Friedman: un grande intellettuale

di Andrea Asoni

Milton Friedman è stato uno degli intellettuali più influenti e importanti del 20mo secolo. La sua attività di pensatore, come ricordato oggi da molti suoi colleghi, non si è limitata solo al campo economico, a cui ha apportato fondamentali cambiamenti e innovazioni, ma si è allargata fino alla politica, alla divulgazione scientifica e a riflessioni più ampie sull’individuo e sulla società in cui viviamo.

Economista prolifico
E’ stato uno dei pochi economisti a ricevere il premio Nobel, nel 1976, per tre distinti contributi alla scienza economica. Friedman infatti non solo fu padre e membro influente della scuola monetarista, ma contribuì ad una migliore comprensione della teoria del consumo e delle politiche di stabilizzazione macroeconomiche, oltre che essere un raffinato cultore della storia della moneta.

La sua teoria del reddito permanente, secondo cui le scelte di consumo individuale tengono conto non solo del reddito attuale ma anche del reddito che si pensa di avere nel futuro, è oggi uno dei mattoni fondanti le teorie macroeconomiche. Allo stesso modo non vi è rischio di sovrastimare il suo contributo quando diciamo che le politiche monetarie moderne, di controllo dell’andamento dei prezzi, del tasso di interesse e della quantità di moneta da parte di un ente indipendente, la Banca Centrale, devono molto al suo lavoro.
Il carattere principale del lavoro di Friedman è che era sempre guidato da questioni concrete, da domande a cui era necessario rispondere; così negli anni ’60 e ’70 partecipò da attore principale all’enorme diatriba tra monetaristi e keynesiani sull’origine e sulle cure dell’alta inflazione che piagava le economie occidentali in quel periodo. L’efficacia delle soluzioni proposte dall’economista di Chicago e dai suoi colleghi è evidente nella bassa inflazione e ridotte oscillazioni dell’economia che caratterizzano i giorni nostri.

I contributi di Friedman non si sono limitati solo a questioni di policy; oltre a concentrarsi sul contenuto della scienza economica, l’economista americano si impegnò in un’altra importante battaglia accademica. Negli anni ’60 l’economia non aveva ancora raggiunto il grado di formalizzazione e cura metodologica che la caratterizza oggi. Era comune la visione dell’economia come una branca della filosofia politica piuttosto che come una scienza simile per il suo rigore alla filosofia. Friedman contribuì alla definizione di un metodo rigoroso e scientifico diverso rispetto a quello che caratterizza le scienze pure come la fisica, ma basato sugli stessi principi.

Una personalità completa
Ciò che caratterizzava Friedman rispetto a molti altri illustri colleghi era la sua propensione a partecipare attivamente al dibattito pubblico (crescente con il passare del tempo). Fu consigliere economico prima di Goldwater, poi di Nixon ed infine di Reagan durante la sua presidenza. Non si limitò a queste attività istituzionali ma intraprese un’importante attività divulgativa scrivendo diversi libri indirizzati al grande pubblico come “Liberi di scegliere” e “Capitalismo e Libertà”. In america il suo libro “Liberi di scegliere” diventò anche una fortunata serie televisiva, con lo stesso Friedman protagonista, che spiegava i principi base dell’economia e i possibili errori che possono nascere da una mancata comprensione delle sue regole fondamentali.

Friedman non fu solo un economista ma anche un pensatore politico. Dal punto di vista filosofico si mosse sulle orme di Hayek, grande padre del liberalismo classico, evidenziando i limiti di una visione socialista dell’economia, l’impossibilità di conseguire le promesse fatte dall’utopia collettivista, i rischi intrinseci in una maggiore presenza dello Stato nella vita pubblica e i problemi che potevano nascere da una tale concentrazione di potere e dalla scarsa informazione a disposizione dei governanti.
La filosofia di Friedman era quella della centralità dell’individuo e della sua libertà, della necessità di permettere ad ognuno di soddisfare i propri bisogni e la spiegazione di come questo potesse avvenire non attraverso l’intervento pubblico (per quanto bene intenzionato condannato ad ottenere i risultati opposti) ma attraverso le forze del mercato e dell’interazione volontaria tra individui.
La sua forza di intellettuale e divulgatore era tale che contribuì come esponente di spicco a quel movimento di pensiero che preparò l’America (e l’Inghilterra) alle rivoluzioni di Reagan e della Thatcher, rivoluzioni sociali ed economiche, i cui benefici si mostrano ora nella maggiore freschezza, flessibilità e capacità competitiva delle economie anglosassoni rispetto a quelle asfittiche dell’Europa continentale. Chi crede nel liberalismo classico come filosofia pratica di convivenza sociale non può che ringraziare Milton Friedman per il suo impegno alla divulgazione di tale pensiero e di lotta contro l’antitesi illiberale socialista. Chi crede che l’Europa abbia bisogno di una rivoluzione similare non può che rammaricarsi della mancanza di un intellettuale di quel calibro sul vecchio continente.

E’ chiaro che la sua posizione ideologica, forte quanto corretta, gli attirò numerose critiche e diversi avversari. Negli anni ’70 la sua figura era così controversa che nonostante la correttezza delle sue intuizioni economiche ci furono ingenti manifestazioni di piazza durante la consegna del suo premio Nobel (1976). La sua chiara posizione contro il socialismo, in tutte le sue manifestazioni, lo rese il nemico pubblico della sinistra americana ed europea, anche allora in ritardo rispetto ai tempi della storia; tale ostilità ancora oggi pervade molti intellettuali e media che nonostante non possano denunciare le sue posizioni come errate, perché provate corrette dalla scienza economica e dalla storia, continuano a mistificare il contenuto delle sue posizioni e ad ignorare quando possibile i suoi insegnamenti.
L’immagine di Friedman che viene data come di intellettuale conservatore è ad esempio contraria alla definizione che l’economista dava di se stesso; piuttosto che a conservare il suo insegnamento era teso a riformare un sistema sociale destinato al fallimento. Friedman è l’esempio di come le etichette di “riformatori” e “conservatori” siano spesso attaccate senza ragione alcuna.

Intellettuali completi e appassionati, dotati di intuizioni rivoluzionarie e di una forza intellettuale capace di spiegare i processi più complessi con le parole più semplici come Milton Friedman sono una rarità. Il loro venir meno, sebbene faccia parte del circolo della vita, lascia sempre un vuoto impossibile da colmare. Ciò che non verrà mai meno sarà la forza delle loro parole, della loro filosofia, del loro esempio e della loro intelligenza. Come gli altri grandi intellettuali del passato l’economista di New York continuerà a spiegare i principi dell’economia e della libertà a tutti coloro che avranno la curiosità di aprire uno dei suoi libri e cominciare a leggere.

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One Response to Friedman: un grande intellettuale
  1. BattitoreLibero
    November 17, 2006 | 21:01

    E’ morto Milton Friedman All’università studiosi come Friedman nemmeno te li nominano, per paura che qualcuno possa dubitare del carattere profetico del pensiero keynesiano. Così se vuoi conoscerli devi arrangiarti. Milton Friedman &egr…