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	<title>Comments on: Euro, opportunità per le riforme</title>
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	<description>Studi economici e politici</description>
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		<title>By: steve</title>
		<link>http://epistemes.org/2006/10/24/euro-opportunita-per-le-riforme/comment-page-1/#comment-213</link>
		<dc:creator>steve</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Oct 2006 21:27:49 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie per la risposta. Sì, la nostra classe politica (tutta, purtroppo) sta causando danni a chi non ha ancora l&#039;età per votare e forse anche a chi deve ancora nascere. Ma forse sarebbe troppo chiedere a chi si presenta oggi alle elezioni di fare gli interessi di chi nascerà tra cinquant&#039;annni: molto, troppo più facile lasciar andare in pensione chi è nato soltanto cinquant&#039;anni fa.
Quanto all&#039;euro, non ho detto che è una terapia palliativa: non penso infatti che sia una terapia. Penso che costituisca, almeno per ora, uno scudo che permette di rinviare riforme che senza l&#039;euro non potrebbero essere rinviate. Credo anch&#039;io che l&#039;equilibrio si romperà all&#039;improvviso; tuttavia penso che sarebbe meglio non permettere ai fattori negativi di accumularsi perché poi salvare questo povero paese sarà più difficile. Ciò che permette a tali fattori di accumularsi senza che mercati e opinione pubblica percepiscano la gravità della situazione è proprio l&#039;euro.
Steve</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie per la risposta. Sì, la nostra classe politica (tutta, purtroppo) sta causando danni a chi non ha ancora l&#8217;età per votare e forse anche a chi deve ancora nascere. Ma forse sarebbe troppo chiedere a chi si presenta oggi alle elezioni di fare gli interessi di chi nascerà tra cinquant&#8217;annni: molto, troppo più facile lasciar andare in pensione chi è nato soltanto cinquant&#8217;anni fa.<br />
Quanto all&#8217;euro, non ho detto che è una terapia palliativa: non penso infatti che sia una terapia. Penso che costituisca, almeno per ora, uno scudo che permette di rinviare riforme che senza l&#8217;euro non potrebbero essere rinviate. Credo anch&#8217;io che l&#8217;equilibrio si romperà all&#8217;improvviso; tuttavia penso che sarebbe meglio non permettere ai fattori negativi di accumularsi perché poi salvare questo povero paese sarà più difficile. Ciò che permette a tali fattori di accumularsi senza che mercati e opinione pubblica percepiscano la gravità della situazione è proprio l&#8217;euro.<br />
Steve</p>
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		<title>By: Mario Seminerio</title>
		<link>http://epistemes.org/2006/10/24/euro-opportunita-per-le-riforme/comment-page-1/#comment-212</link>
		<dc:creator>Mario Seminerio</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Oct 2006 18:54:09 +0000</pubDate>
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		<description>Salve Steve,

sono d&#039;accordo circa la miopia della classe politica italiana, che sta causando danni forse irreparabili alle prossime generazioni, molte delle quali non stanno ancora votando. Ma non sono d&#039;accordo circa la sua tesi: l&#039;euro non è una terapia palliativa, che copre i sintomi, è una costruzione viva e funzionante che si basa sull&#039;asset più importante per i mercati finanziari: la credibilità.
Quella stessa credibilità che, per il nostro paese, appare oggi in un trend pericolosamente declinante. E&#039; possibile che gli indicatori di pericolo, quali lo spread tra titoli pubblici decennali italiani e tedeschi, restino pressoché invariati anche in presenza dell&#039;accumulazione di segnali negativi. Ma ad un certo momento, per un qualsivoglia catalizzatore esterno, l&#039;equilibrio si rompe, ed occorre correre ai ripari, pena esiti argentini per il nostro paese.

Ora, il punto è che misure di politica economica che non riescano a liberalizzare i mercati e le professioni, oltre al significativo aumento della pressione fiscale previsto dalla manovra finanziaria, rischiano di determinare solo un ulteriore forte rallentamento della congiuntura del paese, e da ultimo precipitarlo verso una manifesta crisi fiscale.

