanto la musica sia un bene composito e quanto la pubblicita&#039; influenzi il tutto, prezzi inclusi. La banale osservazione secondo cui cantanti assolutamente sconosciuti vendono i loro CDs allo stesso prezzo delle hot stars suggerisce che la pubblicita&#039; influenza la quantita&#039;, ma non il prezzo del bene. Che e&#039; cosa strana, perche&#039; un paio di jeans di DG non vendono allo stesso prezzo di un paio di Lee&#039;s o Levi&#039;s ... Ma nel mercato dei jeans non c&#039;e&#039; copyright e ci troviamo davvero di fronte ad un segmento in concorrenza monopolistica (i jeans &quot;firmati&quot;) verso un segmento altamente competitivo e non differenziato (i jeans &quot;standard&quot;). Non vi sono neanche patents, sino ad adesso almeno ... vedremo come finira&#039; il ridicolo tentativo di LV di fare rent-seeking sul successo degli altri sostenendo di avere una patent su ... la forma delle cuciture delle tasche posteriori!Quesito (2). Ovviamente copiano e riproducono i motivi di successo solamente, o quelli che a loro sembrano essere di successo ed hanno un mercato residuo vasto. Sono comunque tantissimi. Ovviamente, se togliamo copyright gli incentivi a fare grandi spese pubblicitarie su singoli cantanti caleranno e, come succede nei mercati competitivi, spunteranno &quot;coalitions&quot; di industrie che pubblicizzeranno il prodotto, come il latte che fa bene o il pane che alimenta.Quesito (1). La piccola band avrebbe molto meno incentivo a finire nelle grinfie della grande multinazionale, perche&#039; questa non potrebbe offrirgli la protezione monopolistica che ora offre. D&#039;altro lato, essendo molti i chiamati e pochi gli eletti, molte bands potrebbero accedere al mercato on a level playing field, cosa che ora non possono fare. Infatti, a mio avviso senza copyright non v&#039;e&#039; ragione &quot;tecnologica&quot; per avere queste majors che monopolizzano il mercato mondiale. Si romperebbero. A mio avviso lo stesso succede se eliminiamo o fortemente limitiamo i brevetti farmaceutici. Big pharma e&#039; un prodotto dei brevetti, non del mercato. E NON produce piu&#039; medicine e migliori, neanche per sogno.</description> <content:encoded><![CDATA[<p>Quesito (3), Non so darla. Non ho idea di quanto la musica sia un bene composito e quanto la pubblicita&#8217; influenzi il tutto, prezzi inclusi. La banale osservazione secondo cui cantanti assolutamente sconosciuti vendono i loro CDs allo stesso prezzo delle hot stars suggerisce che la pubblicita&#8217; influenza la quantita&#8217;, ma non il prezzo del bene. Che e&#8217; cosa strana, perche&#8217; un paio di jeans di DG non vendono allo stesso prezzo di un paio di Lee&#8217;s o Levi&#8217;s &#8230; Ma nel mercato dei jeans non c&#8217;e&#8217; copyright e ci troviamo davvero di fronte ad un segmento in concorrenza monopolistica (i jeans &#8220;firmati&#8221;) verso un segmento altamente competitivo e non differenziato (i jeans &#8220;standard&#8221;). Non vi sono neanche patents, sino ad adesso almeno &#8230; vedremo come finira&#8217; il ridicolo tentativo di LV di fare rent-seeking sul successo degli altri sostenendo di avere una patent su &#8230; la forma delle cuciture delle tasche posteriori!</p><p>Quesito (2). Ovviamente copiano e riproducono i motivi di successo solamente, o quelli che a loro sembrano essere di successo ed hanno un mercato residuo vasto. Sono comunque tantissimi. Ovviamente, se togliamo copyright gli incentivi a fare grandi spese pubblicitarie su singoli cantanti caleranno e, come succede nei mercati competitivi, spunteranno &#8220;coalitions&#8221; di industrie che pubblicizzeranno il prodotto, come il latte che fa bene o il pane che alimenta.</p><p>Quesito (1). La piccola band avrebbe molto meno incentivo a finire nelle grinfie della grande multinazionale, perche&#8217; questa non potrebbe offrirgli la protezione monopolistica che ora offre. D&#8217;altro lato, essendo molti i chiamati e pochi gli eletti, molte bands potrebbero accedere al mercato on a level playing field, cosa che ora non possono fare. Infatti, a mio avviso senza copyright non v&#8217;e&#8217; ragione &#8220;tecnologica&#8221; per avere queste majors che monopolizzano il mercato mondiale. Si romperebbero. A mio avviso lo stesso succede se eliminiamo o fortemente limitiamo i brevetti farmaceutici. Big pharma e&#8217; un prodotto dei brevetti, non del mercato. E NON produce piu&#8217; medicine e migliori, neanche per sogno.</p> ]]></content:encoded> </item> <item><title>By: Adam Hayek</title><link>http://epistemes.org/2007/02/26/contro-il-monopolio-intellettuale-iii-interviene-michele-boldrin/comment-page-1/#comment-525</link> <dc:creator>Adam Hayek</dc:creator> <pubDate>Tue, 27 Feb 2007 14:16:35 +0000</pubDate> <guid isPermaLink="false">http://epistemes.org/2007/02/26/contro-il-monopolio-intellettuale-iii-interviene-michele-boldrin/#comment-525</guid> <description>Eccellente analisi. Ho solo una piccola obiezione/domanda. Michele sembra trascurare tra i costi fissi quelli di promozione del disco/personaggio (marketing, ospitate, interviste, ecc.). Sono tali costi che, tra l&#039;altro, creano un&#039;artificiale differenziazione del prodotto, superiore a quella &quot;oggettiva&quot;, cioè legata alla qualità della musica. Mi chiedo: se tali costi di marketing sono, come credo, molto elevati, anzi forse sono i più rilevanti in assoluto, che conseguenze hanno: 1) sugli incentivi degli artisti? (la piccola band potrebbe ambire a finire nelle &quot;grinfie&quot; della grande casa discografica perché solo quest&#039;ultima gli garantisce un livello d&#039;investimento adeguato a trasformarla negli U2); 2) sul comportamento dei copiatori/riproduttori? (che possono free ride sugli investimenti altrui: mi viene in mente il caso per certi versi simile del prezzo imposto (RPM) come incentivo a competere in servizi alla vendita); 3) sulle preferenze del pubblico? (che in realtà non compra e/o preferisce &quot;solo&quot; musica, ma un bene composito di cui è magna pars l&#039;&quot;immagine&quot; creata dal marketing delle majors). Grazie.</description> <content:encoded><![CDATA[<p>Eccellente analisi. Ho solo una piccola obiezione/domanda. Michele sembra trascurare tra i costi fissi quelli di promozione del disco/personaggio (marketing, ospitate, interviste, ecc.). Sono tali costi che, tra l&#8217;altro, creano un&#8217;artificiale differenziazione del prodotto, superiore a quella &#8220;oggettiva&#8221;, cioè legata alla qualità della musica. Mi chiedo: se tali costi di marketing sono, come credo, molto elevati, anzi forse sono i più rilevanti in assoluto, che conseguenze hanno: 1) sugli incentivi degli artisti? (la piccola band potrebbe ambire a finire nelle &#8220;grinfie&#8221; della grande casa discografica perché solo quest&#8217;ultima gli garantisce un livello d&#8217;investimento adeguato a trasformarla negli U2); 2) sul comportamento dei copiatori/riproduttori? (che possono free ride sugli investimenti altrui: mi viene in mente il caso per certi versi simile del prezzo imposto (RPM) come incentivo a competere in servizi alla vendita); 3) sulle preferenze del pubblico? (che in realtà non compra e/o preferisce &#8220;solo&#8221; musica, ma un bene composito di cui è magna pars l&#8217;&#8221;immagine&#8221; creata dal marketing delle majors). Grazie.</p> ]]></content:encoded> </item> </channel> </rss>
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