Confidiamo che la ragione prevalga.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Salve Steve,</p>
<p>sono d&#8217;accordo circa la miopia della classe politica italiana, che sta causando danni forse irreparabili alle prossime generazioni, molte delle quali non stanno ancora votando. Ma non sono d&#8217;accordo circa la sua tesi: l&#8217;euro non è una terapia palliativa, che copre i sintomi, è una costruzione viva e funzionante che si basa sull&#8217;asset più importante per i mercati finanziari: la credibilità.<br />
Quella stessa credibilità che, per il nostro paese, appare oggi in un trend pericolosamente declinante. E&#8217; possibile che gli indicatori di pericolo, quali lo spread tra titoli pubblici decennali italiani e tedeschi, restino pressoché invariati anche in presenza dell&#8217;accumulazione di segnali negativi. Ma ad un certo momento, per un qualsivoglia catalizzatore esterno, l&#8217;equilibrio si rompe, ed occorre correre ai ripari, pena esiti argentini per il nostro paese.</p>
<p>Ora, il punto è che misure di politica economica che non riescano a liberalizzare i mercati e le professioni, oltre al significativo aumento della pressione fiscale previsto dalla manovra finanziaria, rischiano di determinare solo un ulteriore forte rallentamento della congiuntura del paese, e da ultimo precipitarlo verso una manifesta crisi fiscale.</p>
<p>Confidiamo che la ragione prevalga.</p>
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		<title>By: steve</title>
		<link>http://epistemes.org/2006/10/24/euro-opportunita-per-le-riforme/comment-page-1/#comment-211</link>
		<dc:creator>steve</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Oct 2006 14:49:14 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://epistemes.org/2006/10/24/euro-opportunita-per-le-riforme/#comment-211</guid>
		<description>Ho letto con interesse questo articolo molto ben scritto. Tuttavia, mi pare che l&#039;euro non possa essere considerato una opportunità per le riforme. Ritengo infatti che sia vero il contrario. E ciò in base a una constatazione e a una riflessione. La constatazione: da quando l&#039;Italia è nell&#039;euro il rischio di un crollo del cambio, dell&#039;aumento del tasso di interesse, di importare inflazione e di un default sui titoli di stato si è considerevolmente ridotto. Liberati dall&#039;azione di freno esercitata dai mercati internazionali, gli italiani hanno ripreso con i vecchi vizi, ben noti nei decenni precedenti all&#039;introduzione della nuova moneta (ipertrofia dell&#039;apparato pubblico, elevata spesa pubblica, elevati disavanzi, aumenti salariali non commisurati alla produttività, ecc.). Lo scudo dell&#039;euro ci ha quindi permesso di rinviare ancora le riforme necessarie (innalzamento dell&#039;età pensionabile, riforma del sistema sanitario e scolastico, diminuzione dei costi della pubblica amministrazione). Senza tale scudo saremmo stati obbligati dal rischio default a realizzare già negli anni passati tali riforme.
La riflessione: senz&#039;altro la perdita di competitività porterà al fallimento di tantissime imprese e a una riduzione del PIL italiano (il cui potenziale, anche per fattori demografici, è comunque previsto in diminuzione a partire dal 2015). Se l&#039;Italia sarà fortunata diventerà una sorta di Florida d&#039;Europa, o, in termini meno idilliaci, una sorta di grande ospizio dove il lavoro più comune sarà non il tecnico di computer ma il portiere d&#039;albergo. Ma tutto ciò avverrà in un periodo di tempo relativamente lungo, senz&#039;altro non inferiore a un decennio. Ecco allora che la pavida classe politica e l&#039;anziana popolazione italiana tenderanno a rimandare le riforme necessarie e far riconquistare alle imprese la perduta competitività. Invece, in assenza dell&#039;euro, i mercati decreterebbero il crollo del cambio della lira e l&#039;aumento dei tassi di interesse: sull&#039;Italia si staglierebbe la funesta prospettiva di uno stato non in grado di pagare gli interessi sui BOT. E tutto ciò avverrebbe non in un decennio, ma in poche settimane (se fossimo fuori dall&#039;euro probabilmente potrebbe avvenire già entro l&#039;anno in corso). Ecco allora che saremmo costretti a fare le riforme necessarie. E così salveremmo il nostro futuro. Purtroppo, in Italia, si prendono decisioni soltanto sull&#039;onda dell&#039;emergenza e l&#039;appartenenza all&#039;euro ci permette di rinviarle. Intanto la situazione delle imprese si aggrava.
Non riesco quindi a capire come l&#039;euro possa essere considerato una opportunità per le riforme.
Spero di sbagliarmi e che nella vostra risposta potrete portare argomentazioni che mi convincano del mio errore.
Grazie per l&#039;attenzione,
Steve</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto con interesse questo articolo molto ben scritto. Tuttavia, mi pare che l&#8217;euro non possa essere considerato una opportunità per le riforme. Ritengo infatti che sia vero il contrario. E ciò in base a una constatazione e a una riflessione. La constatazione: da quando l&#8217;Italia è nell&#8217;euro il rischio di un crollo del cambio, dell&#8217;aumento del tasso di interesse, di importare inflazione e di un default sui titoli di stato si è considerevolmente ridotto. Liberati dall&#8217;azione di freno esercitata dai mercati internazionali, gli italiani hanno ripreso con i vecchi vizi, ben noti nei decenni precedenti all&#8217;introduzione della nuova moneta (ipertrofia dell&#8217;apparato pubblico, elevata spesa pubblica, elevati disavanzi, aumenti salariali non commisurati alla produttività, ecc.). Lo scudo dell&#8217;euro ci ha quindi permesso di rinviare ancora le riforme necessarie (innalzamento dell&#8217;età pensionabile, riforma del sistema sanitario e scolastico, diminuzione dei costi della pubblica amministrazione). Senza tale scudo saremmo stati obbligati dal rischio default a realizzare già negli anni passati tali riforme.<br />
La riflessione: senz&#8217;altro la perdita di competitività porterà al fallimento di tantissime imprese e a una riduzione del PIL italiano (il cui potenziale, anche per fattori demografici, è comunque previsto in diminuzione a partire dal 2015). Se l&#8217;Italia sarà fortunata diventerà una sorta di Florida d&#8217;Europa, o, in termini meno idilliaci, una sorta di grande ospizio dove il lavoro più comune sarà non il tecnico di computer ma il portiere d&#8217;albergo. Ma tutto ciò avverrà in un periodo di tempo relativamente lungo, senz&#8217;altro non inferiore a un decennio. Ecco allora che la pavida classe politica e l&#8217;anziana popolazione italiana tenderanno a rimandare le riforme necessarie e far riconquistare alle imprese la perduta competitività. Invece, in assenza dell&#8217;euro, i mercati decreterebbero il crollo del cambio della lira e l&#8217;aumento dei tassi di interesse: sull&#8217;Italia si staglierebbe la funesta prospettiva di uno stato non in grado di pagare gli interessi sui BOT. E tutto ciò avverrebbe non in un decennio, ma in poche settimane (se fossimo fuori dall&#8217;euro probabilmente potrebbe avvenire già entro l&#8217;anno in corso). Ecco allora che saremmo costretti a fare le riforme necessarie. E così salveremmo il nostro futuro. Purtroppo, in Italia, si prendono decisioni soltanto sull&#8217;onda dell&#8217;emergenza e l&#8217;appartenenza all&#8217;euro ci permette di rinviarle. Intanto la situazione delle imprese si aggrava.<br />
Non riesco quindi a capire come l&#8217;euro possa essere considerato una opportunità per le riforme.<br />
Spero di sbagliarmi e che nella vostra risposta potrete portare argomentazioni che mi convincano del mio errore.<br />
Grazie per l&#8217;attenzione,<br />
Steve</p>
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